A sinistra finalmente uno spiraglio di luce: pronto il documento unitario e la road map per il nuovo soggetto politico. Nel Pd, dopo il flop siciliano, è l’ora della resa dei conti con Renzi

A sinistra finalmente uno spiraglio di luce: pronto il documento unitario e la road map per il nuovo soggetto politico. Nel Pd, dopo il flop siciliano, è l’ora della resa dei conti con Renzi

All’indomani delle elezioni siciliane, giornata politica intensa e movimentata, soprattutto nel Pd e a sinistra. Mdp fa il punto sulla strategia da mettere in campo per le prossime elezioni politiche. E lo fa presentando un documento che traccia una road map piuttosto serrata su come arrivare all’appuntamento del voto di primavera. Un’alleanza civica e di sinistra che recuperi i voti persi dal Pd e attiri gli astensionisti proponendo contenuti “di sinistra”, come la lotta alle diseguaglianze. Una lista che potrebbe essere guidata dal presidente del Senato, Pietro Grasso, e che possa permettersi di trattare con il Pd dopo il voto. La sconfitta del Pd in Sicilia, infatti, dà nuovo slancio alla sinistra per riproporre il tema del cambiamento. “Userò le parole di Giuliano Pisapia che ha detto: ‘la ricostruzione del centrosinistra richiede una discontinuità, di contenuti e di leadership’, sono d’accordo con Pisapia”, dice laconico Massimo D’Alema che arriva a riunione della direzione nazionale Mdp quasi conclusa. Ma oggi il tema della leadership deve restare in secondo piano per lasciare spazio ai contenuti e perciò Pier Luigi Bersani replica subito a Dario Franceschini: “Se ci vengono attorno con dei tatticismi perdono tempo perché gli elettori non ci seguirebbero. Il Pd è in condizione di chiudere una fase nei contenuti? Non esiste una questione di nomi e tatticismi”, ribadisce a chi gli chiede se il tema sia sostituire la leadership di Renzi, anche perché, spiega “con questa legge elettorale sono tutti liberi di candidarsi premier e leader, non esiste un meccanismo vero di coalizione. Il Rosatellum – continua Bersani – lo hanno fatto loro e lo sanno che è tutta una finta quella del candidato premier”.

La road map che porterà alla costruzione del nuovo soggetto politico della sinistra

“Sono le politiche sbagliate del Pd su lavoro, scuola, sanità, ambiente ad aver distrutto il centrosinistra e spianato la strada alle destre”, rincara Roberto Speranza, “ora non bastano le lacrime di coccodrillo fuori tempo massimo. Quel che serve è un cambiamento radicale e una nuova agenda per il Paese”, aggiunge. “Ci rivolgiamo a chi nella crisi ha pagato di più – spiega Guglielmo Epifani – : i giovani, i professionisti, le piccole e medie imprese”. Porte aperte invece a Giuliano Pisapia e al suo Campo progressista: “Se ci sarà saremo felici e auspichiamo che Pisapia ci sia, ma intanto andiamo avanti perché non c’è più tempo”, dice Arturo Scotto. Il percorso prevede dal 9 al 18 novembre assemblee di Mdp sul territorio che culmineranno in una assemblea nazionale che si terrà a Roma il 19 novembre, da cui si lancerà la proposta a tutte le altre forze. Quindi il 26 si riuniranno le assemblee provinciali di tutte le forze che avranno aderito al progetto della Alleanza civica e di sinistra per individuare i delegati alla manifestazione che si dovrebbe tenere ai primi di dicembre. “Saranno un migliaio più le figure istituzionali, un luogo democratico che deciderà programma, leader, nome e simbolo, non solo una lista elettorale ma la costruzione di una forza politica”, spiega Alfredo D’Attorre. Pietro Grasso sembra essere il prescelto per guidare questo nuovo soggetto politico. “Noi non tiriamo nessuno per la giacchetta. Cerchiamo una persona che abbia un profilo civico e di sinistra… Perciò Grasso andrebbe da Dio!”, dice Pier Luigi Bersani. “Se Pietro Grasso volesse partecipare a questo sforzo per la ricostruzione di uno schieramento civico e progressista la sua presenza sarebbe fondamentale”, aggiunge D’Alema.

Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, mette un paletto preciso: “con questo Pd che ha perso di vista il Paese, nessun accordo”

“Come accadde al referendum di un anno fa, il segretario Pd ha perso di vista il Paese. L’isolamento politico e sociale del Pd non è per rancore o antipatia ma prodotto dalle sue politiche. Politiche Pd incompatibili con percorso e lista della sinistra”, dice dal canto suo Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana in un’intervista a Radio Radicale, replicando alle parole di Renzi. E aggiunge: “Ho l’impressione che come già accadde con il referendum costituzionale di un anno fa, il segretario del Pd abbia perso largamente di vista il Paese, i suoi umori profondi e il senso di rifiuto che in Italia è cresciuto di fronte alle politiche che i governi di questa legislatura, i governi a trazione Pd, hanno prodotto”. “Mi pare- sottolinea il segretario di Sinistra Italiana – che su questo non ci sia nessuna capacità di analisi, al di là del dibattito sterile e superficiale sulle leadership, sui nomi e cognomi, come se il problema della leadership fosse ridotto a questioni di simpatia o di antipatia, di accenti caratteriali o di rancori di qualcuno. Ciò che produce l’isolamento politico e l’isolamento sociale del Pd sono gli effetti e le conseguenze delle politiche dei suoi ministri e dei suoi governi”. “Il Pd e le sue politiche di questi anni- prosegue il leader di SI- che peraltro legittimamente i suoi dirigenti continuano a rivendicare in ogni occasione, mi sembrano del tutto incompatibili con la prospettiva e il percorso che stiamo disegnando insieme ad altre forze politiche della sinistra, dei movimenti e del mondo dell’impegno civico”. “Dunque ci pare necessario- conclude Fratoianni – che la prospettiva di questa lista e di questa iniziativa sia chiaramente alternativa al Pd, saranno poi gli elettori a dire la propria e a dare un giudizio”.

Gli effetti della legnata del voto in Sicilia sul Pd: regna ormai il caos, sul leader, il candidato premier, le candidature

“Talvolta a scuola si copia per essere promossi”, dice il ministro della Cultura Dario Franceschini al Corriere della sera, nel tentativo di formalizzare la proposta per far uscire il Pd dalle secche del voto siciliano, e dalla cosiddetta vocazione maggioritaria: “Ognuno con il proprio leader e il proprio simbolo potrebbe collaborare alla costruzione di una alleanza”, dice prospettando uno schema simile a quello del centrodestra. Il ‘lodo Franceschini’ era stato preparato con cura nei giorni scorsi e infatti raccoglie subito l’appoggio dei renziani. “Non esiste un problema legato al candidato premier del centrosinistra. La legge elettorale non lo richiede. Matteo Renzi sarà il capofila della lista Pd”, scrive Andrea Marcucci sui social aggiungendo: “Il premier si vedrà dopo le elezioni, a seconda dei numeri che le diverse forze politiche potranno vantare”. L’entusiamo nel Pd si diffonde e Ettore Rosato va anche oltre, facendo il nome del presidente del Consiglio: “Paolo Gentiloni è un nome spendibile. Ce ne sono tanti di nomi spendibili”, dice in radio. Niente di nuovo rispetto alle parole di Renzi alla Conferenza di Pietrarsa, ma il telefono di Rosato diventa bollente. Sui giornali Luigi Zanda aveva chiesto a Renzi di “spezzare il legame” segretario-candidato premier. Era il segnale che Gentiloni era in campo? Tra i whatsapp per Rosato c’è anche quello dello stesso Renzi. Meglio spiegare. Così il capogruppo, che intanto in Transatlantico fatica a smaltire la fila di deputati che lo ‘interrogano’, chiarisce: “Il candidato Pd resta Renzi”. Ma intanto il partito è in fermento.

Tutti contro tutti nel Pd, in attesa delle parole di Renzi intervistato da Floris, su La7

L’indicazione di Gentiloni candidato premier da parte di Renzi sarebbe “un atto di saggezza e di generosità politica”, dice Gianni Cuperlo. “Renzi ci stupisca e accetti un’altra leadership del centrosinistra”, fa eco Michele Emiliano. Andrea Orlando tace, ma la sua area discute: c’è chi è scettico ma alla fine prevale una linea che ricalca il ‘lodo Franceschini’. “Non possiamo aprire la guerra nel Pd a cinque mesi dalle elezioni, il segretario non si discute. Ma il candidato premier si può trovare altrove. Gentiloni? Anche, ma si vedrà”, spiega un orlandiano aggiungendo: “Renzi capirà che gli conviene”. Intanto, nonostante la ‘chiusura’ di Mdp, il lavoro per la coalizione nel Pd va avanti: Lorenzo Guerini alla Camera vede Nico Stumpo. E un big del Pd ammette: “Mdp oggi non può dire ‘apriamo’, ma le cose possono cambiare. Certo non si può chiedere che Renzi sparisca dalla faccia della Terra”. Tutti, quindi, restano in attesa delle parole di Renzi a La7. Il leader dem al Nazareno si ‘allena’ per l’incontro Tv di stasera e intanto manda l’enews: “Condivido Franceschini” e “siamo pronti ad allargare ancora al centro e alla nostra sinistra”. Sul tema coalizioni, poco altro. Poi, unendo i punti da Consip alle banche, Renzi sentenzia: “Da mesi cercano di mettermi da parte, non ci riusciranno”. Qualche renziano doc alza gli occhi al cielo: una enews “non bollinata”, la definiscono al Nazareno. Ma tant’è. Perchè Renzi rilancia: “Con la Direzione inizia la campagna elettorale”. Un dirigente dem aggiunge: “Ci sarà una lista di centro, una civica e anche una sinistra. Poi si parte: chi c’è c’è”.

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