Giornalismo estivo, una desolazione. Bordin (Il Foglio): le rivelazioni del Nyt sulla morte di Regeni? “Un segreto di Pulcinella”. Bechis (Libero): ha squartato la sorella? “È di sinistra. Piacerebbe alla Boldrini”. Diceva Dante: Dio li fa poi li appaia

Giornalismo estivo, una desolazione. Bordin (Il Foglio): le rivelazioni del Nyt sulla morte di Regeni? “Un segreto di Pulcinella”. Bechis (Libero): ha squartato la sorella? “È di sinistra. Piacerebbe alla Boldrini”. Diceva  Dante: Dio li fa poi li appaia

La Toscana è terra di proverbi e  li mette a disposizione per definire fatti, persone, avvenimenti. Un proverbio appropriato vale più di mille parole. Prendiamo il caso che tu parli di due persone, distanti l’una dall’altra, due storie diverse, due modi di essere e di presentarsi, però da qualcosa accomunate. Invece di usare tante parole per farti intendere, dici: “Da Montelupo si vede Capraia, Dio li fa poi li appaia”. Un modo di dire che viene attribuito a Dante il quale durante il suo esilio passeggiava lungo l’Arno, guardava due borghi, Capraia fiorentina e Montelupo fiorentino, l’uno di fronte all’altro, divisi, rivali ma, sembrava, pronti ad “appaiarsi” con  grande gioia del grande Poeta.

Leggendo due articoli scritti da giornalisti profondamente diversi per storie, collocazioni diciamo culturali, testate in cui operano ed hanno operato, ci è venuto a mente questo proverbio toscano. L’uno si chiama Massimo Bordin, cura la rassegna stampa di Radio Radicale e per difendere Renzi Matteo che ha ignorato le informazioni a proposito della morte e delle torture subite da Giulio Regeni, fornite al suo governo dall’intelligence Usa parla di “segreti di Pulcinella” a proposito delle rivelazioni fatte dal Magazine del New York Times. L’altro, Franco Bechis, vicedirettore di Libero, nel raccontare l’orribile delitto commesso da Maurizio Diotallevi, che ha ucciso e poi squartato la sorella, per sette volte sette lo definisce uno di sinistra, ecologista, ottimista, animalista, “uno così – afferma – sarebbe piaciuto a Laura Boldrini”. È un dato di fatto, una prova dello stato disastroso in cui si trova l’informazione italiana, che due scriba, così diversi fra loro, i quali forse neppure si conoscono o hanno avuto contatti, rapporti, si trovino perfettamente  appaiati in operazioni che niente hanno a che vedere con quel codice professionale che assicura ai giornalisti il diritto ad informare ed ai cittadini quello ad essere informati. Niente di tutto questo in due occasioni molto importanti. Massimo Bordin attualmente gestisce per conto di Radio Radicale una rubrica intitolata “Stampa e regime”. Dovrebbe essere una rassegna “ragionata”, invece si tratta di  opinioni del conduttore, il Bordin appunto che fra sghignazzi e risatine, dà i voti alle testate, tenendo in particolare conto quelle che quasi nessuno legge, ma fanno opinione in certi ambienti, quelli in particolare che hanno in odio le sinistre. Bordin viene dalla  Quarta internazionale, in gioventù  trotskista convinto, poi passato a Radio Radicale di cui è direttore per molti anni, “specializzato” in interviste con Pannella, che è anche il suo editore, con il quale rompe, il “libertario” Marco per lui era troppo, si dimette e mantiene però la direzione della rubrica.

La collaborazione del Bordin con il Foglio di Ferrara. Bechis sempre in tv

Ma il “vero” lavoro dove si trova perfettamente a suo agio è la collaborazione con il Foglio di Ferrara di cui è editorialista. Forse in ricordo di un passato, inconciliabile, trotskista l’uno, comunista l’altro. Contro la sinistra, sempre e comunque, “consiliori” del Berlusca il Ferrara, quanto sarebbe bello un rinnovato patto del Nazareno, difensore  del Renzi Matteo, ma in modo soft, irridendo posizioni politiche di sinistra, lo stretto collaboratore del Foglio che accoppiamo, come vuole il proverbio toscano, con Franco Bechis, attuale vicedirettore di Libero, direttore Vittorio Feltri. Bechis viene dal “Sabato”, settimanale cattolico, di emanazione Comunione e liberazione, fra i finanziatori Berlusconi ed esponenti della Dc, ala liberal e ala conservatrice, fra cui  Formigoni. Bechis cura le pagine economiche. Poi passa a giornali specializzati, a piccole tirature ma che nel panorama economico rappresentano lobby, interessi finanziari, da Milano Finanza a Italia oggi. Per un periodo assume la direzione del Tempo, il quotidiano della destra romana, poi approda a Libero. Presente nei talk show, quasi un obbligo per rappresentare una visione di destra, si dice moderata, “potabile” in gergo.

Quasi in contemporanea i due si esibiscono. Il primo, Bordin, lancia sberleffi contro l’articolo pubblicato sul New York Times. Si sapeva già tutto in merito alla morte di Regeni e chiama in causa il generale Leonardo Tricarico, capo dell’aeronautica militare, oggi in pensione. Ha rilasciato una intervista all’Huffington Post che Bordin riprende per rilanciare la “pista inglese”, che sarebbe alla base della morte di Regeni. Nell’articolo del Nyt si parla di “mandante” a proposito dell’università di Cambridge nel senso che lo ha mandato in Egitto. La “pista inglese” invece significherebbe “mandato a morire”. Tante parole per confondere le acque e per mettere al riparo  Renzi Matteo.

Se Renzi conosceva i responsabili della morte di Regeni perché non ha parlato?

Ci viene da chiederci ma se Renzi, come ha affermato sapeva tutto, “non c’era bisogno della Cia”, dice ora, perché non ha parlato? Speriamo che Bordin ce lo dirà nel prossimo editoriale.

Veniamo all’altro, il  Bechis titola il suo articolo: “La vita bruciata dell’uomo che ha fatto a pezzi la sorella. Così un ‘cretino di sinistra’ può diventare un assassino”. Nell’articolo racconta che ama gli animali, li difende, così come difende le donne maltrattate, i bambini denutriti, l’ambiente. Uno di sinistra, dice, che stima Marino, attacca Alemanno, mai con la Raggi, apprezza Veltroni non solo per la politica, gli piacciono i suoi film, bene anche Gozi, il sottosegretario, pure Renzi non è male e, ripete il Bechis, è proprio uno di sinistra, ecologista, animalista. Non c’è bisogno di alcun commento. Dante Alighieri con la sua saggezza aveva visto giusto quando appaiava  Montelupo e Capraia.

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