Roma. Servizi, romani molto insoddisfatti. Malissimo tpl, rifiuti e pulizia delle strade

Roma. Servizi, romani molto insoddisfatti. Malissimo tpl, rifiuti e pulizia delle strade
Roma la percezione della qualità della vita da parte dei residenti è positiva rispetto allo scorso anno, tuttavia il giudizio dei romani rispetto ai singoli servizi sono quasi tutti in calo, anche per quelli tradizionalmente ritenuti più soddisfacenti quali farmacie, illuminazione pubblica e tutti i servizi culturali. I dati sono stati presentati proprio in Campidoglio, presso la sala della piccola protomoteca, dal Presidente Vicario dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi di Roma Capitale, Marco Penna.
Il voto medio assegnato dai romani alla qualità della vita nella Capitale, è infatti pari a 5,16, leggermente al di sopra della media dello scorso anno (5,12) e “segna la prima variazione positiva dal 2012” ha spiegato Penna. Severo il giudizio dei romani su servizi quali: il trasporto pubblico su cui la valutazione complessiva di 5,3 mitiga la flessione subita dal trasporto di superficie con una media del 4,3 e di cui circa il 68% degli intervistati dichiara di essere poco o per nulla soddisfatto; la raccolta dei rifiuti che ottiene una media del 3,7 e la pulizia stradale su cui la media del 3,2, evidenzia che la percezione da parte dei cittadini è peggiorata rispetto al 2016. Migliora la percezione e il gradimento per il servizio idrico che con la media del 7,6 si collocata come il migliore in assoluto, mentre ottiene la sufficienza(6,1) l’illuminazione stradale. Tra gli altri servizi che, complessivamente, ottengono un voto pari a 5,5, i parchi e ville con la media del 6,1 sono quelli più apprezzati nonostante le difficoltà che il settore sta attraversando.
 
Dura la Fp Cgil: “Sul ciclo dei rifiuti si incrina il rapporto con i cittadini”
 
“Sono dati preoccupanti quelli forniti dall’indagine, un lavoro che si conferma molto utile per capire, fatto da un soggetto che andrebbe valorizzato. Parliamo di percezioni, non di analisi qualitative e quantitative sull’appropriatezza dei servizi, ma il calo che si registra da dieci anni, tra alti e bassi, è impressionante e dimostra come si stia pericolosamente incrinando il rapporto tra cittadini e servizi pubblici. La città deve fare scelte coraggiose di rilancio. Se la percezione della qualità della vita ha avuto un leggero scostamento positivo, il giudizio sui servizi resta disarmante”. Con una nota Natale Di Cola, segretario generale della Fp Cgil Roma e Lazio, commenta la presentazione della decima “Indagine sulla qualità della vita e i servizi pubblici locali a Roma”. “Non aiutano certo le continue emergenze e il clima creato dalle campagne mediatiche, ma il problema è serio e va affrontato. Da anni denunciamo il deperimento dei servizi, e ad esempio sull’igiene ambientale e sulla pulizia della città il nostro allarme sull’abbandono delle periferie trova riscontri nell’indagine. Il solo modo per recuperare il rapporto tra il pubblico e la comunità è un’inversione di tendenza, – aggiunge il sindacalista – una responsabilizzazione di tutti i livelli istituzionali”.
“Se il giudizio sui servizi culturali o su quelli all’infanzia resta positivo, non si può che notare come si registri un calo. Sotto la sufficienza si attesta il settore socio assistenziale, che dopo Mafia Capitale ha subito un vero e proprio massacro. Il punto di maggior criticità è il ciclo dei rifiuti, che sul decoro e sulla qualità del servizio continua a scontare decenni di mancata progettazione, cattiva organizzazione e pessime condizioni di lavoro, tutti elementi che non aiutano a efficientare il servizio. Ma è evidente che vanno sconfitte le sirene della privatizzazione, che propongono per ideologia o interessi di ridimensionare lo spazio pubblico. Non sarebbe una soluzione ma la definitiva sconfitta per la Capitale. I servizi pubblici devono diventare più efficienti e costare di meno, e per farlo servono forti investimenti. Su questo il piano industriale non dà risposte e mancano le sinergie di sistema. Roma da sola, ovvero fin quando non diventerà una priorità nazionale, – conclude Di Cola – non ce la può fare”.
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