Pd. Primarie il 30 aprile. Forse scongiurato il voto anticipato a giugno. Ma ora Gentiloni dia la data del referendum Cgil

Pd. Primarie il 30 aprile. Forse scongiurato il voto anticipato a giugno. Ma ora Gentiloni dia la data del referendum Cgil

La primarie del Pd si terranno il 30 aprile: questo il compromesso raggiunto dalla commissione per il congresso, che dopo un lungo braccio di ferro su date e regole, ha approvato all’unanimità il regolamento che porterà Matteo Renzi, Michele Emiliano e Andrea Orlando a sfidarsi ai gazebo. L’accordo arriva dopo un tira e molla che vede i renziani spingere per il 9 aprile e i rappresentanti degli sfidanti dell’ex segretario considerare “irricevibile” una simile accelerazione. “Dobbiamo dare il tempo ai nostri militanti non soltanto di ascoltarci, ma anche di poter dire qualcosa” dice Orlando. Quella del 30 aprile, ammette però, “nelle condizioni date, è una scelta giusta. Con le primarie a maggio e la proclamazione del segretario si sarebbe arrivati a ridosso delle amministrative”. Emiliano trascorre la giornata in Puglia, sono i suoi ‘ambasciatori’ a Roma a premere per spostare più in là possibile la consultazione. Renzi è di ritorno dalla California, ma in continuo contatto con i suoi. L’imperativo è quello di non andare oltre aprile. La data del 30? “L’ha scelta praticamente lui”, assicurano i fedelissimi. Guai a parlare di “congresso lampo”. “Dal giorno dell’approvazione del regolamento alle primarie ci sono 66 giorni, nel 2013 erano 71 giorni. Siamo in linea con i tempi utilizzati nel 2013”, taglia corto Guerini replicando a Francesco Boccia che chiedeva “quindici giorni in più”. La commissione delinea il calendario: per la presentazione delle candidature a segretario c’è tempo fino alle ore 18 del prossimo 6 marzo. Le riunioni dei circoli si svolgeranno dal 20 marzo al 2 aprile, mentre le convenzioni provinciali si terranno il 5 aprile e la convenzione nazionale il 9 aprile. I gazebo saranno in piazza il 30 aprile, dalle ore 8 alle ore 20. Alle primarie potranno partecipare quanti si dichiareranno elettori del Pd e verseranno 2 euro.Con la scelta del 30 aprile, sottolinea poi Piero Fassino, “si risolve un problema non banale: si chiude definitivamente il dibattito sul voto politico a giugno”. Siccome le procedure per attivare il voto sono almeno 45 giorni, “io non ritengo possibile che si verifichi una crisi di governo mentre noi stiamo facendo il congresso”, dice. I tempi tecnici, in realtà, spiegano fonti dem, ci sono ancora. Solo che, è il refrain, il congresso Pd non c’entra niente col voto.

Susanna Camusso: è il momento per fissare la data dei referendum. Election day con le amministrative

A questo punto, come ragiona il segeretario generale della Cgil, è opportuno fissare la data del referendum sui voucher e la responsabilità solidale negli appalti. “Dato che ci sono in vista le amministrative pensiamo che sia utile per il Paese unificare le due date”, continua Camusso, affermando che il sindacato è “pronto a farlo”, e che in Italia sono state fatte “tante cose diverse determinate dalle volontà politiche” e che quindi sarebbe possibile non solo indire un election day che unisca referendum alle amministrative, ma anche programmare una votazione durante un ponte, “senza interrompere il calendario scolastico”. Se il governo dovesse proporre una modifica alla legge nel tentativo di disinnescare i referendum, dovrà tenere conto che i quesiti referendari “sono molto semplici e che chiedono di abolire i voucher e di reintrodurre la responsabilità solidale per i committenti negli appalti”, cosa che “si continua a dire che si vorrebbe ma non emerge mai una proposta in Parlamento”.

L’assemblea di Speranza, Rossi, Scotto e D’Attorre sabato a Roma, “un nuovo inizio”

A sinistra, intanto, Speranza, Rossi e compagni annunciano un “nuovo inizio”. L’appuntamento è per sabato alle 10.30 alla città dell’Altra economia, nel cuore di Testaccio. L’idea è quella di far nascere un movimento “prima tra la gente che nel Palazzo”. Ripartire da cittadini e militanti, insomma, e solo dopo – nella giornata di martedì – ufficializzare la formazione dei nuovi gruppi parlamentari, che, salvo sorprese, dovrebbero rispondere al nome di ‘Democratici progressisti’. Al nastro di partenza del nuovo soggetto politico ci saranno i parlamentari che hanno lasciato il Pd, quelli che hanno lasciato Sinistra italiana e qualche rappresentante del territorio. Non sarà presente, invece, impegnato in alcune iniziative politiche in Umbria, Massimo D’Alema.

Renziani delusi e costretti a trangugiare il rospo del 30 aprile

Sotto traccia serpeggia un po’ di delusione tra i renziani: avrebbero preferito la data del 9 aprile per le primarie, soprattutto per non dare tempo agli altri candidati di organizzarsi. Renzi voleva tenerle quel giorno non per lasciare aperta la finestra del voto anticipato (“ci aveva rinunciato nel momento in cui ha rilanciato il congresso”, spiega un ‘big’ Dem) ma per usarla come arma di pressione sul Parlamento, per essere spinto a portare avanti i provvedimenti e anche il lavoro sulla legge elettorale. Il compromesso è nato sull’asse con Orlando che infatti considera “una data giusta” quella del 30. In un primo momento si era pensato – e Franceschini era d’accordo – al 23, ma sono stati il ministro della Giustizia ed Emiliano a chiedere più tempo. Ora la contesa si sposterà sui programmi e Renzi presenterà già al Lingotto, il 10 marzo, alcune idee “innovative” che intende portare avanti. L’obiettivo è arrivare al 70% dei consensi e fare in modo che con Orlando regga ‘un patto di non belligeranza’, con la convinzione che sarà Emiliano quello che proverà a giocare duro sui toni. Altra decisione presa è che si deciderà a livello locale se appoggiare il proprio candidato con una o più liste.

Andrea Orlando al Corriere della Sera: “non farò il segretario-premier”

“Dobbiamo costruire un Pd più inclusivo, meno rissoso, per questo mi sono candidato”. Andrea Orlando, parlando a Milano a un incontro organizzato dal Corriere della Sera, si propone come il candidato alla segreteria dem in grado di ricomporre le fratture del partito. “Vorrei che le separazioni non diventassero dei divorzi”, insiste il guardasigilli, “io non voglio essere il candidato della sinistra, di chi se n’è andato, ma quello che unisce le diverse anime”. E ancora: “I miei competitor non li considero miei avversari, i miei avversari sono quelli degli altri partiti”. Ma non risparmia una stoccata sul metodo: “Non credo che il congresso di per sé sia il modo. L’ho detto anche con una dolorosa rottura”. Il rischio è quello di ridursi a “un dibattito a distanza” tra candidati, ma la data del 30 aprile decisa dalla commissione dem per le primarie del Pd, concede, “è una scelta giusta” considerate le condizioni.L’annuncio più importante riguarda però lo stop al doppio ruolo, fino a poco tempo fa ricoperto da Matteo Renzi. “Io premier? Questa è l’unica cosa che non voglio fare, sono contro il cumulo delle cariche”, dice sardonico, “conoscendo i miei limiti, non credo sarei in grado di fare” il segretario del partito e il presidente del Consiglio. Meglio puntare su figure capaci “di guidare il governo, ma anche di tenere insieme la coalizione”.

D’Alema: endorsement a Orlando, “con lui si potrebbe riaprire il dialogo”

“Con Orlando segretario si potrebbe riaprire il dialogo: sarebbe sicuramente un grosso passo avanti”. Parola di Massimo D’Alema, che a Brescia lo ha detto a un incontro in occasione dell’uscita del numero 5/6-2016 della rivista Italianieuropei dedicata allo ‘Sbandamento a sinistra’. “Ad Andrea Orlando rimprovero di aver condiviso anche scelte sbagliate con il governo Renzi, ma si muove con l’idea di ricomporre l’unità del centro sinistra”, ha detto D’Alema sulla discesa in campo per la corsa alla segreteria dem da parte del Ministro della Giustizia. “Io non sono il leader del nuovo movimento politico. Faccio l’intellettuale e cerco di fornire idee”, ha tenuto a sottolineare l’ex presidente del consiglio, fuoriuscito dal Partito democratico . E D’Alema sulle primarie dem ha detto:”Le primarie sono meccanismi che hanno perduto molta affidabilità. Io non voto e rivendico il diritto di non esprimermi. Ho un legame e amicizia profonda con Emiliano e non vedo perché dovrei esprimermi contro di lui. Certo è – ha precisato D’Alema- non voterei Renzi”. E ha aggiunto: “Ho l’impressione che non sarà facile scalzare Renzi. Il nome del nuovo soggetto? Aspettate qualche ora e lo saprete. Dovrà essere di centrosinistra “. Il presidente della Fondazione italiani europei ha assicurato: “Non vogliamo costruire qualcosa che è contro il Pd, ma contro la destra. Noi vogliamo condizionare una politica che sinora ha dato segnali negativi”. E poi sul filo della sua consueta ironia D’Alema ha detto: “Nessuno vuole la Cosa Rossa, nessuna nostalgia, anche Martin Schulz (ex presidente del Parlamento Europeo e leader della Spd, il Partito socialdemocratico in Germania, ndr) canta bandiera rossa: non è un inno o un simbolo. Vogliamo un movimento di centrosinistra aperto ad altre componenti democratiche che abbia l’ampiezza del Pd al suo sorgere”.

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