Azzerato Berdini, la Raggi ci ripensa e ora guarda allo Stadio romanista con sospetto. Urbanisti e dissidenti M5S in campo

Azzerato Berdini, la Raggi ci ripensa e ora guarda allo Stadio romanista con sospetto. Urbanisti e dissidenti M5S in campo
Dopo aver cancellato l’esperienza dell’assessore Berdini nell’Amministrazione di Roma Capitale, la sindaca Raggi non è affatto uscita dal tunnel in cui la sta portando il progetto dello Stadio dell’As Roma. Anche questo mercoledì 15 febbraio (con il M5S va annotato tutto per non lasciare nulla al caso ndr) è segnato dalle prese di posizione ondivaghe della sindaca, che ha smentito quanto detto da gran parte dei quotidiani e delle agenzie di stampa sull’accordo sul taglio delle cubature delle opere ed in conseguenza di questo, di un accordo vicino tra istituzioni e proponenti il progetto. 
“Non ci sarà assolutamente alcuna colata di cemento, anzi francamente mi dispiace molto che come al solito alcuni giornali abbiano inventato verità che non esistono”. Dichiara, a scoppio ritardato la Raggi, che poi prosegue: “Non c’è alcun accordo, stiamo lavorando per capire se sia possibile trovare una via di mezzo. La revisione del progetto si basa su tantissimi elementi. E’ un progetto partito con la consiliatura precedente e quindi stiamo facendo tutto il possibile per armonizzarlo con la nostra visione, finché è possibile”. Poi la sindaca, lo ricordiamo ha le deleghe che erano di Berdini, parla anche del futuro di quell’assessorato: “Stiamo lavorando per trovare un sostituto, soprattutto una persona che parli di meno e lavori di più. Abbiamo moltissimi dossier aperti, quello sullo Stadio è uno dei tanti, i piani di zona, i toponimi, le affrancazioni, tutte cose sulle quali bisogna lavorare in maniera costante e quotidiana”. Ma la Raggi mostra un cipiglio che fino ad ora le era sconosciuto e oltre a Berdini, questa volta se la piglia anche con l’altra ex: l’assessore all’Ambiente, Paola Muraro, che nelle ultime ore non era stata tenera con la sindaca e la sua amministrazione, parlando di pressioni di gruppi di potere nei confronti del governo capitolino: “Adesso capiremo quali sono eventualmente questi gruppi di potere… Poi domani se c’è qualcos’altro me lo farete sapere”.
 
E Berdini riceve il ‘benservito’ dal Capogruppo M5S, Paolo Ferrara
 
“Le battaglie di Berdini sono state in parte anche quelle del Movimento 5 stelle, sono ancora quelle del Movimento 5 stelle. Di volta in volta entreremo nel merito delle proposte cercando di tutelare il più possibile gli interessi dei romani. Siamo sempre stati contro il cemento, poi ci sono delle opportunità che vanno comunque valutate”. Ma nel movimento grillino che all’ultima tornata amministrativa aveva conquistato una maggioranza bulgara, le tensioni sono ormai altissime. Nella giornata di martedì al tavolo pentastellato sull’urbanistica sono volati gli stracci ed anche annunci di ricorsi alle vie legali (penali) sull’iter dello Stadio romanista. A parlare proprio il coordinatore del tavolo, Francesco Sanvitto, che così fissa la sua posizione che è anche di una parte significativa del suo movimento: “Alla riunione del Tavolo Urbanistica eravamo più di 60, tutti cittadini motivati a capire ed approfondire le procedure per difendere il nostro territorio. Il progetto di Tor di Valle è stato al centro dell’ attenzione e, mentre continua il balletto sull’urbanistica contrattata, la decisione finale del Tavolo allargato ai cittadini attivisti è stata quella di incontraci martedì 21 febbraio alle ore 12 in Campidoglio per portare al sindaco una lettera accompagnata dalla delibera di annullamento del ‘pubblico interesse’: Virginia, c’è posta per te!”.
 
Trenta urbanisti contro la speculazione di Tor  Di Valle: “Non è di pubblico interesse”
 
E se una parte dei 5Stelle si mobilita contro il progetto, almeno 30 urbanisti hanno firmato un manifesto che è una sorta di avvertimento culturale e politico all’attuale amministrazione: “Quanto sta accadendo a Roma – il caso della realizzazione del nuovo stadio – evidenzia in modo eclatante come l’urbanistica sia ormai relegata, dall’ideologia neoliberista dominante da tempo, a un ruolo subalterno e quindi miseramente perdente, rispetto alla centralità che un tempo possedeva nella progettualità riformista”, denunciano in un manifesto che reca la firma, tra gli altri, di Anna Marson, Enzo Scandurra, Edoardo Salzano, Pier Luigi Cervellati e Carlo Cellamare, parlando di “estromissione delle questioni dell’urbanistica e del governo del territorio dal nucleo centrale dei programmi politici delle maggioranze che governano le nostre città e i nostri territori”. Proprio a uno dei firmatari del manifesto, Carlo Cellamare, era stato proposto dalla Giunta Raggi di subentrare all’assessore all’Urbanistica capitolino, Paolo Berdini, contrario allo Stadio di Tor di Valle. “Lo stadio – scrivono gli urbanisti nel documento – se visto dal punto di vista della tradizione romana ‘panem et circenses’, potrebbe essere considerato opera di pubblico interesse, e in quanto tale è previsto dalla legge 147/2013. Ciò che viene legittimato dal Comune di Roma con la delibera 132/2014 – proseguono – è invece la qualifica di ‘pubblico interesse’ per un progetto che comprende un milione di metri cubi con destinazione prevalente a uffici per ospitare multinazionali e attività commerciali, secondo il progetto presentato dai proprietari/costruttori, alla realizzazione del quale viene subordinata la costruzione compensatoria di alcune opere pubbliche per la città. L’interpretazione del ‘pubblico interesse’ vede quindi il ‘pubblico’ affidato agli ‘interessi’ finanziari dei proprietari fondiari, dei costruttori, delle banche creditrici, pronti a mettere in campo tutte le relazioni e i poteri di cui dispongono per assicurarsi la legittimazione ‘pubblica’ dei loro profitti”.
Secondo gli urbanisti, le “pratiche in controtendenza, da parte di singoli assessori, sono estremamente faticose e non riescono comunque a cambiare il contesto delle decisioni, rispetto alle quali prevalgono le mediazioni dei sindaci, dei presidenti e dei consiglieri eletti”. I trenta sottoscrittori del manifesto, inoltre, puntano il dito contro le “politiche europee” che “da un lato costringono le amministrazioni a svolgere un puro ruolo di ragioneria contabile, privatizzando anche le aziende municipalizzate sane e tagliando le spese per i servizi collettivi”, e dall’altro lato “sostengono la ricerca verso obiettivi effimeri come le smart city, l’uso di tecnologie che deresponsabilizzano gli abitanti, la ricerca di ‘successo’ competitivo, piegando a ciò la stessa ricerca universitaria”. Per queste ragioni, concludono gli urbanisti, “ci impegnamo, nei nostri rispettivi ruoli, a mobilitarci affinché il miglioramento delle condizioni collettive di vita degli abitanti delle città e dei territori torni al centro delle politiche pubbliche”. Va detto, per chiudere questa parentesi, che altri nomi di spicco della cultura e dell’urbanistica nazionale avevano portato sostegno e solidarietà all’ex assessore Berdini.
 
Di Biagio (Comm. Industria Senato, AP): “Pesante prospettiva le ombre che aleggiano sul progetto di Tor di Valle”
 
“Pesano ancora sulla coscienza urbanistica della Capitale le speculazioni operate in vista dei mondiali di nuoto del 2009, sui cui correlati sprechi, leggerezze e malaffare continuiamo a pagarne lo scotto, e in questa pesante prospettiva le ombre che aleggiano sul discutibile progetto dello Stadio della Roma, su cui si è consumato il noto caso dell’Assessore Berdini, sanno di paradossale beffa”, dichiara in una nota Aldo Di Biagio, Vice Presidente Commissione Industria al Senato, di Alleanza Popolare. “Credo che ormai sia palese l’intento speculativo in prospettiva immobiliare del progetto dell’impianto di Tor di Valle – afferma Di Biagio – confermato anche dall’approccio propositivo di Coni ed imprenditori, che non si erano mostrati tanto accomodanti all’epoca della rinuncia alla candidatura alle olimpiadi”. “Proprio per questo merita attenzione quanto affermato dai 30 urbanisti italiani nel loro manifesto – spiega – soprattutto per quanto attiene lo snaturamento del concetto di ‘pubblico interesse’ con riferimento ad un un progetto che coinvolgendo un milione di metri cubi di terreno demaniale, che dovrebbero essere destinati ad opere pubbliche, diverrebbe di contro l’ennesimo banchetto per una intensiva speculazione urbanistico-immobiliare ed il piano presentato dagli imprenditori-costuttori sembra chiaramente confermarlo”.
“Non si tratta di essere banalmente a favore o contro la costruzione di uno Stadio, – spiega – piuttosto si tratta di pretendere che su concessioni di terreno demaniale con tutte le agevolazioni del caso in termini di permessi e oneri, si facciano ben altre operazioni, lasciando ai privati la possibilità di fare investimenti senza però che sia l’amministrazione a dare l’input per una speculazione, porgendola su un piatto di argento in una Città dalla drammatica storia urbanistica in riferimento alla quale la nuova guardia non sembra assolutamente aver avviato alcun new deal”.
 
Marroni (Pd): “M5S romano nel caos. Raggi non è in grado di governare la città”
 
“Il M5S romano è ormai nel caos, la città è bloccata e la Raggi non è in grado di governarla. L’ex assessore Berdini ha ragione solo su un punto: ovvero che da mesi si sta solo discutendo della controversa delibera dello Stadio in deroga al Piano Regolatore vigente, una Stadio che peraltro non sarà di proprietà dell’AS Roma e che da progetto risulta essere un’operazione troppo speculativa. Nel frattempo le delibere coerenti con la pianificazione urbanistica sono ferme da mesi, così come la manutenzione della città. Ormai il M5S, dopo aver abbandonato la linea della trasparenza e dello streaming, sta abbandonando anche quella delle regole”. Così in una nota il deputato PD Umberto Marroni.
 
Bonelli-Calcerano-Meli (Esecutivo nazionale dei Verdi): “Solidarietà a Berdini e referendum cittadino sull’opera”
 
“Attendiamo di conoscere i termini esatti delle ‘innovazioni’ apportate al progetto dello stadio di Tor di Valle”, così in una nota Angelo Bonelli dell’esecutivo nazionale dei Verdi e Guglielmo Calcerano e Silvana Meli portavoce dei Verdi Roma, che aggiungono: “Ma da quanto leggiamo sulla stampa il problema resta la localizzazione in un’area che comporta altissimi costi per le opere di urbanizzazione, che possono essere ripagati solo concedendo ai privati centinaia di migliaia di metri cubi non previsti dal Piano Regolatore. Vogliamo che si consenta ai cittadini di pronunciarsi sul progetto con un referendum cittadino. Come ha rilevato ieri l’ex assessore Berdini – al quale ribadiamo la nostra solidarietà – questa Giunta continua sulla strada dell’urbanistica contrattata, che ha creato solo danni e aree lasciate al degrado” continuano gli ecologisti. “Ma in una capitale europea sarebbe il Comune a scegliere l’area e a metterla a disposizione del privato, lanciando un bando internazionale per il progetto dello stadio. Qui si parte dalla fine, e nessuno ci ha ancora spiegato perché lo stadio va fatto proprio a Tor di Valle. C’è l’area della Fiera di Roma, in mano pubblica, che giace in stato di abbandono. C’è lo stadio Flaminio che cade a pezzi e andrebbe recuperato. Poi Tor Vergata, Capannelle… e in nessuna di queste localizzazioni esiste un rischio idrogeologico.
Se davvero ‘uno vale uno’- concludono Bonelli, Calcerano e Meli – chiediamo alla Sindaca Raggi, che ora ha assunto la delega all’Urbanistica, di indire un referendum cittadino sul ‘nuovo’ progetto di stadio, prima di portare la variante in aula: i cittadini vogliono una discussione trasparente e dire la loro su questa opera mastodontica, che potrebbe essere l’ennesimo affare per pochi, a danno della qualità della vita dei romani”.
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