Bluff dell’economia renziana al pettine. La Ue ci presenta il conto, salato. Costerà 3,4 miliardi. Renzi e Padoan erano stati avvertiti. Il Pil cala. Una grana in più per Gentiloni

Bluff dell’economia renziana al pettine. La Ue ci presenta il conto, salato. Costerà 3,4 miliardi. Renzi e Padoan erano stati avvertiti. Il Pil cala. Una grana in più per Gentiloni

Renzi Matteo, prima di passare il testimone all’agnello sacrificale che si chiama Paolo Gentiloni, si è ben guardato dal far presente a lui e ai cittadini italiani che pendeva sul nostro paese una decisione della Ue che rinviava il giudizio definitivo sui conti pubblici, il Def, famoso, in senso negativo, documento di  economia e finanza che l’allora premier, in vista del referendum costituzionale, cercava di vendere come un atto nel segno della grande politica. Dimenticava di dirgli che sarebbe arrivata una “letterina” con il timbro della Ue in cui si sarebbe chiesto di rivedere i conti pubblici con una manovra bis che vale circa 3,4 miliardi. E la “letterina” è arrivata. Non poteva che essere così, anche se Renzi Matteo e il ministro Padoan facevano finta di niente, perché le valutazioni di Bruxelles erano del tutto negative, tanto da lasciar supporre che, senza una decisa correzione dei conti pubblici, il nostro paese andava incontro ad una possibile procedura d’infrazione per deficit eccessivo.

Il governo era avvertito. Dopo il referendum sarebbe arrivata la lettera Ue

Autorevoli esponenti della Commissione, non solo i falchi germanici, facevano sapere che il pronunciamento definitivo sarebbe avvenuto dopo il referendum. Un piacere fatto a Renzi Matteo, ma anche un appuntamento al dopo referendum. Il fatto che l’ex premier abbia subito una sconfitta, o meglio una disfatta, ha messo tutti d’accordo nella Commissione, falchi e colombe. Nei giorni scorsi erano cominciate a circolare negli ambienti della Ue voci sempre più insistenti in merito alla iniziativa della Commissione. Qualche anticipazione la forniva Repubblica, nel silenzio del governo, del ministro Padoan in particolare, i cui emissari stavano invece trattando con la Commissione per evitare la procedura di infrazione. Di fatto, un commissariamento per quanto riguarda le scelte di politica economica che il governo Gentiloni dovrà mettere in  atto. Non solo. La “controversia” con la Ue non si risolve con qualche impiccio da mettere in atto nel giro di pochi mesi. I numeri parlano chiaro: una manovra bis che per rispettare gli accordi sulla riduzione del deficit strutturale che vale lo 0,2 del Pil non si improvvisa.

Non c’è da sperare in ulteriori sconti da parte della Commissione

E non c’è da sperare in sconti perché a novembre nel parere sulla legge di stabilità si affermava che sarebbe stata necessaria una riduzione dello 0,3. Ulteriori sconti solo nel libro dei sogni di Renzi Matteo. Neppure a proporli, verrebbero bocciati non solo dai falchi Dijsselbloem e Schauble, ma anche dalle “colombe”, da “amici” dell’Italia, il presidente Juncker, il responsabile Affari economici Pierre Moscovici, per arrivare ai “falchi super”, Katainen e Dombrovskis, vicepresidenti della Commissione. Nessuno di loro vuole correre il rischio di essere messo sotto accusa dall’Eurogruppo. Nei palazzi di Bruxelles la stima nei confronti di Renzi, lui stesso si era definito il leader dell’Europa, è ai minimi termini. La sua sconfitta al referendum  ha lasciato traccia, molto profonda, la sua credibilità è caduta a picco.

Il silenzio di Palazzo Chigi e del ministro Padoan. Solo “voci” ufficiose

Malgrado ormai vi sia la certezza che la “letterina” è pronta, né dal ministero dell’Economia e Finanza, leggi Padoan, né da Palazzo Chigi arriva una qualche notizia ufficiale. Possibile che il Consiglio dei ministri cui ha partecipato anche il presidente Gentiloni, proprio a poche ore dalla sua dimissione dall’Ospedale Gemelli, cosa che ci ha fatto piacere, sia rimasto all’oscuro di tutto? Se così fosse la cosa sarebbe di una gravità estrema. Di “contatti con la Commissione Ue” danno notizia non meglio individuate fonti del ministero. Si cerca di scongiurare una procedura di infrazione che, dicono queste “voci”, insieme a interventi restrittivi sul bilancio compromettono “la crescita riavviata nell’economia nazionale a partire dal  2014 ma ancora debole”. Guarda caso proprio il periodo dell’era renziana. Poi si tende a sottolineare come l’azione del governo sia del tutto estranea alle difficoltà della nostra economia. Se le cose non vanno bene la colpa dipende dall’andamento dei prezzi negativo e delle condizioni avverse dei mercati finanziari. Ridicolo, neppure uno studente al primo anno di economia oserebbe affermare tante sciocchezze. La realtà è che se l’Italia è in deflazione, -0.1% come non accadeva dal 1959 la responsabilità è tutta del governo.

Da Bruxelles “falchi” e “amici” ci chiedono di regolare i conti entro i primi di febbraio

La realtà è che, lettera arrivata o non ancora arrivata, da Bruxelles ci viene chiesto di regolare i conti entro i primi di febbraio, data della pubblicazione delle previsioni d’inverno di Bruxelles. Da questo mese in poi il calendario europeo è fitto di impegni, A maggio verranno prese decisioni su come migliorare i bilanci dei singoli stati. Prima la Commissione dovrà pubblicare le previsioni economiche di primavera, di seguito i rapporti per i singoli Paesi. Fonti ufficiose raccontano di incontri fra Gentiloni e Padoan. Cosa si sono detti? Non è lecito sapere. Così come sarebbe interessante conoscere cosa ne pensa Renzi, l’autore del Bilancio taroccato. In particolare alla luce delle previsioni del Fondo monetario internazionale che vede il nostro Pil al ribasso, solo un +0,7 nel 2017 e un +0,8 nel 2018 mentre la nota di aggiornamento del Def, quella dell’era renziana prevedeva un + 1% e un+ 1,3%. Sempre l’Fmi ci classifica come fanalino di coda in Eurozona, +1,6 e + 1,5 , in Germania + 1,6 e + 1,8, in Francia +1,3 e 1,6, in Spagna + 2,3 e 2,1, nel mondo +3,4 e + 3,6, negli Usa +1,9 e +2. Il piatto è servito, si dice a poker. E se scoprono che bari paghi un prezzo molto salato.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.