Monte Paschi. Il Consiglio dei ministri approva il “Salvabanche”. Il Tesoro diventa il maggior azionista. Il fallimento della “linea Renzi”. Le preoccupazioni degli investitori

Monte Paschi. Il Consiglio dei ministri approva il “Salvabanche”. Il Tesoro diventa il maggior azionista. Il fallimento della “linea Renzi”. Le preoccupazioni degli investitori

Nella notte il Consiglio dei ministri ha varato il decreto “salvabanche” dopo il fallimento, largamente previsto, della ricapitalizzazione di Monte Paschi di Siena da parte dei privati, i finanzieri cui Renzi Matteo su suggerimento di Davide Serra si era affidato. Non c’era più tempo da perdere. Il decreto è stato varato, si dice, con qualche discussione, anche accesa, su  quale voce di bilancio addebitare venti miliardi sui quali il Parlamento aveva dato il via libera al governo. Ora Mps è “tutelata” al 100% dal capitale pubblico, il Tesoro diventa socio di maggioranza. Il presidente del Consiglio ha fatto presente che le “modalità di questo intervento sono state concordate con le autorità europee”. Ma il “percorso” europeo non sarà facile, anche perché si rende necessaria una revisione del Def, della manovra economica sulla quale il giudizio della Commissione europea non è stato benevolo ed è ancora sospeso. Alla notizia della approvazione del decreto, Mps ha deliberato la richiesta di sostegno straordinario. “Attraverso tale meccanismo la banca – afferma una nota ufficiale –  previa interlocuzione con la Banca Centrale Europea, il ministero dell’Economia e delle Finanze e la Commissione Europea (DG Competition), potrà accedere alle predette misure di ricapitalizzazione straordinaria e a misure di sostegno di liquidità, che consentiranno di mettere la banca in piena sicurezza consentendole di operare nell’interesse dei propri clienti, depositanti e dipendenti. In coerenza con le iniziative di sostegno adottate dal Governo della Repubblica Italiana, la Banca darà corso ad una proposta di transazione rivolta agli investitori retail per porre fine o prevenire liti aventi ad oggetto la commercializzazione delle obbligazioni subordinate denominate €2.160.558.000 Tasso Variabile Subordinato Upper Tier II 2008-2018”.

La conferenza stampa del ministro Padoan. Un meccanismo utile anche per altre banche

Il ministro Padoan al termine del Consiglio ha tenuto una conferenza stampa spiegando che il decreto su Mps prevede un meccanismo di tutela degli obbligazionisti subordinati di Mps al 100% assegnando loro prima azioni e poi obbligazioni ordinarie e ha ricordato che l’intervento pubblico fa scattare la conversione forzosa con perdite. Per ovviare a questo la stessa banca attiverà un meccanismo di transazione per scambiare le obbligazioni in azioni e poi in obbligazioni ordinarie. Dei 20 miliardi serviranno per Mps “quelli sufficienti a colmare i requisiti identificati dagli stress test” Bce, che in estate aveva certificato la necessità per la banca di procedere all’aumento per smobilizzare 27,7 miliardi di sofferenze. “Il meccanismo attivato dal governo è utile a Montepaschi – ha proseguito il ministro – ed è pensato anche per altre banche, vedremo se ci saranno altri istituti che lo richiederanno. Ci aspettiamo che Mps chieda l’attivazione che metterà in sicurezza il bisogno di capitale e consentirà alla banca di continuare nel suo piano industriale che dovrà essere approvato da autorità europee: sarà la terza banca italiana che torna in forza a operare per il sostegno all’economia italiana”. Padoan ha infine definito “assolutamente normale” la decisione della Consob di sospendere tutti i titoli Mps.

Poi il ministro ha spiegato un complesso meccanismo per salvaguardare il valore delle azioni che dovrebbe consentire agli investori di non “subire perdite prevenendo liti giudiziarie – ha detto – connesse alla commercializzazione delle obbligazioni stesse” da parte degli oltre 40mila risparmiatori. Gli investitori istituzionali invece avranno una conversione che riconoscerà loro il 75% del valore nominale. “Ma gli investirori, i piccoli azionisti in particolare non sono per  niente tranquilli. Attendono che vengano resi noti i particolari del decreto e dei modi della sua attuazione.

La cronaca  della  lunga giornata in cui  i “privati” non ricapitalizzano e si chiamano fuori

 Tutto come da copione. Per salvare Monte dei Paschi ci vuole l’intervento pubblico. Non c’era bisogno di arrivare con il fiato lungo, in area di rigore, con il rischio che dalla Ue non vengano frapposti ostacoli. Sono in molti in Europa a non vedere di buon occhio l’operazione che ora per forza di cose è necessario fare se si vuole evitare che la terza banca italiana, la più antica del mondo, salti per aria. Non è un caso che in silenzio sia stato accolto il voto del Parlamento che ha concesso al governo un indebitamento di venti miliardi per “garantire” Monte Paschi e le altre banche in difficoltà. Da Bruxelles solo voci, nella speranza che il governo avesse un piano predisposto. Ma un piano non c’è, perché Renzi Matteo era impegnato nella campagna per il referendum e si era affidato ai suoi amici del mondo della finanza: avrebbe pensato a tutto Jp Morgan, fondi sarebbero arrivati da ogni parte del mondo finanziario, il Qatar in primo luogo. Ci hanno creduto anche i dirigenti del Monte, il nuovo amministratore delegato, dopo che l’ex premier e il ministro Padoan, che invece è rimasto al suo posto, avevano defenestrato il vecchio senza alcun motivo. Forse perché faceva parte di coloro che anche a livello parlamentare, a partire da Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, per mesi, inascoltati, hanno chiesto la messa a punto di un progetto, un piano di salvataggio, l’intervento pubblico senza rimanere impigliati nella rete speculativa della grande finanza. Non è un caso che neppure di fronte all’evidenza dei fatti l’istituto senese abbia diffuso un comunicato in cui aveva freso noto che le adesioni complessive all’offerta di scambiare i bond subordinati in azioni “aveva portato in fascina più fieno delle previsioni”. Neppure sull’orlo del baratro si voleva prendere atto del fallimento di una impresa impossibile. Ci volevano cinque miliardi per l’aumento di capitale. Non sono arrivati, non potevano arrivare. L’inquilino del Qatar non si è fatto vivo, non ha messo piede nel palazzo senese. Neppure un miliardo, niente, pollice verso.

Il titolo balla in Borsa per tutto il pomeriggio. Congelato dalla Consob

Nel frattempo, in Borsa il titolo ha ballato per tutto il giorno, sempre in calo, ha perso ma poi è velocemente precipitato, -7%. La Consob pare abbia congelato i titoli e  sarebbe disposta a congelarli anche per un lungo periodo. In questa situazione il consiglio di amministrazione praticamente riunito in seduta permanente ha preso atto del “fallimento” dell’operazione di ricapitalizzazione ed ha “ringraziato tutti i dipendenti per il grande sforzo profuso al servizio della banca e dei clienti in questo delicato momento della vita dell’istituto”. Il cda, in effetti, praticamente è convocato in seduta  permanente in attesa che  il Consiglio dei ministri convocato per la serata di oggi, venerdì, vari il decreto sul settore bancario, in modo da poter poi deliberare a sua volta la richiesta di “avvalersi” dell’intervento di Stato previsto nel provvedimento approvato dal Parlamento. Si parla della possibilità di una ricapitalizzazione precauzionale. Quanti dei venti miliardi sono necessari, quale sarà l’impatto sui saldi pubblici, quale il piano di rientro? Tutto dovrebbe essere rimandato al prossimo Def, il documento di Economia e finanza che deva passare le forche caudine della Commissione Ue.

Le preoccupazioni dei piccoli investitori che hanno sottoscritto titoli al buio

In particolare attesa sono i piccoli investitori che hanno sottoscritto titoli al buio, i risparmi di una vita. Saranno convertiti in azioni, saranno riacquistata dal Tesoro? Si procede al buio. Il governo dovrà parlare, subito chiedono i sindacati del settore. “E’ indispensabile procedere immediatamente, oggi stesso, con un decreto da parte del governo che metta in sicurezza Mps e le altre banche in difficoltà, salvaguardando un settore come quello del credito su cui si fonda la tenuta economica del paese, tutelando lavoratori e risparmiatori”: così Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Unisin, Sinfub e Ugl credito. I sindacati esprimono apprezzamento per “l’attuale management che, nonostante il rifiuto della Bce alla proroga per l’aumento di capitale, ha mantenuto l’impegno per una soluzione di mercato piena che non si è realizzata”. Un impegno segnato però  dal fallimento. “I veri protagonisti – afferma la nota sindacale -sono stati lavoratori e lavoratrici che con grande professionalità hanno gestito rapporti con la clientela con l’unico obiettivo di mettere in sicurezza la banca, tutelare i risparmiatori e difendere il posto di lavoro”.

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