Democratici. La manifestazione di piazza del Popolo un mezzo flop. Solito repertorio nel comizio di Renzi. I giovani del No al Colosseo: basta strumentalizzarci

Democratici. La manifestazione di piazza del Popolo un mezzo flop. Solito repertorio nel comizio di Renzi. I giovani del No al Colosseo: basta strumentalizzarci

Secondo gli organizzatori, in piazza del Popolo a Roma c’erano circa 50 mila persone alla manifestazione del Pd di sabato 29 ottobre. Il numero diffuso è frutto di un calcolo aritmetico, non molto preciso, però. “La piazza – spiegano gli organizzatori – tiene circa 50 mila persone, c’era qualche posto libero ma c’erano anche i muri intorno pieni”. Per raggiungere Roma erano stati organizzati circa 300 pullman, 8 treni charter e 4 aerei. Erano anche stati acquistati biglietti sui treni “normali” e comprati 25 mila biglietti della metropolitana. Noi ne abbiamo visti meno della metà, perciò sembra davvero assurdo il tam tam su twitter e sui social dei parlamentari e dei dirigenti del Pd che inneggiano a una “piazza piena come mai prima d’ora”. Evidentemente, non l’hanno mai vista prima loro, piazza del Popolo piena (e col palco appoggiato sul fondo, non al centro). La guerra dei numeri si combatte sempre, ad ogni manifestazione, ed è diventata una prassi del lessico politico sostenere le due verità: i dati diffusi dagli organizzatori mai coerenti con quelli diffusi dalla Questura. Questa volta, però, la Questura di Roma non ha fornito alcun dato “ufficiale” della manifestazione. Forse è anche questo un segnale del mezzo flop, oltre al colpo d’occhio che empiricamente evidenziava una presenza di non più di ventimila persone.

Il solito comizio di Renzi: attacchi a quelli del No, attacchi alla sinistra interna, attacchi ai 5Stelle. C’è un solo uomo in Italia capace di dire la verità, di governare, di riformare, lui stesso 

Nel comizio, Matteo Renzi ha ripescato i temi forti del suo repertorio: un attacco diretto al fronte del No, il “vero partito della Nazione” e qualche colpo alla sinistra Pd (con fischi della piazza a Massimo D’Alema) anche se è prevalso l’appello a smettere con i litigi; la chiamata a raccolta del popolo Dem per l’ultimo mese di campagna elettorale e l’inevitabile polemica contro il presidente ungherese Orbàn. “Il vero partito della Nazione – ha attaccato – è quello del no, che va da Brunetta a Travaglio, che sull’Europa mette insieme Monti e Salvini, che tiene insieme Gasparri e De Mita, che da Berlusconi a Grillo a D’Alema dice solo no, questo è il partito che vuole bloccare l’Italia”. Proprio nei confronti di D’Alema sono arrivati i fischi della piazza, quando il premier ha ricordato la sua frase sugli anziani. “Le parole di D’Alema sugli anziani – ha detto Renzi – vorrei che fossero parole scappate per sbaglio. Il punto però è un altro. Un importante sindacalista dei pensionati mi ha detto: noi non votiamo sì perchè non capiamo ma perchè li abbiamo visti all’opera”. Duro, Renzi, è stato in particolare con il Movimento 5 stelle, il “vero” avversario da battere. “Onestà-onestà è un gran bel grido grido ed è anche il nostro grido – ha affermato -. Se però si grida onestà ma poi non si risolvono i problemi della propria città e del proprio Paese non si è credibili. Noi auguriamo amore a chi sa solo odiare e insultarci. Gli auguriamo vita felice. Ma saremo da un’altra parte rispetto a loro. Saremo a non seguirli nel loro cammino”. Il premier-segretario non ha risparmiato stoccate alla sinistra interna, pur senza affondare il colpo come in occasioni precedenti. Forse anche consapevole del messaggio arrivato da Gianni Cuperlo, arrivato in piazza per “affetto” verso i militanti del Pd. “Basta con le divisioni interne, i litigi, le discussioni. Riprendiamoci il Paese. Il nostro destino non è litigare al nostro interno ma cambiare l’Italia, parlo per i nostri figli, i nostri nipoti e parlo adesso”, ha scandito, ricordando “le storie di chi nel Pd ha avuto anche qualche litigio: quanto è bello poterci abbracciare in piazza, nel luogo della comunità”. E ha ribadito l’apertura sulla legge elettorale: “Noi non è che abbiamo aperto, abbiamo spalancato a un accordo. Siamo pronti a cambiarla, non si utilizzi la legge elettorale come alibi. Il punto non è questo, non è più questo”. L’appello finale è rivolto ai militanti: usare gli ultimi 30 giorni di campagna elettorale per convincere le persone a votare sì a una riforma senza la quale la politica italiana tornerebbe “indietro di una generazione”. “Vi chiedo – ha concluso – una cena o un caffè a settimana, non dico per convincere gli amici a votare sì, ma almeno per parlare perchè penso ci sia bisogno di tornare a incrociare i nostri sguardi”.

Non poteva mancare l’uso strumentale di Bernie Sanders, il senatore socialista avversario della Clinton alle primarie Usa

Nel carniere delle meraviglie renziane da comizio, non poteva mancare Bernie Sanders, usato da Renzi non certo per il suo programma di riforma in chiave progressista e socialista degli Stati Uniti, ma come l’avversario leale che concede l’onore delle armi. Ovviamente, il “modello Sanders” era rivolto ai suoi oppositori interni, a quelli che non erano a piazza del Popolo, a Bersani, a Speranza. “Il mondo di oggi è affascinante e pieno di possibilità e sorprese”, ha premesso Renzi. “Ma ci fa anche traballare. Avete visto cosa è successo in Usa? Trump può diventare il nuovo presidente… Se anche in Usa il populismo può arrivare al governo qualcosa vorrà pur dire”. E’ qui che Renzi si concede la battuta: “Bernie Sanders quando ha perso le primarie non si è messo a fare campagna contro la sua compagna di partito per farle perdere le elezioni. Sanders! Se ti avanza del tempo vieni da noi…”. Dimentica di dire che Sanders ha dettato alla Clinton segmenti sostanziali del suo programma, che la Clinton ha accettato, e che la partita contro Trump merita forme di responsabilità politiche e civili molto più grandi di un dibattito interno.

La polemica alzo zero contro il presidente ungherese Orbàn

“Prima di parlare dell’Italia sciacquatevi la bocca”, è questa la dura replica di Renzi alla parole del presidente ungherese Viktor Orbàn che solo poche ore prima aveva detto del premier italiano che “è in difficoltà, è nervoso, la politica italiana è un terreno difficile, l’Italia ha difficoltà di bilancio con un deficit che aumenta… e non adempie ai suoi impegni sui migranti”. Dal palco di Piazza del Popolo Renzi ha replicato nuovamente al leader ungherese: “Noi dobbiamo avere la forza di fare una battaglia non populista e demagogica ma per ridare un’anima all’Europa che oggi fa finta di non vedere che qualcuno può rimanere intrappolato dentro i muri che si erigono e a Orbàn ricordo sommessamente che l’Italia è non solo tra i Paesi che dà più soldi in Ue contro quelli che prende ma che si è messa in gioco per dare la libertà all’Europa e prima di parlare dell’Italia sciacquatevi la bocca”, ha concluso Renzi.

Le reazioni di Pippo Civati e Arturo Scotto

Sul piano delle reazioni, registriamo una nota di Pippo Civati, leader di Possibile. “Del comizio di Renzi di oggi stupisce che parli solo del passato, dei suoi avversari, e dei pericoli se vince il No, pericoli soprattutto per lui. Non una parola sul futuro, nessuna visione, nessuna capacità di fare politica in positivo: è un dato che fa impressione, in un leader che ha costruito sui quei temi tutta la sua immagine politica, ma è un ulteriore segno delle sue difficoltà e dei molto gravi difetti della riforma che sostiene”. Si aggiunge l’interrogativo di Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera, a proposizione della polemica contro Orbàn: “Se Orban e le sue controfigure – collocate ad est dell’Europa – continuano ad erigere muri e a rifiutare la ripartizione delle quote dei rifugiati, l’Italia metterà il veto sul bilancio 2017 della UE, lo ha annunciato il premier in piazza. Bene, siamo d’accordo. D’altra parte, se viene meno il principio di solidarietà tra i paesi non si capisce perché si parli ancora di Unione”. Arturo Scotto prosegue: “Sono abituato a prendere sul serio le parole del presidente del Consiglio . Tuttavia, mi sfugge davvero il motivo per cui due giorni fa la sua maggioranza e il suo Pd in Parlamento abbiano bocciato un ordine del giorno di Sinistra Italiana che proponeva pari pari quanto sostenuto da Renzi. Mi sa proprio – conclude Scotto – che lo scarto tra la propaganda e i fatti sia ancora una volta troppo grande”.

La presenza in piazza del Popolo di Gianni Cuperlo, “per rispetto verso il nostro popolo”

Infine, ha fatto molto rumore mediatico la presenza in piazza del Popolo di Gianni Cuperlo, leader di Sinistra dem. Cuperlo ha giustificato la sua partecipazione sottolineando il rispetto che egli porta verso il popolo democratico. Tuttavia, ha voluto prendere le distanze da ogni eventuale confusione con le ragioni della manifestazione: “Spero che nei prossimi giorni ci sia l’atto politico richiesto. In gioco non è il confronto interno al Pd, ma la possibilità di rendere più autorevoli le nostre istituzioni”, ha detto a proposito della riforma dell’Italicum. “Ho grande rispetto per il pezzo del popolo del Pd che oggi non è in questa piazza. Chi dirige questa comunità ha il dovere di prendere atto di queste scelte e farsene carico. Io lavoro per arrivare a un accordo. E’ difficile, non me lo nascondo, ma è nostro dovere provarci”.

Intanto, i giovani attivisti del No riempivano centinaia di piazze, a cominciare dal Colosseo a Roma. Una generazione stufa di essere strumentalizzata dal renzismo

Una trentina di giovani studenti attivisti dei comitati del no al referendum costituzionale hanno manifestato a Roma al Colosseo vestiti da antichi romani con lo striscione “Il potere nelle mani di pochi: un’idea vecchia di 2000 anni”, nell’ambito delle “cento piazze del no” organizzate dal coordinamento del No in diverse città italiane in contrapossizione alla manifestazione nazionale unica nella capitale per il sì promossa dal Pd di Matteo Renzi a piazza del Popolo. “Per lanciare questo pezzo di mobilitazione popolare, dal basso, diffusa e radicale, gli attivisti hanno deciso di portare il loro No nel simbolo del potere accentratore degli antichi romani, in quei Fori dove un manipolo di persone poteva decidere della vita e della morte di milioni di altre”, spiegano gli studenti al Colosseo.

“Se il premier ha il coraggio di dire che il NO riporta indietro l’Italia di trent’anni, i sostenitori del NO rilanciano dicendo che il sì la riporta indietro di duemila, riconsegnandoci a quello stesso potere che proprio nel Foro Romano trovava la sua legittimazione. Oggi – affermano gli studenti dei comitati del no – si svolge la ridicola passerella renziana in una presunta manifestazione nazionale a Piazza del Popolo per il si. E allora rendiamo questo 29 ottobre una data di attivazione popolare” rilanciano Studenti per il no costruendo feste di quartiere, concerti, cortei nelle periferie, volantinaggi porta a porta, assemblee popolari, “per costruire insieme una risposta pratica che smonti la falsità del sì, in una data al servizio della campagna referendaria che riporti in strada i colori della nostra proposta politica non conservatrice e la risposta sociale di opposizione alle bugie del governo.”

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