Rio, una giornata senza medaglie. L’amarezza per la Pellegrini che arriva solo quarta

Rio, una giornata senza medaglie. L’amarezza per la Pellegrini che arriva solo quarta

Una giornata senza medaglie, malgrado Federica Pellegrini.

Nella serata brasiliana (notte fonda per il fuso orario italiano) l’étoile della squadra azzurra questa medaglia l’ha cercata, ci è arrivata vicino, ma alla fine ha concluso la sua gara regina, i 200 stile libero, al quarto posto.

Le avversarie erano fortissime, lo si sapeva, ma in semifinale la Pellegrini aveva dato la sensazione di poter competere con loro alla pari, reggendone il ritmo per tre vasche e lasciandosi leggermente distanziare solo nell’ultima.

Nella finale ha migliorato, di poco, il tempo della semifinale, ma non le è servito: oltre che dalle due imprendibili Katie Ledecky (diciannovenne americana, una furia incontenibile) e Sarah Sjostrom (svedese di impressionante tono muscolare), Federica si è fatta precedere anche dall’australiana Emma McKeon. Niente da fare. Questa volta la nostra campionessa è partita lentamente, forse troppo: negli ultimi cinquanta metri ha riguadagnato un paio di posizioni, ma è rimasta ai piedi del podio.

Non si può parlare di delusione, perché il suo tempo è comunque dignitoso e un quarto posto, in mezzo a una selva di straripanti ventenni, è in ogni caso apprezzabile. Dobbiamo solo esserle grati per quello che ha fatto per tenere in piedi, dopo dodici anni di memorabile carriera, la baracca del nuoto italiana.

Tolta lei, il nuoto azzurro annaspa. C’è stata la medaglia di bronzo di Gabriele Detti nei 400 s.l. Ci sarà – ce lo auguriamo – un grande Paltrinieri (più ancora Detti) nei 1500. E poi? Quasi il nulla. L’unico altro atleta italiano impegnato ieri sera in una semifinale, il campione europeo Luca Dotto, è rimasto fuori dalla finalissima dei 100 metri stile libero.

La conferma di questo stato comatoso è venuta dalle altre gare della quarta giornata: nella 4×200 stile libero, che è la staffetta per eccellenza, quella che misura il valore natatorio di una nazione, l’Italia non è riuscita ad arrivare in finale: nono tempo, quattro decimi peggio dell’Olanda. E in tutte le altre gare, nessun italiano ha superato le batterie, tranne Dotto, poi caduto in semifinale e il ranista Pizzini, che ha ottenuto l’ultimo tempo utile (il sedicesimo) sui 200 metri.

Per tutta la giornata di ieri sugli schermi di RAI 2 appariva in grande sovraimpressione il nome della Pellegrini e il numero di ore, di minuti e di secondi che ci separavano dal grande evento: la finale dei 200. A caricare un evento sportivo di significati escatologici, quasi l’attesa della Madonna Pellegrini (pardon, pellegrina). Era il caso di esibire tanta fede messianica?

Nessuna medaglia ieri, dicevamo, ma ad una, di bronzo, si è andati vicinissimi. Il ventisettenne aretino Matteo Marconcini, è stato sconfitto nella finale per il terzo posto dal moldavo Toma, dopo aver superato, in un interminabile repêchage, il bulgaro Ivanov.

Una medaglia, e d’oro, potrebbe arrivare dal windsurf, dove la trentunenne romana Flavia Tartaglini, è al comando dopo sei prove. Partita maluccio (solo 12°nella rima regata), Flavia nelle cinque successive prove, ha ottenute tre vittorie, un quinto e un quarto posto. Sembra in grado di raccogliere l’eredità della grande Alessandra Sensini, che dopo una medaglia d’oro a Sydney (2000) nella classe Mistral, chiuse la sua carriera a Pechino (2008) con l’argento nella stessa specialità in cui ora primeggia la Tartaglini.

Se in piscina le cose bene non vanno, nel canottaggio è stata una giornata molto positiva: tre armi si sono già qualificati per la finale: il 4 senza e il 2 senza hanno vinto rispettive semifinali e il 2 di coppia è arrivato secondo. Per quello che si è visto, il 4 senza (Goretti, Padula, Oppo e Ruta) vale uno dei tre posti sul podio.

Ottimo canottaggio, insomma, e ottima anche la pallavolo. Dopo il netto successo all’esordio sulla Francia (3-0), ieri è venuta un’altra importantissima vittoria e su un avversario tra i più temibili: gli Stati Uniti, sconfitti in quattro set: 28-26, 20-25, 25-23, 25-23. Nel girone italiano c’è ancora un solo avversario di alto livello, il Brasile, che saprà sicuramente avvalersi del tifo.

Brasile che invece, malgrado il tifo, non ha saputo opporre alcuna resistenza alla squadra italiana di pallanuoto femminile: il cosiddetto setterosa ha debuttato nel torneo, travolgendo per 9-3 la squadra di casa, volonterosa e nulla più.

Infine il tennis: La Errani è stata sconfitta da una diciannovenne russa, e Fognini è stato fermato da Nadal. Si è poi rifatto con una vittoria in tre set sul francese Paire, ma la sua avventura olimpica finisce qui: al prossimo turno si troverà di fronte il britannico Andy Murray, in questo momento forse il numero uno al mondo.

Fiducia invece nel doppio femminile Errani-Vinci: un doppio da podio.

E siamo sempre in attesa del verdetto sul caso Schwazer, incredibilmente rinviato a venerdì, il giorno in cui, eventualmente riconosciuto innocente, il marciatore dovrebbe gareggiare nella 20 chilometri. E’ una decisione perfida e stolida nello stesso tempo. E che lascia capire che vento spiri nell’aula del Tribunale Arbitrale dello Sport.

Di suo, la Federazione Internazionale di atletica (la IAAF) ci ha messo il preannuncio della sanzione che colpirà Schwazer se il ricorso verrà respinto: 8 anni di squalifica. Che tempestività! Così i giudici del tribunale potranno operare più serenamente.

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