Renzi con Merkel e Hollande alla ricerca di una Europa che non c’è. Solo una vetrina il vertice di Ventotene in vista del summit a 27 del prossimo settembre

Renzi con Merkel e Hollande alla ricerca di una Europa che non c’è.  Solo una vetrina il vertice di  Ventotene in vista del summit a 27 del prossimo settembre

Angela Merkel e Francois Hollande saranno ricevuti al loro arrivo all’aeroporto di Capodichino a Napoli con gli onori militari. Ad accogliere la cancelliera tedesca, alle 15,50, e il Presidente francese poco dopo, sarà Renzi Matteo. Subito la partenza per Ventotene. Così avrà inizio lunedì lo spot, perché di questo si tratta, organizzato dal premier in vista del grande summit a 27 in programma a Bratislava per il prossimo 16 settembre. L’incontro a tre non deciderà niente, si sarebbe potuto svolgere in qualsiasi città. Ma la strumentalizzazione del nome Ventotene rende l’incontro una  vetrina ancora più luccicante perché il luogo della riunione è Ventotene, isola in cui Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann,  in esilio, come molti altri antifascisti, scrissero il “Manifesto di Ventotene. Per  una Europa libera  e unita” con prefazione di Eugenio Colorni anch’egli un esiliato, assassinato dai fascisti nel maggio del 1944. In qualsiasi altra località la riunione a tre sarebbe passata come uno dei tanti incontri in cui si ritrovano capi di stato, capi di  governo e non decidono mai niente. Renata, la figlia di Colorni, non andrà a Ventotene.

Il vertice a tre a bordo delle portaerei “Garibaldi”. Parata di giornalisti

“Il ritorno a Ventotene”, dice in una bella intervista rilasciata a  Repubblica, “è bello, anche lodevole, anche commovente… ma non può essere una incipriatura, un belletto idealistico, che copre la crisi di una Europa disunita e disorientata di fronte a sfide che esigerebbero una risposta comune”. Renzi aveva previsto di svolgere nella cornice dell’isola un vera e propria manifestazione celebrativa. Invece ci sarà solo una breve visita. L’incontro si svolgerà per motivi di sicurezza  a bordo della portaerei Garibaldi (nella foto), una “perla” della  Marina italiana. Palazzo Chigi ha fatto buon viso a cattiva sorte ed ha organizzato una “gita” dei giornalisti, tanti, che faranno da contorno all’incontro dei “magnifici tre”, così qualche burlone ha definito il mini vertice. Da Napoli saranno traslocati a bordo della Garibaldi. Alle 18 conferenza stampa. In tarda serata mentre Renzi, Merkel e Hollande si scambieranno opinioni, disegneranno i problemi da affrontare, magari anche con qualche riferimento al “Manifesto”, la truppa dei giornalisti verrà riportata a Napoli. Prima domanda: perché Merkel e Hollande si sono prestati a questa parata voluta da Renzi?

L’obiettivo del premier italiano. Costruire un “terzetto” di comando nella Ue

Partiamo proprio da lui. L’uscita dall’Unione della Gran Bretagna in seguito all’esito del referendum ha fatto scattare una scintilla nel trust di cervelli, si fa per dire, di Palazzo Chigi. Merkel viene in vacanza in Italia, chiediamo a Hollande di fare un salto da noi. Non può dire di no ad un incontro nel nome del Manifesto di Ventotene. Una occasione ghiotta per provare a rimpiazzare la Gran Bretagna nel “terzetto”. Noi, l’Italia, o meglio io  Renzi, con Merkel e Hollande faremo scintille.

Le prossime elezioni in Francia e in Germania mettono paura ai presidenti

I due hanno qualche problema all’orizzonte: anche l’economia francese, come la nostra, non se la passa proprio bene. Il debito pubblico è pesante. Grandi manifestazioni si sono svolte per protestare contro la politica economica, contro il jobs act francese. I casi drammatici di Charlie Hebdo, del Bataclan, i servizi di intelligence che non hanno dato buona prova, anzi hanno indebolito il presidente. In primavera si vota per il capo della Repubblica e per il Parlamento.  L’ombra di Le Pen fa paura. Si vota anche in Germania, nella regione di provenienza di Angela Merkel e a Berlino, e poi l’anno prossimo per il Parlamento federale. La  politica di accoglienza della cancelliera nei confronti dei profughi, duramente contrastata da movimenti della destra antieuropeista contraria all’immigrazione come la Afd di Frauke Petra. Nelle regionali del 2016 ha ottenuto risultati a due cifre (tra il 15 e il 24 per cento). Renzi, dal canto suo, i problemi non c’è bisogno li vada a cercare. Il referendum è la sua ossessione. Non è più in grado di narrare che siamo fuori dalla crisi, che tutto va bene. Gli impegni, le promesse spese a piene mani, bonus, sparsi qua e là, anche ai bebè, flessibilità per le pensioni,  tasse giù, lavoro per i giovani con la nuova Agenzia, presidente uno dei suoi, ovviamente, interventi per le imprese, non reggono. La crisi è testimoniata dalla crescita che non c’è, dalla deflazione, dall’aumento del debito pubblico.

Renzi ha bisogno che la Ue approvi maggiore flessibilità. Altrimenti affonda

Il governo ha bisogno che dalla Ue venga approvata nuova flessibilità, che il rapporto debito-Pil venga spostato da poco più dell’uno per cento perlomeno al 2,4. Hollande e Merkel possono dare una mano. Come si dice una mano lava l’altra. Questo il vero obiettivo del premier. Ventotene è solo un paravento. Non è un caso che proprio mentre tutti i dati della nostra economia sono negativi parta una campagna di stampa sulle prossime iniziative che il governo assumerà. Il ministro Delrio fa sapere che è già pronto un piano di interventi nel settore che gli compete, strutture e trasporti. Ricicla progetti da tempo finanziati come si trattasse di nuovi investimenti. Altro ministro in primo piano, quello dello sviluppo economico, Carlo Calenda. In una intervista rilasciata a Repubblica che la colloca in apertura del giornale annuncia: “Più investimenti e competitività. Ecco il piano per convincere la Ue”. Nella pagina interna altro titolone: “Tutte le risorse alla crescita. Sgravi fiscali per chi investe nell’innovazione”.

Il ministro Calenda. Tutte le risorse per le imprese. Pensioni, contratti pubblici  niente da fare

Il ministro per lo sviluppo economico parla di un “piano industriale fondato sullo stimolo agli investimenti e la competitività del sistema produttivo”. Dice che “penso sia questa la strada per ottenere di nuovo da Bruxelles la cosiddetta flessibilità sui conti”. Nel corso della lunga intervista non si fa riferimento ad alcun numero che riguardi la quantità degli investimenti. Non solo, Non volendo dà un annuncio molto grave. Vediamo. Chi lo intervista gli fa una domanda relativa alla “prossima sfida, quella della legge del Bilancio. Ha senso, secondo lei indebitarsi, tra l’altro, per pagare più o per alzare le pensioni o gli stipendi pubblici? Vale la pena di mettere a rischio di nuovo l’equilibrio dei conti pubblici? Non sarebbe meglio utilizzare le risorse per gli investimenti?”. È come andare a nozze per il ministro. Fra parentesi, il giornalista dovrebbe sapere che non si tratta di aumentare gli stipendi pubblici ma di rinnovare un contratto di lavoro scaduto sei anni fa. La risposta del ministro è secca: “Investimenti e competitività sono i due pilastri attorno a cui costruire la manovra”. Tradotto: le pensioni possono attendere, così come il rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici. Non è una novità. Renzi, da questo punto di vista, è un campione. Aggiungiamo un dato che taglia la testa al toro. Non c’è Ventotene che tenga. Dal 2007 al 2015, nota la Cgia di Mestre, gli investimenti sono diminuiti di 109 miliardi. Siamo tornati a venti anni fa. Allora un consiglio: lasci stare in pace Spinelli e Rossi, Colorni e Ursula Hiirschmann.

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