Accumoli, Amatrice, Arquata e Pescara del Tronto diventano le città simbolo del sisma

Accumoli, Amatrice, Arquata e Pescara del Tronto diventano le città simbolo del sisma
Accumuli, Amatrice, Arquata, Pescara del Tronto sono probabilmente quelli che diventeranno, nella memoria collettiva, i quattro paesi simbolo del terremoto che ha devastato una porzione importante del territorio di Lazio, Marche ed Umbria. Decine, centinaia, sono poi le frazioni di questi centri, che solo dopo le 12 di questo drammatico mercoledì di metà agosto, sono state raggiunte dai soccorritori. Incredibile le volontà di reazione della popolazione, che si è immediatamente sostituita ai soccorritori, fermati da frane e dissesti lungo la via Salaria e le strade che portano verso i paesi squassati dal sisma. Nessuno è stato a guardare e tanti sono stati salvati dalle loro possibili tombe di detriti, grazie alla volontà di questa gente di montagna, che era già stata provata da questa infinita battaglia con i movimenti tellurici di questa terra ballerina. La memoria storica ci porta al 1639, quando un terremoto paragonabile a quello accaduto in queste ore, aveva devastato proprio Amatrice ed Accumoli, con un braccio che arrivava fino a Norcia. Questa volta, complici i moderni sistemi di comunicazione dei fatti accaduti e le sensibilità della popolazione ad eventi di questa rilevanza, il sisma è stato avvertito dalla riviera Adriatica e giù, giù, fino alla costiera sorrentina. Anche a Roma la forza della scossa ha messo paura, a tal punto che nella mattinata di mercoledì, la soprintendenza archeologica della capitale ha disposto, prima dell’apertura, controlli mirati al Colosseo e nelle aree storiche della città a più alto afflusso turistico. Ma torniamo ad Accumoli, Amatrice, Arquata e Pescara del Tronto, questi quattro centri e le loro frazioni sono stati quasi letteralmente cancellati ed il bilancio delle vittime non può ancora essere ufficializzato. Agosto è tempo di vacanze e tutte le città micro, piccole e grandi, ricevono in dote il cosiddetto turismo di ritorno: emigranti italiani e di origine italiana, turisti appassionati dei borghi nascosti nell’Appennino, e semplici escursionisti. Nessuno, in queste ore, può fare una stima delle possibili vittime.
 
Accumoli, epicentro del sisma, dove le vittime sono decine
 
Ma partiamo da Accumoli dove le vittime accertate sono 11. Va detto che questo centro è anche l’epicentro del sisma. Due sono bambini. “Qui è una tragedia, abbiamo crolli e morti. E’ un disastro, siamo senza luce, senza telefoni, i vigili del fuoco non sono ancora arrivati”, ha raccontato all’alba il sindaco Stefano Petrucci. Poi nel centro, dopo che le strade sono state liberate, sono arrivate decine di squadre di soccorritori.  Si è scavato  a mani nude per cercare quattro dispersi sotto le macerie, una giovane coppia e i loro figli. Purtroppo nulla è servito per salvar loro la vita. Vistosi crolli nella centrale piazza San Francesco, dove è stata gravemente lesionata e resa inutilizzabile anche la stazione dei carabinieri. In alcuni punti si sono aperte voragini che hanno inghiottito alcune auto. Si sta allestendo un campo dove gli sfollati passeranno la notte.
Amatrice travolta alla vigilia della festa che porta in città migliaia di turisti
 
Drammatiche le testimonianze anche da Amatrice, dove la scossa, lunga e terribile, ha lasciato un cumulo di macerie. Amatrice è uno dei centri più colpiti dal terremoto e dove erano arrivati, in attesa della tradizionale Festa della Pasta alla ‘amatriciana’, centinaia di turisti e nativi del Paese. La cittadina in provincia di Rieti ha subito danni strutturali gravissimi, con decine di case crollate e un numero di vittime che certamente è destinato a crescere. Nella notte le drammatiche parole del sindaco: “Le strade di accesso al paese sono isolate, lancio un appello per liberare le strade. Metà paese non c’è più, abbiamo gente sotto le macerie. Abbiamo spazio per elicotteri di soccorso, ma la priorità è liberare le strade”. E’ stato questo il drammatico appello lanciato nell’immediatezza della tragedia dal sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. “Stiamo cercando con tutti i mezzi di portare i primi soccorsi, ma lavoriamo senza luce – ha spiegato Pirozzi – ora abbiamo mandato tutti agli impianti sportivi.  Qui la situazione è drammatica. I morti sono tanti, non posso fare un bilancio ora perché gli interventi di soccorso sono in corso e sono difficilissimi. Il paese è diviso a metà, una metà è distrutta e scavare tra le macerie è complicatissimo. Abbiamo già estratto diversi morti ma non sappiamo quanti ce ne sono lì sotto”. Ad Amatrice, nel corso della giornata di mercoledì, si sono poi riversati decine di donne e uomini delle forze dell’ordine e della Protezione Civile.
 
Arquata del Tronto. Il sisma ha un simbolo: una bimba di 18 mesi
 
Anche Arquata del Tronto ha il suo simbolo ed è una bimba di soli 18 mesi. Incredibile il suo caso, fatto di destino, per chi ci crede, e legato ad un altro terremoto, quello dell’Aquila. La bimba, Marisol Piermarini dormiva nel suo lettino nella casa delle vacanze, ma il terremoto l’ha portata via. E’ morta nel crollo della casa dove si trovava insieme al papà Massimiliano e alla mamma Martina Turco, una giovane abruzzese scampata al terremoto dell’Aquila, la sua città, nel 2009. La donna aveva deciso di trasferirsi ad Ascoli dopo quella terribile esperienza, ma un altro terremoto le ha strappato la figlioletta. Martina è ricoverata all’ospedale regionale Torrette di Ancona, dove è stata sottoposta a esami diagnostici approfonditi per scongiurare gravi conseguenze per essere rimasta a lungo sepolta sotto le macerie. Il compagno Massimiliano è ricoverato all’ospedale Mazzoni di Ascoli per le ferite riportate in varie parti del corpo, ma non è in pericolo di vita. In una stanza del nosocomio è stato composto il corpicino di Marisol ed è già iniziato il viavai dei familiari e dei parenti, sconvolti per la perdita. Su tutti il nonno ascolano Massimo Piermarini: è stato lui la notte scorsa tra i primi a raggiungere l’abitazione di Arquata. “Non volevano farmi passare perché era tutto pericolante, ma io ho detto che non me ne importava niente, che dovevo andare a cercarli: purtroppo per la bambina non c’è stato nulla da fare” ha raccontato, disperato. A poca distanza da Arquata troviamo la frazione di Pescara del Tronto, altra città simbolo di questo ennesimo sisma. Tra i residenti l’unica frase che circola è quella di un paese cancellato, poi le testimonianze dei soccorritori che di fronte a quanto provocato dal sisma, si mostrano pessimisti, anche se non hanno alcuna voglia di arrendersi: “E’ difficile ipotizzare quante persone ci siano sotto le macerie perché in estate in tanti rientrano qui in paese per trascorrere le ferie. Temiamo che il bilancio possa aggravarsi”. Solo nella tarda serata di questo mercoledì infernale, si potrà fare di conto e tracciare un primo bilancio di questo terremoto, che potrebbe anche essere stato pari o addirittura superiore a quello dell’Abruzzo.
 
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