Festival di Cannes, un Cafè con Woody Allen e quattro chiacchiere con Neruda e Larrain: parte così la 69esima edizione

Festival di Cannes, un Cafè con Woody Allen e quattro chiacchiere con Neruda e Larrain: parte così la 69esima edizione

Si è aperta l’11 maggio la 69esima edizione del festival di Cannes che è stato inaugurato con la commedia “Café Society” dell’indiscusso protagonista della serata il maestro newyorkese Woody Allen, alla sua terza presenza al festival, a cinque anni da “Midnight in Paris”. Il regista, contornato dalla sua troupe di volti noti ai teenager: giovani star emerse negli ultimi anni nel cinema americano, tra cui Kristen Stewart, Jesse Eisenberg e Blake Lively, presenta al pubblico un film molto vicino agli standard ai quali ci ha abituato, incentrato sull’America degli anni Trenta, epoca d’oro fatta di club e gangster a New York, star del cinema e première a Hollywood. “Io mi sono sempre visto come un romantico – afferma Allen – e forse lo potrebbero dire anche le donne che hanno condiviso la vita con me. Certo forse chiedendolo a loro potrebbero dire che si tratta di un romanticismo differente, sicuramente un romanticismo più sobrio non alla Clark Gable per capirci. Nel mio cinema ho cercato di mostrare New York in modo romantico e ugualmente le relazione tra uomini e donne. D’altronde sono cresciuto con i film di Hollywood che hanno avuto una grande influenza su di me. Io cerco di essere romantico e qualche volta mi riesce. Quando ho scritto questo film ho pensato di andare in quella direzione e spero di esserci riuscito”.

Come da tradizione, il film è stato fuori concorso, in linea anche con l’opinione che Woody Allen nutre nei confronti della gara: “Non credo nella competizione in ambito artistico – chiarisce Allen – Ha senso nello sport per esempio, ma l’idea che un piccolo gruppo di persone, che costituiscono la giuria, decida quale è il film migliore per me è impensabile. Si può giudicare se Matisse è meglio di Picasso? Un film è una questione di gusti, per qualcuno il mio film può essere divertente per un altro noisoso. Io non sarei capace di giudicare in modo obiettivo un film e decretarlo il migliore e per questo non partecipo. Ma sono contento di essere qui a Cannes e mostrare il mio film in un’atmosfera eccellente” conclude diplomaticamente.

Pablo Larrain: poesia e politica si fondono nel mito di Neruda che ritorna

Di romanticismo d’ispirazione artistico-letteraria si è parlato anche in questa seconda giornata di Festival che ha visto trionfare il convincente lavoro di Pablo Larrain, giudicato fortemente influenzato dalla poesia di Pablo Neruda, punto di riferimento amoroso e politico negli anni ’70, per fidanzatini e per rivoluzionari sudamericani. Il film di Larrain dal titolo “Neruda”, con Luis Gnecco nel ruolo del protagonista, star della tv cilena già visto in “No” e “La prima luce” di Vincenzo Marra, in programma sulla Croisette alla Quinzaine des Realisateurs, parla proprio di queste tematiche: dai primi passi del poeta e scrittore cileno, passando per la seconda guerra mondiale, sino ai primi segni della Guerra Fredda, che ne cambiò la vita e ne fece della poetica civile una chiara scelta di campo. Il regista racconta la nota storia del poeta in una chiave di lettura nuova, alternando i sentimenti romantici alla passione creativa, ripercorrendo le fasi in cui Neruda, da che finisce in politica quasi per caso, arriva a essere un punto di riferimento, prendendo viva coscienza del ruolo sociale che rappresenta e degli ideali di cui si fa portabandiera, sino poi a sviluppare attorno a sé una vera e propria leggenda popolare internazionale. Il film, allo stesso tempo, tratta tematiche attuali in un intreccio di valori quali l’amicizia, la lealtà, la stima e una punta anche di astuzia, muovendosi su tre punti di vista diversi: quello di Neruda, quello del Dittatore Videla (Luis Castro) e quello dell’ispettore di polizia Oscar (Gael Garcia Bernal).

“Neruda” ha incontrato grande favore sugli schermi latino-americani poiché si presenta come un bell’esempio di quello che è il nuovo cinema di oggi: popolare e scritto secondo le regole dello spettacolo, ma nutrito da forti sentimenti politici e sociali che mirano a restituire identità culturale alle diverse cinematografie. Per queste caratteristiche è molto apprezzato anche in Italia, oltre che per la presenza di Good Films tra i coproduttori che permetterà all’opera un’ uscita nelle nostre sale.

Jodie Foster: la politica, tra schermo e realtà. Clooney anti-Trump sulla Croisette: “Non votatelo”

Non sono mancate le polemiche sul caso Trump e ad aprire il discorso è proprio l’attore George Clooney, sul red carpet per accompagnare il nuovo film di Jodie Foster (assente da cinque anni dopo “The Beaver”), “Money Monster”, interpretato anche da Julia Roberts e Jack O’Connell, che quando si parla di politica non si tira mai indietro: “Non bisogna votare Donald Trump semplicemente perché non possiamo far sì che sia la paura a guidarci”.

Perfettamente in tema, se vogliamo, anche il film della Foster che affronta la tematica del crac finanziario, analizzando in particolare le possibili conseguenze che si possano avere sulle persone comuni, una delle quali è un tale Kyle, interpretato da Jack O’ Connell,  mentre Clooney veste i panni di Lee Gates, un conduttore televisivo il cui unico scopo è quello di annunciare i “disastri finanziari”. Julia Roberts: Patty, è una producer dello show che, minuto per minuto, cerca, attraverso gli auricolari, di guidare Lee, fargli mantenere la calma ed evitare che la situazione precipiti.

“La cosa che mi piace di questo film – dice Jodie Foster – è che mescola con velocità thriller e riflessione sui giorni nostri. Senza contare l’evoluzione dei tre personaggi principali, costretti in una situazione di stallo, ma che poi finiranno inevitabilmente per vedere le cose da un’altra prospettiva”. Il personaggio di Patty, per mestiere, cerca sempre di tenere sotto controllo il caos generato da Lee, una scheggia impazzita. In questo caso non è la trasmissione a dover essere salvaguardata, ma la vita delle persone”.

Jodie Foster, attrice due volte premio Oscar e oggi regista affermata, torna a Cannes proprio nell’anno in cui cade il quarantennale di “Taxi Driver” di Scorsese, all’epoca premiato con la Palma d’Oro: “Fu un momento straordinario. – afferma la Foster ricordando quel periodo – Certo, all’epoca avevo 14 anni e oggi forse è tutto più caotico. Allora neanche c’era il Palais…”.   Clooney dice di lei: “Jodie ha dimostrato di essere una grande attrice di talento e una regista straordinaria. Basti pensare a questo film, importante soprattutto per quanto riesce a far riflettere sulla deriva che può avere il concetto di dover fare i soldi a tutti i costi”.

Share

Leave a Reply