Susanna Camusso attacca Renzi e il suo governo, su pensioni, astensionismo, politiche industriali, e capitalismo di relazione

Susanna Camusso attacca Renzi e il suo governo, su pensioni, astensionismo, politiche industriali, e capitalismo di relazione

A Genova per celebrare i 120 anni della Camera del Lavoro, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha diffusamente parlato della situazione italiana, dopo il caso Guidi, a pochi giorni dal referendum sulle Trivelle del 17 aprile, dopo la manifestazione unitaria dei sindacati dei pensionati sabato 2 aprile, e nell’imminenza della presentazione del Def, il Documento di economia e finanze. “Quando un’organizzazione può dire di sé che ha 120 anni è già una buona ragione per festeggiare. Questa Camera del lavoro ha dimostrato di essere in buona salute anche negli anni della crisi, crescendo sia in termini di iscritti che di iniziativa. Siamo ovviamente orgogliosi di tutto questo”. Susanna Camusso, era a Genova per celebrare i 120 anni della Camera del lavoro metropolitana in un convegno dal titolo “Il sindacato davanti alla modernità”. Camusso ha poi sottolineato poi l’impegno della realtà genovese nella raccolta delle firme per presentare una proposta di legge sulla carta dei diritti universali del lavoro: “Si tratta di un grande cambiamento se pensiamo alla Cgil di tanti anni fa, quando il tema era solo quello del lavoro dipendente. Oggi, invece, ci poniamo il problema di parlare a tutte le persone che lavorano a prescindere dalla loro condizioni contrattuale”. Per il leader della Cgil, questa “necessaria trasformazione” avviene all’interno di un processo che “mantiene salda l’idea che il lavoro ha bisogno di diritti, i lavoratori hanno bisogno di diritti che siano in capo a loro. C’è bisogno di ridare valore e centralità al lavoro che è quanto più di negletto nelle politiche degli ultimi anni”.  Inoltre, Susanna Camusso viene anche da mesi di presentazione in giro per l’Italia della Carta dei diritti dei lavoratori della Cgil, e dal lancio impegnativo della raccolta delle firme per i tre referendum definiti dalla Confederazione di Corso d’Italia. Insomma, è stata l’occasione per delineare non solo un quadro realistico della condizione del nostro Paese, ma soprattutto per alzare il tono del conflitto nei confronti di Renzi e del suo governo.

Le disuguaglianze sociali esasperate dalle scelte dal governo Renzi

Intanto, sulle pensioni, sugli insulti al sindacato, Camusso ha detto: “Venerdì il governo dovrebbe presentare il Documento di programmazione economica e finanziaria, noi ci auguriamo che nel documento ci siano previsioni e le risorse necessarie ad affrontare il tema della riforma della legge pensionistica e di tutte le ingiustizie che ha creato. Il fatto che dopo la manifestazione di sabato sulle pensioni ci si dedichi ad insultare il sindacato e improvvisamente si tiri fuori l’idea degli 80 euro è un modo per non affrontare i problemi veri. Invece di affrontare le riforme strutturali si inventano i bonus per chiamarsi fuori dalle difficoltà evidenti che ha questo governo”. Camusso ha poi sottolineato che “Le riforme non possono solo riguardare lo spostamento di risorse verso l’impresa e la finanza e non la condizione dei lavoratori. La vera riforma che aspetta questo Paese è quella della progressività fiscale”. Insomma, il segretario generale della Cgil ha riproposto la grande questione delle diverse diseguaglianze, a partire dai più deboli, i pensionati, ora travolti dalla beffa del cosiddetto bonus, mentre sempre più il governo Renzi è sempre più schierato a favore di imprese e industriali. Infatti, spiega Camusso, “dopo le manifestazioni di sabato che ci si dedichi a insultare il sindacato o a determinare l’idea che improvvisamente si moltiplica la politica degli 80 euro, ci sembra un modo per negare la necessità di affrontare i problemi seri di questo paese. Continuare a pensare ai bonus è un modo per dire che continuerà l’ineguaglianza”.

Il capitalismo di relazione abita a Palazzo Chigi

Non è per caso che la Camusso abbia richiamato il cosiddetto “capitalismo di relazione” per giudicare il caso Guidi, una prassi antica quanto l’Unità d’Italia, e attacca ancora: “Credo che basterebbe vedere il modo in cui si è approcciato il tema delle banche per avere dei sospetti”. Renzi aveva annunciato da tempo che con lui il capitalismo di relazione era finito, e da questa analisi faceva discendere i suoi buoni rapporti con l’amministratore delegato della FCA, la Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, considerato industriale moderno, un modello da seguire. Cosa si scopre invece? Che il capitalismo di relazione dimora proprio a Palazzo Chigi. Infatti, ha proseguito Camusso, “non ci si può immaginare che l’idea delle riforme riguardi solo lo stanziamento di risorse verso l’impresa e la finanza e non ci sia mai un’idea seria di riforma che riguardi la condizione dei lavoratori. L’esempio più banale è che della vera grande riforma di cui ci sarebbe bisogno nel paese, la riforma sulla progressività fiscale, sull’abbassamento delle tasse sul lavoro e la redistribuzione, non se ne parla proprio”.

Una politica economica e industriale da paese europeo, chiede Camusso

Insomma, Camusso, la Cgil intera, pretendono finalmente una politica economica e una politica industriale serie. Ed anche qualche cenno di rispetto istituzionale da parte di Renzi. Così Camusso giudica la decisione di Renzi e del Pd di spingere verso l’astensionismo di massa l’elettorato nel Referendum sulle trivelle: “Non va bene invitare le persone a non andare al voto e a non utilizzare uno strumento importante di democrazia diretta come il referendum. Sul merito del quesito – conclude Camusso – esistono tante opinioni e penso che ognuno deciderà liberamente come votare”.

 

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