Le ossessioni di Renzi: magistrati, intercettazioni, diritti dei lavoratori. Pittella e Serracchiani lo consolano

Le ossessioni di Renzi: magistrati, intercettazioni, diritti dei lavoratori. Pittella e Serracchiani lo consolano

“L’Italia si sta rialzando dopo anni di declino e ludibrio internazionale e questo è merito di Renzi. Stiamo tornando nel futuro. È complicato, faticoso ma l’Italia è pronta”. Invece che tornare nel futuro gli italiani preferirebbero intanto vivere meglio nel presente. Perché,come tutti sanno, il futuro non ha un volto ignoto, lo si deve costruire nel presente. Comunque sia, l’incredibile affermazione la si deve non a uno che  per caso passava per strada ma, pensate un po’, al presidente del gruppo Socialisti e democratici al Parlamento europeo, un lucano il quale, sempre per far piacere a Renzi, spende parole di fuoco in un elogio sperticato al petrolio. “Tempa rossa” una operazione utile, dice, “Il petrolio  è e deve rappresentare ancor più per la Basilicata una fonte importante di sviluppo e di crescita”.

Passiamo a Deborah Serracchiani, vicesegretaria del Pd. Sembra una che non sente, non vede, non c’è e se per caso c’era non si  è accorta di niente. “È in atto una denigrazione delle istituzioni. Pur di attaccare l’avversario politico, Renzi e i Democratici, si danneggia l’Italia “. Pensa che il governo non esca logorato ma casomai più determinato dall’inchiesta di Potenza, ma  minaccia: “Dare spallate al governo non conviene a nessuno e non credo che l’obiettivo della minoranza dem sia farlo cadere”. Le viene chiesto se l’inchiesta di Potenza metta in imbarazzo il Pd e lei “Nessun imbarazzo e nessun mistero. Tutto alla luce del sole”.

Turba il sonno al premier l’elezione di  Davigo  a presidente dell’Anm

Riportiamo solo queste due “dichiarazioni”, ce ne sono molte altre, sembrano fatte in fotocopia a sostegno del premier e segretario del Pd, sempre più preoccupato, sempre più nervoso in preda a vere e proprie ossessioni: gli turbano il sonno i magistrati in particolare  l’acclamazione di Davigo a presidente dell’Anm, le intercettazioni, i sindacati che si permettono di organizzare manifestazioni, la Cgil in particolare che vuole ripristinare i diritti dei lavoratori ed ha registrato un grande successo con le  assemblee in tutto il paese, nei luoghi di lavoro. Lo turbano in particolare le critiche  con cui è stato accolto il Documento di economia e finanza che vengono non solo dai soliti “gufi”. Trova ristoro ormai solo  incontrando i giovani della scuola di partito ai quali tiene veri e propri comizi. La giustizia ormai sempre in primo piano, ai magistrati l’avvertimento a rigar dritti. Non è riuscita l’operazione di  rottura, da destra, dell’Anm, non è un caso che fra i sottosegretari ci sia  Ferri, già leader di Magistratura indipendente di cui è ancora il tutore. Proprio dalla rottura di Mi provocata da Camillo Davigo nasce la sua candidatura e il recupero dell’unita della Associazione.

Il giovanotto di Rignano. Contro di noi una offensiva mediatica con le intercettazioni

E Renzi attacca subito: “Non ci sarà una invasione di campo della magistratura. Noi non mettiamo bocca su quello che devono fare loro e loro non mettono bocca nel procedimento legislativo”. Ancora: “Il rapporto con la magistratura è sempre stato di subalternità o di attacco: è arrivato il momento di dire che noi facciamo il tifo per la giustizia, ma la politica non è una cosa sporca, è una cosa bella che non accetteremo mai di rendere subalterna a niente e nessuno”. Addirittura pretende che i magistrati non esprimano opinioni nel merito delle leggi, cosa che la Costituzione garantisce ad ogni  cittadino e attacca: “C’è stata una offensiva mediatica, ogni  giorno casualmente usciva un nome di un ministro, di un sottosegretario, tutto casuale naturalmente”. E ricorda che la “legge sulle  intercettazioni (il bavaglio ai giornali, ndr) la facciamo noi, non i magistrati”. E chiede una accelerazione, un decreto del governo. Davigo risponde per le rime: ricorda che la pubblicazione di intercettazioni davvero non pertinenti è già “vietata dalla legge penale quanto meno dal reato di diffamazione”. Le pene per diffamazione sono “adeguate”, se si ritiene che non lo siano “basta aumentarle”. E i rapporti fra Politica e Magistratura? Non cade nella trappola renziana, pacatamente afferma che “chiediamo solo il rispetto del nostro lavoro e della nostra dignità”.

Il nervosismo lo porta anche a incorrere in clamorose gaffe, Napoli e la pizza

Passiamo su altri versanti che turbano il giovin signore di Rignano e lo spingono anche a clamorose gaffe. Intanto ci sono i sondaggi. È vero che vanno presi con le molle ma quando i risultati  delle diverse agenzie  sono simili  può darsi che ci azzecchino. E tutti i sondaggisti danno in calo la fiducia in Renzi, meno voti per il Pd nelle prossime amministrative e, quel che più conta la stragrande maggioranza degli italiani pensa che la corruzione sia aumentata. E Renzi Matteo perde la bussola. Intervistato da Repubblica, cronaca di Napoli, racconta di quanto il governo stia facendo per Napoli, per il Mezzogiorno. La gaffe: dice a un certo punto “se il Sud continua a raccontarsi come il sito di Gomorra…”. Lo interrompe la giornalista dandogli un aiutino: “Lei intende senza nulla togliere a  Gomorra ovviamente”, Renzi raccoglie: “Certo senza nulla togliere alla lotta alla mafia ad ogni livello. Ci mancherebbe”. Già, però ci mancava. Sempre nell’intervista una perla. Dice Renzi: “Quando ad un leader mondiale ho suggerito un luogo del Mezzogiorno per tenere una iniziativa…”. Non bastava dire un leader, lui doveva far sapere che parla con quelli mondiali. Infine, senza togliere nulla alla pizza, dire che è la risorsa per Napoli ci pare un po’ troppo.

Il Documento economico non vale niente. Il pareggio di bilancio solo nel 2019

Si arriva così al fatto più importante, la presentazione del Def. Renzi e Padoan hanno tentato una operazione diversiva. Altro che intercettazioni, ministri che fanno volare gli stracci, noi garantiamo la crescita, va tutto bene anche se ci sono difficoltà in tutto il mondo. Siamo un grande paese, ci concentriamo sullo sviluppo. Il Def è stato accolto, nel migliori dei casi, come un pannicello caldo, qualche rimedio, niente di più. Annunci, hanno detto i sindacati. Questa volta sono i numeri a parlare chiaro. Quel documento non vale niente. Solo delle enunciazioni per ottenere da Bruxelles maggiore flessibilità “dimostrando – dice Susanna Camusso – di essere i più bravi a fare quello che vuole Bruxelles”. Fra le righe del documento si scopre che il pareggio di bilancio slitta al 2019. Fra le cose certe che  il governo vuole mettere in campo un decreto con il quale si colpisce la contrattazione nazionale. “Se il provvedimento del governo – afferma il segretario generale della Cgil – serve a rendere strutturale la decontribuzione del salario di produttività, ben venga, non c’è bisogno di una legge. Se invece si ha in mente che il contratto nazionale non è fondamentale per le politiche salariali penso sia un follia”. Diciamo noi: in cambio di un po’ di flessibilità si penalizzano i diritti del mondo del lavoro. Come vuole Bruxelles.

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