Italicum, il ricorso contro la nuova legge elettorale approda anche al tribunale di Roma

Italicum, il ricorso contro la nuova legge elettorale approda anche al tribunale di Roma

Il ricorso contro la legge elettorale, il cosiddetto “Italicum”, approda anche al Tribunale di Roma. È stata fissata per il prossimo 12 luglio, infatti, la prima udienza del relativo procedimento, che si svolgerà davanti alla 1° sezione civile. La giudice, dott.ssa Bianchini, sarà chiamata a pronunciarsi sulla rilevanza e non manifesta infondatezza delle questioni di incostituzionalità sollevate dagli avvocati Felice Besostri, Anna Falcone e Arturo Salerni. Alcune di queste questioni, già oggetto di analoghi ricorsi in altri diciannove tribunali italiani, sono già state accolte dal tribunale di Messina lo scorso 24 febbraio e rimesse alla Corte Costituzionale. I ricorrenti davanti al giudice romano sono: Gianni Ferrara, Arturo Scotto, Loredana De Petris, Massimo Cervellini, Alessandro Di Battista, Roberta Lombardi, Stefano Fassina, Alfiero Grandi, Antonello Falomi, Salvatore Formica, Domenico Argondizzo, Enzo Marzo, Giannetto Epifanio, Aldo Tortorella, Andrea Guerrieri, Maria Rosaria Damizia, Mario Angelelli.

Come si ricorderà, il tribunale di Messina ha già accolto, in febbraio, sei dei tredici motivi di incostituzionalità proposti dai ricorrenti. Un’iniziativa nata nell’ambito del Coordinamento per la democrazia costituzionale, in cui si è costituito un gruppo di avvocati anti-Italicum coordinati dall’avvocato Felice Besostri, già protagonista della battaglia contro il Porcellum, poi dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Tra i motivi accolti quelli relativi al premio di maggioranza e alla mancanza di soglia minima. Nel dettaglio, i dubbi di costituzionalità accolti a Messina riguardavano: il “vulnus al principio di rappresentanza territoriale”; il “vulnus al principio di rappresentanza democratico”, punto connesso col premio maggioranza; la “mancanza di soglia minima per accedere al ballottaggio”; la “impossibilità di scegliere direttamente e liberamente i deputati”, questione legata ai capilista; le “irragionevoli soglie di accesso al Senato residuate dal Porcellum”; la “irragionevole applicazione della nuova normativa limitata solo alla Camera dei deputati, a Costituzione invariata”, e non al Senato.

Con la discussione generale inizia oggi alla Camera il percorso che porterà all’approvazione definitiva della riforma Renzi-Boschi che stravolge la Costituzione nata dalla Resistenza. Una riforma voluta, anzi imposta al parlamento dal governo, che ora vuole utilizzare il referendum a fini plebiscitari. Il combinato disposto delle pretese riforme della Costituzione e della legge elettorale cambiano la sostanza della nostra Repubblica, fondata sulla centralità del Parlamento e avviano un processo che punta alla instaurazione di una sorta di premierato assoluto. Senza più contro-poteri esterni (il Senato) né effettivi contro-poteri interni alla Camera dei deputati, e quindi capace di imporre – senza mediazioni parlamentari – le scelte politiche ai cittadini, ridotti a votare ogni 5 anni senza più la possibilità di farsi sentire efficacemente per il tramite dei partiti presenti in Parlamento. Per difendere i principi della sovranità e della rappresentatività popolare, domani a partire dalle 17, il Comitato del No al referendum costituzionale (che sta già raccogliendo le firme in tutta Italia) ha organizzato un presidio in piazza Montecitorio, al quale invita a partecipare tutti i cittadini che vogliono far sentire il propriodissenso nei confronti di una “deforma” approvata da un parlamento di nominati con una legge elettorale “porcellum” dichiarata incostituzionale. Saranno presenti gli esponenti del Comitato del No al Referendum e del Comitato per i referendum abrogativi della legge elettorale “Italicum”.

Martedì dalle ore 17 presidio a Roma davanti a Montecitorio, in occasione del voto definitivo sulla deforma costituzionale

Con la discussione generale inizia oggi alla Camera il percorso che porterà all’approvazione definitiva della riforma Renzi-Boschi che stravolge la Costituzione nata dalla Resistenza. Una riforma voluta, anzi imposta al parlamento dal governo, che ora vuole utilizzare il referendum a fini plebiscitari. Il combinato disposto delle pretese riforme della Costituzione e della legge elettorale cambiano la sostanza della nostra Repubblica, fondata sulla centralità del Parlamento e avviano un processo che punta alla instaurazione di una sorta di premierato assoluto. Senza più contro-poteri esterni (il Senato) né effettivi contro-poteri interni alla Camera dei deputati, e quindi capace di imporre – senza mediazioni parlamentari – le scelte politiche ai cittadini, ridotti a votare ogni 5 anni senza più la possibilità di farsi sentire efficacemente per il tramite dei partiti presenti in Parlamento. Per difendere i principi della sovranità e della rappresentatività popolare, domani a partire dalle 17, il Comitato del No al referendum costituzionale (che sta già raccogliendo le firme in tutta Italia) ha organizzato un presidio in piazza Montecitorio, al quale invita a partecipare tutti i cittadini che vogliono far sentire il proprio dissenso nei confronti di una “deforma” approvata da un parlamento di nominati con una legge elettorale “porcellum” dichiarata incostituzionale. Saranno presenti gli esponenti del Comitato del No al Referendum e del Comitato per i referendum abrogativi della legge elettorale “Italicum”.

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