Il Renzi furioso, tra un referendum e una mozione di sfiducia, occupa gli spazi informativi. Un Pd spappolato in crisi d’identità. I governatori contro il governo centrale

Il Renzi furioso, tra un referendum e una mozione di sfiducia, occupa gli spazi informativi. Un Pd spappolato in crisi d’identità. I governatori contro il governo centrale

Dopo il voto referendario e l’ondata di polemiche politiche che ne sono seguite, attendiamo con particolare interesse gli sviluppi delle mozioni di sfiducia presentate al Senato dal Movimento 5 Stelle e da Forza Italia e Lega, in base al cosiddetto Petrolgate, la vicenda giudiziaria che ha coinvolto la ministra dello Sviluppo, Federica Guidi, costringendola alle dimissioni. Finalmente in un’aula parlamentare, a partire da martedì 19 aprile, si dovrà fare chiarezza su una vicenda scabrosa e delicata, che riguarda molteplici conflitti di interesse, il criterio col quale Renzi ha scelto i ministri, il coinvolgimento della ministra Boschi nella elaborazione dell’emendamento notturno alla legge di Stabilità, da cui ha preso avvio un filone delle indagini della Procura di Potenza. In realtà, le polemiche referendarie hanno messo la sordina alle mozioni di sfiducia, ma politicamente tutto si tiene.

Un Renzi nervoso occupa gli spazi informativi: l’uomo solo al microfono

Il nervosismo manifestato da Matteo Renzi, un minuto dopo la chiusura delle urne, con quelle accuse gridate e demagogiche contro “alcuni presidenti di regione”, colpevoli di aver coerentemente creduto in un quesito referendario, e confermato oggi a più riprese, sempre senza contraddittorio, è il segno dei timori che il premier avverte. Egli è consapevole del fatto che 15 milioni e mezzo di votanti, nonostante tutto, rappresentano un pericolo per le sorti del “suo” referendum, quello sulla riforma costituzionale previsto per ottobre, ed è anche consapevole che una partecipazione così bassa potrebbe penalizzare i “suoi” candidati alle amministrative di giugno. Potrebbe perdere Roma, Milano e Napoli in un solo durissimo colpo, dopo essere stato lui stesso il king maker di tutti i candidati del Pd. E infine, non è detto che l’inchiesta potentina non abbia ulteriori riflessi sul governo, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati del sottosegretario alla Sanità Vito De Filippo. A tutto ciò si aggiunge la lite furiosa con la signora Merkel su una questione non secondaria come la proposta italiana degli Eurobond e del cosiddetto Migrant Compact, per dare una soluzione alla vicenda dei profughi e dei migranti.

Le mozioni di sfiducia al Senato sul caso Guidi-Boschi

Per tornare alle mozioni di sfiducia di martedì, “conformemente alla prassi, i tempi del dibattito saranno quelli normalmente riservati alle mozioni e per ciascuna mozione di sfiducia avrà luogo un’autonoma votazione per appello nominale”, ha detto in Aula lo scorso 6 aprile il presidente Pietro Grasso. I Cinque Stelle, con Luigi di Maio, hanno già comunicato che voteranno a favore di tutte le mozioni di sfiducia depositate, e secondo quanto si apprende, anche la Lega si appresterebbe a dare il proprio sì a quella M5S, con un appoggio incrociato. Quanto a Forza Italia martedì è fissato un direttivo del gruppo alle 13, e sarà con ogni probabilità quella la sede in cui si deciderà come procedere operativamente sulle votazioni. Delle mozioni si è parlato lunedì sera nell’Assemblea congiunta dei gruppi parlamentari di Senato e Camera del Movimento 5 Stelle. Si è anche affrontato il tema della raccolta di firme per il referendum costituzionale. “La situazione soggettiva del presidente del Consiglio dei ministri e di altri ministri, alla luce dei nuovi fatti emersi, risulta sempre più incompatibile con la delicatezza degli incarichi da essi ricoperti”, si legge, fra l’altro, nel testo messo a punto da M5S che parla anche di “un’ombra” gettata sul ministro per i rapporti col Parlamento, Maria Elena Boschi.

Le dure critiche di Gianni Cuperlo contro la maggioranza del Pd e il suo segretario

Prosegue il fiume di polemiche suscitato dalle interpretazioni sui numeri del referendum e sull’atteggiamento mantenuto dal premier. Gianni Cuperlo, leader della sinistra dem, ha voluto prendere le distanze dal suo segretario: “Vedo affacciarsi paragoni e proiezioni tra il voto di ieri e quello futuro sulla Costituzione. Userei cautela nel maneggiare una materia che chiamerà ciascuno, e presto, a una prova di chiarezza e saggezza”. Per quanto riguarda il referendum di ieri, Cuperlo aggiunge: “Serviva il quorum e il quorum non è stato raggiunto. Quindi chi voleva invalidare il quesito c’è riuscito e ha vinto. Chi, come me, pensava fosse giusto tentare la strada del quorum per far vincere il Sì ha perso”. D’altro canto, “quando 15 milioni e passa di persone escono di casa per recarsi al seggio e dire la loro, il minimo che la politica (il governo e la sinistra) possono fare è mostrare rispetto verso una scelta che, comunque la si pensi, è un patrimonio della nostra democrazia. Irridere in modo scomposto a tutto ciò, oppure – come ha fatto il vicesegretario del Pd – parlare a fine mattina della domenica di risultati migliori delle attese (riferendosi alla bassa percentuale di votanti) è una prova di scarsa considerazione di parte dei tuoi stessi elettori e, temo, di una ancora più scarsa lucidità politica, quella che dovrebbe sconsigliare sempre il dileggio di qualcuno a cui domani potresti dover chiedere aiuto per voltare una pagina diversa”. Dopo aver duramente bacchettato, e non solo per ragioni di stile, il vicesegretario, Cuperlo ha dunque nuovamente insistito sui limiti del segretario-premier, riproponendo il giudizio che egli diede in direzione di assoluta inadeguatezza di Renzi. Tutto giusto: il problema è che nonostante l’ennesima prova fornita nel referendum da Renzi e dai suoi, Cuperlo non riesce ancora a capacitarsi che essi sono impermeabili alle critiche.

Il commento di Susanna Camusso

Sulla stessa lunghezza d’onda, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che così ha voluto commentare la reazione di Renzi e dei renziani al referendum: “Ognuno decide di avere lo stile che ha. Io penso però che festeggiare il fatto che ci sia poca partecipazione al voto sia un errore perché in particolare la politica trae la sua legittimazione dal fatto che ci sia il voto. Quindi, credo che vada sempre ampiamente rispettato e favorito”. Ritorna così la questione ancora non risolta dell’invito all’astensione da parte del premier. Al di là del giudizio sulla legittimazione politica di cui ha parlato Camusso, si stanno intanto moltiplicando le denunce contro Renzi per “induzione all’astensione”, sia da parte di movimenti e associazioni organizzati, che perfino da parte di semplici cittadini, indignati per le posizioni di Renzi. Qualcosa accadrà, sul piano giudiziario. Deciderà la magistratura inquirente quali saranno i passi conseguenti di queste denunce, se darvi corso o se invece archiviarle. Certo, sarebbe interessante che il premier fosse incriminato per “induzione all’astensione”, ad esempio nell’imminenza della consultazione referendaria sul ddl costituzionale.

Loredana De Petris, capogruppo al Senato di Sinistra italiana, presenta esposto alla Commissione europea sulla durata delle concessioni petrolifere

E sempre per restare in argomento giuridico, spicca l’iniziativa della capogruppo Sel al Senato, Loredana de Petris che ha presentato alla Commissione europea un esposto circostanziato sulla durata delle concessioni petrolifere. De Petris scrive in una nota che ”la direttiva 2006/123/CE, cosiddetta direttiva Bolkenstein, vieta il rilascio di titoli a tempo indeterminato per il contrasto con le disposizioni sulla concorrenza e una evidente violazione del diritto comunitario si riscontra anche nei confronti della vigente direttiva sulle estrazioni petrolifere, la n.94/22/CE, in particolare dell’art.4, dove è chiaramente indicato che la concessione deve essere rilasciata per un periodo definito. Immaginate se fosse possibile – prosegue – rilasciare concessioni a sfruttare, a tempo indeterminato, cave, miniere, acque minerali, spiagge e altre risorse pubbliche per definizione. Con il paradosso che oggi solo le concessioni per estrarre idrocarburi rilasciate sottocosta, quelle più pericolose, godono di questo privilegio. Renzi non canti vittoria: l’orientamento del suo governo – conclude- produrrà solo l’ennesima procedura di infrazione a carico del nostro Paese”.

D’Attorre, Sinistra italiana: non si gioca con l’astensionismo

Duro anche il commento di Alfredo D’Attorre, deputato di Sinistra Italiana: “Pezzi di classi dirigente del nostro Paese si sono messi a giocare con l’astensionismo. È grave che l’abbiano fatto anche il presidente del Consiglio in carica e l’ex Presidente della Repubblica. Se Renzi avesse avuto coraggio, avrebbe fatto una legittima battaglia a viso aperto per invitare i cittadini a votare No. Dire di aver vinto perché poca gente va a votare significa mettersi su una china molto pericolosa. Anche perché verranno appuntamenti importanti, come le amministrative e il referendum costituzionale, in cui Renzi non potrà attribuirsi i voti di chi resta a casa. Questa furbizia che ieri ha funzionato, facendo fallire il referendum, potrebbe presto ritorcersi contro chi l’ha messa in atto”.

Enrico Rossi, governatore della Toscana: ha torto Renzi, ma anche Emiliano

Molto interessante anche la posizione del governatore della Toscana, Enrico Rossi, che dà un colpo al cerchio (Michele Emiliano) e un colpo alla botte (Matteo Renzi): “Quando sono le istituzioni a promuovere un referendum, c’è qualcosa che non torna, è la sconfitta della politica”. Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, al referendum è andato a votare (“è un dovere civico”, ha detto postando su facebook l’articolo 48 della Costituzione) e ha votato sì. Ma, il giorno dopo, non fa sconti ai suoi colleghi promotori della consultazione. “Purtroppo questo è un paese che si porta dietro un po’ di vecchi vizi, una volta berlusconiani e antiberlusconiani, ora tutti a dividersi tra renziani e antirenziani, sfuggendo al merito. Vedo che Emiliano su questo è pericolosamente scivolato e questo forse non ha detto bene neppure all’esito del referendum”. Nessuna concessione neppure a tutti coloro che nel Pd intendono, afferma Rossi, strumentalizzare il voto: “Non fa bene al merito delle cose e neppure al Pd. Il Pd non dovrebbe irridere un terzo degli elettori”. Messaggio forte e chiaro indirizzato anche al presidente del Consiglio: “Il fatto che abbia partecipato al voto un italiano su tre, in tempi di scarsa affluenza alle urne, non è un dato di poco conto e al posto di Renzi cercherei di capire cosa esprime questo voto e cercherei di rispettare l’elettorato e di farmene carico, soprattutto laddove questo elettorato ha detto la sua, chiedendo attenzione al mare e quindi controlli e sicurezza sulle piattaforme” di estrazione. Infine, scrive Rossi, “a questo elettorato bisognerà rivolgersi tra meno di sei mesi per il referendum costituzionale, e dargli un ‘ciaone’, come ha fatto qualche arrogantello dentro il Pd, mi sembra una mossa almeno avventata”. Polemica politica, per la quale Rossi si dice più che mai convinto della sua corsa alla segreteria nazionale del Pd.

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