Genova, petrolio nel Polcevera. Squadre al lavoro per evitare che arrivi al mare. Toti: “Se lo permetteranno chiederemo lo stato di emergenza”

Genova, petrolio nel Polcevera. Squadre al lavoro per evitare che arrivi al mare. Toti: “Se lo permetteranno chiederemo lo stato di emergenza”

È ancora alto il livello d’allerta per i quartieri di Borzoli e Fegino, a Genova, per uno sversamento di petrolio avvenuto dapprima nel rio Pianego, poi nel rio Fegino e, da questo, fino al torrente Polcevera, “a seguito della rottura di una tubazione interrata dell’oleodotto che collega la raffineria di Busalla”, da quanto si legge in una nota dell’Iplom, la raffineria responsabile dell’accaduto. L’azienda Iplom ha fornito questa mattina la sua versione dei fatti, affermando inoltre che “l’incidente si è prodotto mentre era in corso il trasferimento di grezzo da una nave nel Porto Petroli di Multedo e il guasto si è verificato perché non sarebbero state chiuse le valvole in tempo, non riuscendo ad impedire al petrolio di raggiungere il rio Pianego”.

Le operazioni, avviate d’intesa con il Comune e il sindaco Marco Doria, proseguono ininterrottamente dalle ore 19 del 17 aprile e sin dal primo momento è stato attivato dall’Iplom un piano di emergenza, in collaborazione con cinque squadre dei Vigili del Fuoco, in particolare il nucleo Nbcr specializzato negli interventi in caso di rischio nucleare, biologico, chimico e radioattivo, che ha versato dello schiumogeno per formare uno strato tra il greto e l’aria, proprio per “ingabbiare” la sostanza. Dapprima sono state realizzare tre dighe con escavatori, all’altezza dell’Ikea a Campi, poi sono state usate delle panne anti-inquinamento, schiumogeni e dei mezzi autospurgo per l’assorbimento del prodotto lungo tutto il corso del torrente Polcevera, al fine di riportare alla normalità la situazione ed evitare che la grande quantità di petrolio giunga più a valle, verso la città di Genova, contaminando ulteriormente le acque e le zone circostanti. La prontezza e l’efficienza delle squadre ha permesso fino ad ora di tenere sotto controllo i flussi di petrolio, impedendo che si riversassero in mare, ma ancora il livello di guardia non può essere abbassato, tant’è che infatti sono comparse, nelle ultime ore, tracce di idrocarburi a chiazze, disseminate lungo tutta l’asta terminale del torrente, tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, a segnalare l’incombenza del fenomeno e la massima urgenza di una definitiva risoluzione. In questo ultimo tratto è stata costruita da una ditta di servizi ecologici del porto di Genova e a cura della capitaneria di Porto una briglia sifonata per separare il combustibile dall’acqua del torrente e aspirarlo poi in un secondo momento continuando con le operazioni di bonifica. Il sostituto procuratore presso la procura di Genova Alberto Landolfi ha avviato un’indagine a carico di ignoti per inquinamento e disastro colposo, ponendo sotto sequestro il deposito costiero della Iplom di Busalla, in modo da poter attuare tutte le indagini del caso, affidate all’Arpal (l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente Ligure) per verificare cosa sia accaduto realmente in quel luogo e ad una squadra di tecnici in particolare per fornire una stima del danno ambientale procurato.

Direttore Iplom, Vincenzo Colombo: “Stiamo mettendo in atto tutto il possibile”

Il direttore di Iplom, Vincenzo Colombo, in una delle tante riunioni per fare il punto della situazione afferma: “Stiamo mettendo in atto tutto il possibile per limitare i danni e le conseguenze insieme alle istituzioni. Come succede quando, sfortunatamente, incorriamo in episodi negativi: tempestività nell’intervento se verifichiamo qualcosa di anomalo, dopo, recupero della materia e infine la bonifica, di cui, come è doveroso, ce ne facciamo carico”.  Nel ricostruire gli avvenimenti afferma: “Abbiamo subito fermato l’oleodotto ed è seguita una segnalazione di odore di greggio dalla zona di Fegino. Quindi abbiamo verificato la perdita, sezionando le valvole a monte e a valle del tratto, per minimizzarne gli effetti. Successivamente ci siamo dati da fare per organizzare il contenimento degli effetti della perdita, attraverso le ditte di cui ci serviamo”.

Appelli alla cittadinanza: restare in casa

Sono stati rivolti appelli per la sicurezza e per l’incolumità dei cittadini di restare in casa, con porte e finestre chiuse, di tenersi lontani dai luoghi contaminati per non respirare le esalazioni degli idrocarburi, ma la preoccupazione e il timore dilagano in queste ore, spingendo decine e decine di persone a scendere sulle rive dei torrenti per seguire e tenere sotto controllo la situazione da vicino. Il disastro ha colpito non solo una vasta fetta di territorio in termini di patrimonio ambientale, ma ha anche condizionato la vita di migliaia di persone che vivono ai margini dei torrenti e che sono costrette a fare i conti con i rischi che tale situazione può comportare per la loro salute. Stamani è stata parzialmente riaperta al traffico via Borzoli, tra via Ferri e l’impianto sportivo del Lago Figoi, per agevolare le operazioni di disinquinamento, ma è stato immediato l’ordine di chiusura di strutture di aggregazione: scuole, centri sociali, come l’istituto comprensivo a Borzoli.

Il sindaco Doria: “L’intervento continuerà fin quando non vi sarà più pericolo per l’ambiente e per la salute”

Il sindaco di Genova Marco Doria afferma: “Stiamo valutando se dal punto di vista legale ci sono le condizioni per chiedere i danni per questo incidente. Stiamo anche valutando – ha aggiunto- tutti i provvedimenti necessari per disciplinare queste attività che rischiano di creare danno. Tutte le nostre strutture di protezione civile sono impegnate da ieri per l’emergenza e continuano l’intervento fino a quando il pericolo per l’ambiente e per la salute non ci sarà più”.

Giovanni Toti: “Se lo permetteranno chiederemo stato di emergenza”

Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, durante il sopralluogo con l’assessore all’ambiente, Giacomo Giampedrone, afferma: “Siamo in contatto quasi costante con il ministro dell’ambiente Galletti, per decidere quali saranno i percorsi per chiedere i fondi necessari all’importante opera di bonifica e, se le condizioni di legge lo permetteranno, potremmo chiedere lo stato di emergenza. Questa non è solo un’emergenza regionale ma è nazionale, visto il danno ambientale. Serviranno fondi straordinari perché questo corso d’acqua ha subito un danno molto serio”. Aggiunge: “C’è stato un ottimo lavoro da parte di tutti, con grande competenza e celerità che ha impedito che parte del petrolio sversasse in mare e quindi il danno maggiore è stato evitato. La falla è stata chiusa. Al momento tutto quello che si poteva fare si sta facendo”. Toti ha inoltre spiegato, fornendo ulteriori rassicurazioni, che si tratta di petrolio nigeriano “molto pesante” le cui esalazioni “non rappresentano un problema per la popolazione”.

Stefano Quaranta: “Ulteriore segnale sulla necessità di una riconversione ecologica della nostra economia”

Stefano Quaranta, deputato di Sinistra Italiana, commenta, sottolineando proprio come l’incidente, accaduto in concomitanza con il referendum anti-trivelle, sia “un ulteriore segnale sulla necessità di puntare su una riconversione ecologica della nostra economia”. “Questo incidente ci deve fare riflettere su come impianti industriali di quel tipo possano convivere con le esigenze di sicurezza e la qualità della vita di tanti cittadini” afferma Quaranta. “Purtroppo – continua- nonostante lo sforzo di vigili del fuoco e protezione civile che si sono attivati e hanno operato con grande efficienza, non si è evitato un nuovo disastro ambientale parte del greggio è arrivato in mare e oggi non possono bastare le rassicurazioni che la Iplom si affretta a rilasciare circa prossimi interventi e messa in sicurezza degli impianti, quando a distanza di quasi ventiquattro ore dall’incidente gli abitanti della Valpolcevera sono stati consigliati di tenere le finestre chiuse, segno che l’emergenza è ancora in corso”. Così conclude: “Il ministro Galletti ha garantito che seguirà gli sviluppi con la massima attenzione, mi auguro che l’impegno preso verrà mantenuto, perchè gli abitanti della Valpolcevera hanno già pagato un prezzo altissimo, in questi ultimi trent’anni, in termini di salute e qualità della vita”.

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