Milano. La sinistra non subalterna trova il candidato, Curzio Maltese. Soluzione problematica ma doverosa

Milano. La sinistra non subalterna trova il candidato, Curzio Maltese. Soluzione problematica ma doverosa

Maltese non ha molte possibilità di diventare il nuovo primo cittadino di Milano. Ma la sua candidatura consente un’operazione di riordino e di raccolta della sinistra milanese che non si riconosce in Beppe Sala (cioè in Renzi) e l’opportunità di riprendere e sviluppare sul terreno programmatico il percorso di Giuliano Pisapia.

Partiamo da una constatazione. Fino ad oggi il cosiddetto Partito della Nazione riesce a spadroneggiare in parlamento (grazie anche alle non gratuite sponde degli Alfano e dei Verdini), ma non è ancora riuscito ad imporsi a livello locale. Soprattutto nelle grandi città, quasi ovunque, alle ultime tornate amministrative i candidati promossi o vidimati dal partito democratico sono stati sconfitti da candidati alternativi, spesso rappresentativi, oltre che di spinte autonomistiche locali, anche di istanze della sinistra abbandonate da un Pd in crescente crisi identitaria e già avviato sulla strada di una frettolosa renzizzazione.

Questo fino a ieri. Anzi, fino ad oggi

Il caso di Beppe Sala, a Milano, dimostra che il renzismo oggi è più agguerrito, va all’assalto di Comuni e Regioni ed è in grado di imporsi anche sul terreno delle amministrazioni locali, se a sinistra non si è capaci di concorrere a un progetto unico e a candidature non sparpagliate.

Persa la corsa alle primarie – per chi ha voluto correrla – la sinistra non può lasciare campo libero a mister Expo, che, a dispetto dei suoi attestati di stima per il sindaco uscente, non ha nessuna intenzione, e nemmanco la capacità, di rappresentare una linea di continuità con la passata amministrazione. Di ciò nessuno a Milano dubita. Tant’è che a destra gli hanno volentieri opposto un candidato – Parisi – col quale Sala competerà sullo stesso terreno.

Sala, se nessuno lo contrasterà e condizionerà a sinistra sul piano programmatico, riconsegnerebbe di fatto il capoluogo lombardo alla destra. Se – come è nell’ordine naturale delle cose – si andrà al ballottaggio, il candidato del Pd potrà conquistarsi Palazzo Marino solo concertando un programma e una giunta che non deludano l’elettorato di sinistra, quello che aveva vinto e governato con Pisapia.

La partita a Milano si gioca fondamentalmente su quattro candidature: di Sala e di Parisi si è detto; poi c’è la Bedori, debolissima esponente grillina, difficilmente in grado di aspirare al ballottaggio (sembra quasi che i Cinque Stelle puntino tutto sulla Capitale e diano per persa Milano). A loro si aggiunge ora Curzio Maltese. Ci sarebbe anche Corrado Passera, ma la sua candidatura non ha suscitato alcun entusiasmo al di fuori della sua cerchia parentale.

Alla scelta di Maltese non si è arrivati facilmente. La partecipazione alle primarie del centrosinistra da parte di SEL (o almeno di una sua parte) e di altri spezzoni della sinistra ha complicato, e non poco, la maturazione di una candidatura che non si limitasse ad operazioni di bandiera.

Maltese è un giornalista di prestigio, una penna caustica e raffinata che ha lasciato (momentaneamente) Repubblica, per accedere all’Europarlamento (ove, per la verità, non si è segnalato per assiduità). Prima che maturasse la sua candidatura, altre ne erano circolate. Da quella di Pippo Civati (che continua ad attendere non si sa quali albe radiose per mettersi in gioco) a quella di Nando Dalla Chiesa.

Maltese rappresenta certamente qualche tratto tipico della società civile insofferente ai partiti, ma non alla politica; radicalmente ostile al renzismo, che considera succedaneo del berlusconismo, rappresenta una convincente candidatura per l’elettorato che credette in Pisapia e che certamente non crede in Sala.

Verrà osteggiato come inutile antagonista al candidato scelto dalle primarie, a tutto vantaggio del candidato unico delle destre. È una storia risaputa. Che troverà una risposta nel ballottaggio, quando Sala dovrà calare le carte (e anche i conti dell’Expo), se vorrà avere i voti della sinistra per diventare sindaco.

Renzi vorrebbe conquistare Palazzo Marino senza colpo ferire. La disossata sinistra del Pd finora non è stata in grado di frenarne la corsa. Ma, se non si trova qualche Verdini in salsa meneghina, Milano ancora una volta può battere il tempo al resto del paese.

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