L’omicidio del giovane Regeni rivela le tante ombre della politica estera renziana per il Medio Oriente

L’omicidio del giovane Regeni rivela le tante ombre della politica estera renziana per il Medio Oriente

Sulla tragica vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore italiano di 28 anni, tragicamente scomparso al Cairo in circostanze quanto meno misteriose, si sta giocando una partita più grande di quanto si poteva prevedere. Intanto, vi sono almeno due stranezze in queste ultime ore.

La prima stranezza: fonti dell’intelligence smentiscono una apparente “non notizia”

La prima è il comunicato di agenzia con cui i servizi di intelligence italiani prendono apertamente le distanze dalla vicenda. “Stupore e costernazione”: gli 007 commentano così la notizia, diffusa su alcuni blog e siti, circa presunti collegamenti tra Giulio Regeni e i servizi di sicurezza italiani. “Ogni e qualsiasi collegamento di Regeni con l’Intelligence italiana è da smentire categoricamente”, tagliano corto fonti qualificate dell’Intelligence raggiunte dall’Adnkronos, così come sono da ”rifiutare con determinazione” certe “inqualificabili falsità e strumentalizzazioni” della vicenda riguardante il ricercatore universitario di 28 anni, scomparso al Cairo il 25 gennaio e trovato morto la sera del 3 febbraio. Questa la secca smentita da fonti che l’agenzia di stampa considera attendibili. Se i servizi di intelligence non fossero stati tirati in ballo esplicitamente da alcuni “blog e siti Internet” si sarebbe pensato a una sorta di “excusatio non petita”. Certo è che, quanto meno, i nostri servizi segreti, anche nell’imminenza di importanti visite di stato in Egitto, sono comunque colpevoli di omissioni.

La seconda stranezza: il viaggio della ministra Guidi e della delegazione commerciale guidata da Eni

La seconda stranezza è sollevata dal quotidiano londinese Guardian e si collega direttamente alla precisazione dei servizi di intelligence. Il Guardian scrive di un vertice commerciale tra una delegazione italiana guidata dalla ministra dello Sviluppo Guidi e una delegazione ministeriale dell’Egitto. Secondo il Guardian, questo vertice, in programma in questi giorni, e nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere di Regeni, avrebbe dovuto sancire importanti legami economici tra i due paesi, soprattutto dopo la scoperta di giacimenti di gas naturale da parte dell’Eni in Egitto. E fu proprio Renzi, in una visita del 2015, a proporre l’Eni come partner fondamentale per l’Egitto. Ora, la domanda che si pone il Guardian è se questo vertice si sia davvero tenuto con l’agenda programma, o se invece il governo italiano non abbia invece deciso, nelle circostanze della morte del giovane ricercatore, quanto meno di rinviarlo, o di annullarlo. A questo punto, si apre la domanda relativa al ruolo delle nostre agenzie di sicurezza all’estero: come è possibile che nell’imminenza di questo vertice nessuno ne sapesse nulla, a proposito della sua scomparsa avvenuta il 25 gennaio? E perché il governo non ha dato notizia della presenza della ministra Guidi e della delegazione tra il 4 e il 5 febbraio? Mistero. Solo che questo non è un romanzo di John Le Carré, ma la durissima realtà di un assassinio, i cui contorni e la cui dinamica può condurre a conseguenze particolarmente importanti per l’Italia nei suoi rapporti con l’Egitto di Al-Sisi, salito al potere dopo un vero e proprio golpe sostenuto dalle potenze occidentali.

Regeni non è il primo cittadino straniero ucciso in Egitto. Renzi lo sapeva

Il fatto è che la morte del giovane Regeni non è la prima che accade in Egitto a cittadini di nazionalità non egiziana, e in circostanze molto sospette. Il francese Eric Lang morì dopo essere stato selvaggiamente picchiato dai compagni di cella mentre era in custodia giudiziaria nel settembre del 2013. Le forze di sicurezza egiziane uccisero 12 persone, tra le quali otto turisti messicani che viaggiavano nel deserto occidentale nel 2015. Lo stesso rapimento e l’esecuzione del cittadino croato Tomislav Salopek, attribuiti all’Isis, nella provincia del Sinai nell’agosto del 2015 vennero considerati molto insoliti inconsueti. Dunque, nell’Egitto di Al-Sisi vi sono stati dei precedenti, prima dell’uccisione di Regeni, e forse da Palazzo Chigi sarebbe stato opportuno segnalare le anomalie. Tuttavia, sembra di capire che Renzi sia più orientato a concludere affari piuttosto che rilevare le drammatiche anomalie in Paesi dal volto totalitario e disumano. Renzi è andato in Arabia Saudita, ha accettato regali costosissimi, forse ha concluso qualche affare, ma non ha cavato alcun ragno dal buco dei diritti civili e delle libertà in quel paese. Ha ricevuto il presidente dell’Iran, col quale ha concordato un piano di investimenti per 17 miliardi, ma non ha neppure sfiorato il tema delle esecuzioni capitali contro gli oppositori del regime, politici e religiosi. Ora, si apre il versante egiziano, purtroppo con la vicenda tragica dell’uccisione misteriosa del giovane ricercatore. È opportuno e ineludibile che Renzi riferisca al Parlamento questo insieme increscioso di relazioni pericolose con dittatori del Medio Oriente e del Nord Africa.

Gli strani “nemici” evocati dall’ambasciatore egiziano

E dal momento che le cose stanno così, non stupiscono le parole dell’ambasciatore egiziano in Italia, che cerca di gettare acqua sul fuoco, ma che conferma molti sospetti. Amr Helmy scrive in una nota che “È importante non dare a certi ‘nemici’ l’opportunità di strumentalizzare la morte del giovane” Giulio Regeni e “minare” così “i rapporti stabili e eccellenti fra i nostri Paesi”. Amr Helmy aggiunge: “ribadisco che le indagini saranno svolte con la massima trasparenza e collaborazione, in quanto la morte dello studente rappresenta un evento che ha colpito le istituzioni e l’opinione pubblica italiane”. Il Cairo, ribadisce il diplomatico, tratta “il caso con la massima serietà e obiettività. Assicuro – aggiunge Helmy – che tramite la nostra collaborazione identificheremo i responsabili che hanno commesso questo reato feroce e che saranno puniti in conformità alla legge”. È già un’ammissione che non si è trattato di un incidente automobilistico, come all’inizio volevano far credere le autorità di polizia egiziane. L’ambasciatore conferma che si è trattato di un omicidio. Ma a che punto sono le indagini? E chi sono i “nemici” di cui parla l’ambasciatore che vorrebbero strumentalizzare la morte del giovane? Il ministro degli esteri Gentiloni non risulta aver chiesto interpretazioni né spiegazioni.

La nota della federazione nazionale della stampa

Sul piano della reazioni, si segnala la nota della Fnsi: “Vogliamo unire anche la nostra voce a quelle di chi, anche in queste ore, sta chiedendo verità e giustizia per Giulio Regeni, un giovane che aveva nel cuore il desiderio di ‘illuminare’ le periferie e di raccontare le oscurità e il malaffare”. Lo affermano in una nota il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti. “Sono ancora troppe le contraddizioni e le oscurità nelle versioni fornite dalle autorità egiziane. E del resto – proseguono i vertici della Fnsi – sarà bene non dimenticare che, come più volte denunciato da Amnesty International, in Egitto è largamente praticata la tortura e le carceri egiziane ‘ospitano’ decine di intellettuali, scrittori, giornalisti e oppositori politici dell’attuale regime. Dal momento che uno dei possibili moventi dell’assassinio di Giulio Regeni, collaboratore del Manifesto, potrebbe essere collegato proprio alle inchieste da lui realizzate in Egitto, sarebbe importante ridare forza e voce a quelle inchieste e ripercorrere, anche mediaticamente, il suo percorso, in modo da illuminare a giorno la vicenda professionale e umana di Giulio e ‘costringere’ le autorità egiziane a ricercare davvero fino in fondo verità e giustizia”.

Le mosse di Federica Mogherini dal punto di vista di Bruxelles

L’Unione europea “è certamente al fianco dell’Italia per fare in modo che la massima collaborazione sia garantita dalle autorità egiziane” per avere “la massima chiarezza sulla responsabilità e la dinamica” della morte dello studente italiano Giulio Regeni. Come ha detto l’alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini, si tratta di “un caso che ha sconvolto tutti noi, non solo italiani ma europei”, e per questo il capo della diplomazia europea ha acconsentito ad Amsterdam di fare un’eccezione alla regola di parlare solo dei temi del Consiglio informale in corso. Mogherini ha detto di avere già “parlato della questione con il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shokry proprio ieri a Londra”. “In questo caso – ha proseguito – come in eventuali altri casi che possono avvenire, l’Unione europea è pronta a fare quanto in suo potere sul piano diplomatico e su quello delle relazioni anche personali che ci sono con le autorità in questo caso egiziane per facilitare il lavoro delle autorità italiane, che mi pare sia stato tempestivo e per il momento efficace nel chiedere ciò che serve”. Insomma, l’Ue e l’Italia sono “insieme per spingere nella stessa direzione e avere la massima collaborazione e la massima chiarezza”.

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