Reato di clandestinità. Renzi rinvia il decreto. Alfano fa la faccia feroce. Ma i giudici e la Chiesa di Migrantes premono per depenalizzare

Reato di clandestinità. Renzi rinvia il decreto. Alfano fa la faccia feroce. Ma i giudici e la Chiesa di Migrantes premono per depenalizzare

Sul reato di clandestinità, da depenalizzare subito, prima che scada la delega, sono i magistrati, e qualche vescovo, ad avere le idee molto chiare, a differenza della battaglia contraria tutta ideologica intrapresa, e non da oggi, dal ministro dell’Interno e leader di Ncd, Angelino Alfano. Quest’ultimo ha già lanciato la sua campagna di comunicazione per il 2016, con interviste consecutive e una lettera al quotidiano Repubblica, nelle quali vorrebbe confermare il peso specifico del suo partitello nelle decisioni più di destra e conservatrici del governo Renzi. Alfano ha attaccato le Unioni civili e la stepchild adoption, facendo ridere tutto il mondo quando ha proposto una recrudescenza delle pene per le donne che dovessero scegliere la maternità surrogata, che egli chiama “utero in affitto”, già reato in Italia, in base alla famigerata legge 40. Alfano ha fatto la faccia feroce contro le donne, ipotizzando un “reato universale e analogo a un reato sessuale”. Oggi fa la faccia feroce contro i migranti clandestini, non per ragioni ideologiche, per carità, ma per “evitare di trasmettere all’opinione pubblica messaggi che sarebbero negativi per la percezione di sicurezza”. Dopo le donne e i migranti, attendiamo la prossima categoria che farà scattare nuovamente la faccia feroce di Alfano. Forse, sta già immaginando la prossima campagna contro i malati terminali che volessero decidere, legittimamente, di morire, senza far ricorso a viaggi nel nord Europa. In realtà, il sospetto è che nelle ultime settimane, Alfano stia inseguendo il leader della Lega Salvini su un terreno molto scivoloso, quello della sicurezza, e un certo estremismo cattolico, legato all’Opus Dei, per quanto riguarda i diritti civili. Sa che può contare sulla crisi di consenso di Forza Italia, e cerca sponde inviando messaggi alla destra più reazionaria del Paese, a costo di costruire nuovi nemici. Alla luce di questo sospetto, si può credere che l’intemerata di Alfano contro la depenalizzazione del reato di clandestinità sia un altro dei temi da lanciare nel gioco politico, piuttosto che una valutazione del merito del provvedimento. Ormai, Alfano veleggia solo per effetto di valutazioni sulle opportunità politiche.

Torniamo al merito del decreto di depenalizzazione che il Consiglio dei ministri dovrà varare entro la metà del mese di gennaio. L’Associazione nazionale magistrati, attraverso il suo segretario Maurizio Carbone, fa sapere che “il reato di immigrazione clandestina non ha avuto nessun effetto riguardo al fenomeno dell’immigrazione” e, soprattutto, è stato un ostacolo processuale per l’individuazione degli scafisti, che è l’obiettivo primario delle indagini”. Maurizio Carbone definisce il reato di clandestinità “una norma simbolo, senza ricadute efficaci per le indagini, anzi con effetti che sono stati dannosi”. Questo perché il reato di immigrazione clandestina “costringe i pm a iscrivere nel registro degli indagati l’immigrato, il quale, quindi, deve essere sentito in qualità di indagato, assistito da un difensore: in questo modo, potrà avvalersi della facoltà di non rispondere e le sue dichiarazioni, proprio perché provenienti da un indagato, saranno considerate di minore attendibilità. Ciò crea ostacolo all’individuazione degli scafisti”. Un “grosso handicap” nelle indagini contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina lo giudica il procuratore aggiunto di Palermo Maurizio Scalia: “Noi applichiamo le leggi e la Corte costituzionale ha sancito che il legislatore poteva sanzionare il comportamento previsto da questa norma, ma sotto il profilo della dissuasione questa fattispecie di reato, che prevede una pena pecuniaria, lascia perplessi”. Il “grosso handicap” che Scalia mette in luce riguarda il complesso iter processuale conseguente all’iscrizione del migrante sul registro degli indagati, che può rallentare le inchieste sull’individuazione degli scafisti, obiettivo centrale dei Pm.

Più articolata la replica di monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, che parla di una depenalizzazione che riporterà “lo Stato di diritto”: “Fin dall’introduzione il reato di clandestinità venne condannato come attacco allo Stato di diritto. Non si condanna uno status, si condanna un reato: questo già lo aveva già detto la Corte europea di Giustizia. Sul piano del diritto, dunque, non ci sono dubbi”. Il direttore di Migrantes ricorda anche le parole del Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: “il suo intervento non fa che dimostrare che l’introduzione di questo reato ha impedito di fare di queste persone dei collaboratori di giustizia. In questo modo, utilizzando i migranti come testimoni, si darà una grande mano alla lotta alla tratta e alle mafie dei trafficanti”. Mons. Perego punta l’attenzione sulla necessità di “più canali d’ingresso legali. Il dramma vero del nostro Paese è che non è più un Paese di immigrazione. È invece necessario lavorare su processi di integrazione”.

Sul piano delle reazioni politiche, molto puntuale appare la presa di posizione di Sel, attraverso il coordinatore nazionale Nicola Fratoianni, il quale spiega: “Oggi il Consiglio dei ministri doveva procedere all’abolizione del reato di immigrazione clandestina. Un reato inutile, sbagliato, inefficace che in tutti questi anni non ha aiutato a governare un fenomeno complesso come quello dell’immigrazione. Cosi non è stato”. Fratoianni punta l’indice contro il ministro dell’Interno, “Alfano si è evidentemente messo di traverso. A questo punto ci auguriamo che si tratti solo di un rinvio, perché abolire quella norma voluta dalla destra e dagli amici della Le Pen non solo è un atto giusto ed è anche utile per intervenire in altro modo sul fenomeno”. “Vedremo nei prossimi giorni – conclude Fratoianni – altrimenti ci troveremo di fronte all’ennesimo episodio di cedimento e passo indietro del Pd alle componenti governative più reazionarie e retrive”.

L’ex presidente del gruppo Pd alla Camera, Roberto Speranza, usa twitter, come se la questione potesse risolversi in 140 caratteri. In ogni caso, Speranza scrive: “Nessun passo indietro sull’abolizione del reato di clandestinità. La politica non può farsi guidare dalla paura. Soprattutto oggi”.

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