Rai. Le polemiche su bestemmia e countdown sfasato di 40 secondi nascondono la verità di una strategia. Eccola

Rai. Le polemiche su bestemmia e countdown sfasato di 40 secondi nascondono la verità di una strategia. Eccola

Raiuno aveva scelto uno scenario straordinario e unico al mondo per chiudere il 2015 e aprire il 2016, la città di Matera, capitale europea della Cultura 2019 (nella foto, piazza Vittorio Veneto, con gli splendidi ipogei, scelta per ospitare la diretta). In decenni di dirette televisive per Capodanno, non era mai accaduto che la Basilicata (anzi, meglio, la Lucania) fosse scelta, dalla Rai o da altro broadcaster nazionale. Troppo poco appetibile per gli sponsor, quasi irraggiungibile per la complessa macchina organizzativa e tecnica della televisione, troppo dimenticata, come quasi tutto il Mezzogiorno. Eppure, questa volta noi lucani eravamo stati premiati: la Rai, la mitica Rai scendeva in quella Regione dimenticata per la diretta di San Silvestro, subito dopo il messaggio del presidente della Repubblica e durante il cenone. Roba da una decina di milioni di spettatori, molti dei quali avrebbero visto, e goduto, le immagini di Matera e della Lucania per la prima volta. E poiché la diretta era diffusa anche agli italiani all’estero, questo piacere si sarebbe notevolmente allargato.

Ora, però, è accaduto che invece di celebrare “la grande bellezza” della Lucania, l’evento ha suscitato polemiche, enormi, su un paio di “cretinate” accadute durante la diretta: il passaggio di alcuni sms da censurare e il count down sfasato di una quarantina di secondi rispetto a tutti gli orologi di questa latitudine. Così, abbiamo visto passare un paio di sms con un “vaffa” diretto al presidente della Regione Basilicata Pittella e una imprecazione blasfema. E coloro che si erano sintonizzati su RaiUno per il count down hanno aperto lo spumante una quarantina di secondi prima di tutti gli altri. Tutto qui? Ebbene sì. Ma gli errori hanno fatto esplodere la polemica sulla Rai, facendo sparire la Basilicata, il Sud, la “Terronia”, con i suoi splendori artistici e umani, la ricchezza del suo paesaggio, il suo fascino di terra incontaminata. È la solita storia del dito e della luna. Nel caso della polemica sulla diretta di Capodanno, si è rovesciato il senso, e il dito è diventato la luna.

Ecco come il quotidiano della Santa Sede, l’Osservatore Romano, presenta la vicenda: “L’episodio mostra come la televisione, pubblica o privata che sia, per acquisire una dimensione social a tutti i costi rischi di divenire uno strumento fuori controllo. Con l’alibi dello share”. Il quotidiano prosegue: “Brindisi anticipato, il finale di ‘Star Wars’ rivelato, parolacce e addirittura una bestemmia. Tutto in diretta. Non è stato certo un capodanno tranquillo quello della Rai. La maratona di cinque ore sulla prima rete ha registrato non solo il record degli ascolti, ma anche quello degli incidenti”. Per l’Osservatore Romano, “il fatto più grave è che in alcuni sms ritrasmessi in video sono comparse imprecazioni e una bestemmia, al punto da costringere Viale Mazzini alle pubbliche scuse. L’inconveniente, se così si può definire, sarebbe stato causato da ‘un errore umano’ il cui ‘responsabile è stato sospeso’. Ma l’errore umano rivela che agli occhi di molti, anche adibiti al controllo degli sms inviati, la bestemmia ormai è considerata irrilevante, se non accettabile”. È l’occasione che il quotidiano vaticano cercava per “castigare” la presunta sindrome di Tourette da cui tutti saremmo colpiti. In realtà, l’osservazione dell’Osservatore Romano sulla bestemmia accettata e considerata irrilevante nasconde qualcosa di più. Ad esempio, la Chiesa cattolica è presente perfino nelle contrade più sperdute della Lucania. Eppure di quest’ultima, non ve n’è traccia nel “luminoso” testo critico dell’Osservatore Romano, al quale chiediamo, en passant, perché non abbia informato i suoi lettori della decisione della Curia Vaticana di tagliare alcune storiche e importanti diocesi lucane, e dei movimenti spontanei sorti in questi mesi di cattolici che alla propria diocesi sono legati. Meglio puntare “l’indice” contro la Rai, e i bestemmiatori, diventando così complice ignaro, o forse no (il Vaticano ha molta influenza su viale Mazzini), di quella che appare sempre più una sorta di “mossa del cavallo”, oppure, con linguaggio più sofisticato, eterogenesi dei fini: procedere ad una epurazione di dirigenti per sostituirli con altri più vicini agli interessi del nuovo corso, politico ed ecclesiastico. L’Osservatore Romano nasconde la verità, ovvero l’immensa influenza nella scelta dei dirigenti di Raiuno che il Vaticano ha sempre avuto nella storia dell’azienda. Insomma, chi ce li ha messi i dirigenti Rai, così poco sensibili alla censura delle bestemmie? Sappiamo di altissimi prelati della Curia Vaticana (compreso il cardinal Bertone, ormai in disgrazia) che hanno adottato o promosso direttori generali, direttori di rete, e dirigenti di vario titolo e grado proprio nella Rete ammiraglia della Rai.

Infatti, la trasmissione “L’anno che verrà” è un appuntamento ormai tradizionale per RaiUno a Capodanno: va in onda senza interruzione dal 2003, prima con location Rimini, poi Courmayeur e ora Matera. E quello di Matera non è stato il più seguito: il primato spetta all’edizione del capodanno 2014 con 6.773.000 spettatori, e il 38% di share, ben distante dai 5.500.000 del capodanno 2016, col 31% di share. Dunque, è questo che si vuole nascondere, e di questo nascondimento della verità L’Osservatore Romano si fa complice. In due anni, la trasmissione perde due milioni di spettatori e il 7% di share. E fa fronte economico a questo fallimentare insuccesso solo grazie al cospicuo contributo della Regione Basilicata, del Fondo Europeo per lo sviluppo regionale, e appunto degli sms, pagati dai 150.000 utenti a 51 centesimi ciascuno. Quasi un milione di euro a disposizione per una serata. Chi ne ha davvero beneficiato?

Il sospetto che la polemica sulla bestemmia e sull’orario nasconda altro, è confermato dalla velocità con cui la Rai ha sospeso il responsabile e curatore degli sms da inviare in diretta, trattandolo, appunto come capro espiatorio, e dall’intervento del direttore generale, e ormai prossimo amministratore delegato, Antonio Campo Dall’Orto, sul direttore del personale per avviare un’indagine interna sull’anticipo di 40 secondi sull’apertura dello spumante. Ma Campo Dall’Orto, scrivono le agenzie, pare abbia anche anticipato che “la responsabilità editoriale dei contenuti dei singoli programmi, tornerà in tutto e per tutto in capo ai responsabili degli stessi programmi, senza più passare attraverso filtri ‘esterni’ alle trasmissioni”. Cosa vuol dire? Quali sono i filtri esterni? La responsabilità non viene condivisa gerarchicamente dal direttore di Rete, in questo caso Giancarlo Leone, a cascata con i suoi vice, i capistruttura e i capiprogetto? La diretta è stata appaltata a una produzione esterna? A chi? E non sarebbe finalmente il caso di aprirlo questo Vaso di Pandora delle produzioni esterne? È là che si celano tutti i mali della Rai. Una manciata di produttori (e di grandi agenzie di spettacolo) si divide una torta di qualche centinaio di milioni di euro. Quanti di loro sono vicini, contigui, condizionati, partecipati da prelati ed alti esponenti del Vaticano? Altro che bestemmie in diretta. Nell’anno che verrà, il 2016, in cui il canone sarà pagato nella bolletta elettrica, e dunque non vi saranno più alibi sulla qualità degli investimenti, e sui mancati introiti per evasione, sarebbe opportuna un’indagine, magari del nuovo Consiglio di amministrazione o della Commissione di vigilanza, sulle produzioni appaltate all’esterno. Sommessamente, però, non siamo ottimisti. La nuova legge sulla Rai consegna l’azienda pubblica alla gestione diretta di palazzo Chigi e all’amministratore delegato. Sarà difficile, molto difficile, quasi impossibile liberarsi dai “filtri esterni”. Qualcuno lo dica all’orecchio del dottor Campo Dall’Orto.

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