Petrolchimico di Gela, monta la protesta dei dipendenti Eni e dell’indotto. Migliaia di famiglie in povertà assoluta. Mercoledì la protesta in tutta Italia

Petrolchimico di Gela, monta la protesta dei dipendenti Eni e dell’indotto. Migliaia di famiglie in povertà assoluta. Mercoledì la protesta in tutta Italia

 

Sono in strada dalle 4 del mattino i lavoratori del petrolchimico di Gela. Si tratta di una protesta che ha letteralmente paralizzato la città, ma del tutto giustificata, visto quanto, negli ultimi mesi, hanno prodotto gli accordi tra Governo ed Eni. Protestano i lavoratori del petrolchimico di Gela. Si tratta di veri e propri blocchi stradali, organizzati dai dai sindacati confederali, dai lavoratori dell’indotto e dai dipendenti diretti del petrolchimico dell’Eni che manifestano contro la chiusura della raffineria e contro la sua mancata riconversione in “green refinery”. Drammatica la situazione per migliaia di famiglie. I lavoratori sono in cassa integrazione da oltre due anni e ora vedono sfumare le possibilità di tornare al lavoro quando sono ormai esauriti tutti gli ammortizzatori sociali. I lavoratori delle imprese appaltatrici rischiano il
licenziamento perché non sono stati mai aperti i cantieri concordati con il protocollo d’intesa del novembre 2014, che
avrebbero dovuto realizzare opere per 2 miliardi e 200 milioni di euro in Sicilia. Chiara la denuncia di Cgil, Cisl e Uil che parla di “inganno di Stato” puntando il dito contro l’Eni e il governo, che più volte hanno considerato la “vertenza-Gela” ormai risolta come disse senza mezzi termini anche il Premier Matteo Renzi durante una delle sue visite in Sicilia la vigilia del Ferragosto del 2014. A distanza di due anni dall’accordo e quattro dalla fermata degli impianti, tutto è bloccato perché Stato, Regione, Comune, Eni e parti sociali non sono ancora riusciti a siglare l’accordo di programma, indispensabile per definire tempi e modi di intervento nelle bonifiche, negli insediamenti produttivi e nella riconversione biologica della raffinazione.

Giudice (Cgil): “Partita mobilitazione lunga e faticosa per impedire la chiusura della raffineria”

“E’ iniziata – dice il segretario provinciale della Cgil, Ignazio Giudice – una mobilitazione lunga e faticosa per impedire che dopo la raffineria chiuda anche la città. Ci appelliamo a Renzi perché dia risposte a favore di disoccupati, precari, nuovi poveri e commercianti, non con elemosine ma con una legge speciale per Gela che garantisca salute e lavoro”.

Mercoledì 20 gennaio impianti Eni paralizzati in tutta Italia contro la ‘svendita’ della chimica.

Intanto mercoledì 20 gennaio, Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil hanno proclamato lo sciopero generale di 8 ore in tutti i siti e gli stabilimenti italiani (più di 40.000 i lavoratori interessati). A ricordarlo una nota dei sindacati di categoria. L’astensione dal lavoro – assicurano – non avrà ripercussioni sulla sicurezza e la salvaguardia degli impianti, né tantomeno sul servizio ai cittadini.

“Dopo la parziale cessione delle quote azionarie di Saipem, il gruppo Eni si appresta a cambiare pelle – accusano senza mezzi termini i segretari generali di Filctem, Femca, Uiltec, Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani – per divenire un gruppo che opera esclusivamente all’estero, concentrando investimenti e attività solo in ricerca ed estrazione di gas e petrolio, operando di fatto come broker oil, perdendo di fatto quelle caratteristiche di azienda di “sistema” che ha garantito e garantisce l’insieme del ciclo produttivo, dall’estrazione al consumo: inaccettabile”.

“Cedere per Eni la raffinazione – proseguono i segretari –  significa in larga parte perderla; rinunciare alla chimica “verde” significa precludere futuro all’Italia; abbandonare alcune attività di Saipem o mettere in discussione la presenza nel segmento retail della Direzione Gas & Power vuol dire svilire opportunità per le nostre aree, soprattutto quelle più depresse del Mezzogiorno, e determinare gravi problemi occupazionali”.

Tanti, troppi, gli impianti che rischiano la chiusura o finiranno nella disponibilità di imprese estere ‘discutibili’

Ma il principale “pomo della discordia” diventato rovente, è la dismissione della chimica con i suoi stabilimenti di Versalis a Porto Marghera, Ferrara, Mantova, Ravenna, Brindisi, Priolo, Ragusa, Porto Torres e Centro ricerche (oltre 6000 lavoratori tra diretti ed indiretti). “L’Italia, senza Versalis sotto il controllo di Eni, non sarà in grado – polemizzano –  di adeguare  il proprio processo produttivo in senso “green”, di una chimica  innovativa: rischieremo di importare prodotti sostenibili dall’estero, altro che modernizzazione del paese”.

Né il recente incontro con il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, e il management di Eni ha convinto i sindacati, né tantomeno li ha rassicurati. “Intanto l’Eni – propongono i leader sindacali – sgombri il campo dalle trattative con SK Capital, un fondo assolutamente inaffidabile, un partner non credibile per essere considerato un attore nel rilancio delle potenzialità produttive di Versalis. Più in generale –  aggiungono in evidente polemica con Eni – non è assolutamente credibile una cessione del 70% della proprietà perchè altre operazioni nel passato hanno dimostrato che le decisioni strategiche le prende chi governa l’imprese e non altri”.

A parole il ministro Guidi difende l’italianità dell’impresa, ma i fatti potrebbero essere altri

Quanto al governo, il ministro Guidi ha colto le sollecitazioni del sindacato ed ha ribadito l’interesse al mantenimento dell’italianità delle produzioni di Versalis, ritenute strategiche, ed ha assicurato di mantenere aperto il tavolo ministeriale per seguire congiuntamente la trattativa: “una posizione comunque debole – concludono Miceli, Colombini e Pirani – e tutta ripiegata ad attendere gli esiti di un eventuale accordo, senza porre condizioni che assicurino vere garanzie per il futuro di una parte strategica di industria in mani italiane”. Di qui la conferma dello sciopero e delle manifestazioni in tutti i territori a presenza Eni, coinvolgimento Cgil, Cisl, Uil e le amministrazioni locali. Il segretario generale della Filctem, Emilio Miceli, sarà a Brindisi davanti allo stabilimento di Eni.

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