Al Paese, alle città e ai comuni serve una forza popolare e di sinistra, alternativa al RenziPD

Al Paese, alle città e ai comuni serve una forza popolare e di sinistra, alternativa al RenziPD

Se l’obiettivo dell’appello dei tre sindaci era quello di aprire una discussione nel centrosinistra l’obiettivo è stato raggiunto. Se, viceversa, voleva essere un’iniziativa politica per raggiungere una rinnovata unità tra il PD e le forze di sinistra allora il tentativo è fallito. Le ragioni del fallimento non stanno nelle argomentazioni scritte dai sindaci ma dalla loro lontananza dalle condizioni reali delle forze sociali che hanno sostenuto e dovrebbero sostenere ancora il centrosinistra.

La svolta centrista di Renzi all’origine della divisione del centrosinistra

Il blocco popolare che ha sostenuto il centrosinistra e il PD è stato diviso dalla svolta centrista di Renzi, che con la sua azione di governo ha spento le speranze e aggravato le condizioni di vita dei più deboli ed ha attaccato frontalmente il valore e il diritto al lavoro di chi ce l’ha e di chi lo cerca. Alle promesse di Renzi di pulizia morale nella politica non sono seguiti atti coerenti (che farà ora con lo scandalo delle banche che sembra toccare la ministra Boschi?). La legge di stabilità del governo, poi, oltre al regalo ai ceti più ricchi per le tasse e agli spudorati ammiccamenti agli evasori fiscali, non prevede gli investimenti per lo sviluppo sostenibile. E ciò mentre il paese, e in particolare il Mezzogiorno, versano in una pesante situazione sociale ed economica. Come si può pensare che il prossimo voto amministrativo non risenta e non rappresenti anche un sentire generale del paese? Certamente quel voto amministrativo avrà una propria specificità, ma sarebbe profondamente sbagliato pensare che i cittadini abbiano una coscienza delle proprie condizioni di vita a “compartimenti stagni” separati dai diversi livelli istituzionali. Solo chi non conosce le persone, o è in malafede, può sostenere una simile tesi. E poi basta ragionare sul voto regionale francese per comprendere come vanno le cose.

Le due linee politiche e strategiche del RenziPD

L’appello, comunque, ha avuto il merito di incalzare il PD, tanto che è emerso quello che tutti sanno e cioè che il RenziPD ha due linee: una maggioritaria che lavora per l’alleanza organica centrista (il partito della nazione), l’altra, quella perdente e senza prospettive, che vorrebbe riproporre il centrosinistra a torsione moderata.

Questa dualità di linea è emersa in tutta la sua carica di divisione e di rottura nel voto ligure causando la vittoria del centrodestra. Nei prossimi mesi voteranno molte città, il RenziPD tenta di mettere in campo, come a Milano, candidati di centro, o ad essa graditi, in perfetta coerenza con la costruzione di un neopartito centrista. Molti nel PD, e alcuni anche fuori, pensano di contrastare l’avanzata del progetto centrista di Renzi con le primarie di coalizione per la scelta del candidato. E ciò converge con il disegno di Renzi di affermare fin dalle primarie i candidati di centro. È evidente che le primarie, al netto degli inquinamenti elettoralistici dei capibastone, sono un problema interno del PD che sceglie le linee politiche mescolando elettoralismo, plebiscitarismo e personalismo nelle primarie. Per il resto degli elettori quel tipo di politica appare un evidente trucco per occultare una lotta politica tesa a mantenere posizioni di potere locale. I programmi ovviamente non saranno discussi da nessuno. Ci si fida, ma privi di veri programmi si è senza futuro politico e amministrativo: si potrebbe anche vincere ma poi non si governa. La logica delle attuali primarie è di pura conservazione che non inciderà sulle sorti elettorali di quel che resta del centrosinistra. La barriera rappresentata dall’astensionismo e dal voto di protesta per essere abbattuta ha bisogno di ben altro che un accordo politicista. Il rischio serissimo è che se le forze popolari democratiche di sinistra rimangono ancora ingabbiate dentro le lotte di potere del PD si condannerebbero alla marginalità lasciando campo libero alle forze di destra e alla protesta grillina.

Serve al Paese, alle città e ai comuni una forza popolare e di sinistra alternativa al PD

Serve quindi una vera e innovativa iniziativa politica in grado di raccoglie forze credibili per contendere il governo delle città alla conservazione, al politicismo e all’avventurismo. Vanno raccolte e mobilitate forze popolari, quelle del lavoro e del precariato, dell’intellettualità e della ricerca, dell’impresa responsabile e dell’innovazione. Poiché occorre dare senso e definizioni precise alle cose dette, la novità da mettere in campo si chiama sinistra sociale e politica. La nuova sinistra italiana. In situazioni come quelle del comune di Roma, in cui il PD ha il massimo delle responsabilità su ciò che è accaduto e perciò nella città è completamente discreditato, la forza da far crescere per sbarrare la strada alle destre e all’avventurismo è quella che si pone come alternativa al fallimento del PD. Per questo è assolutamente indispensabile che si rafforzi  l’aggregazione che si sta realizzando intorno alla candidatura di Fassina. Altro che primarie! Il processo unitario in atto si caratterizza non solo per la qualità e la statura indiscussa di Fassina, ma soprattutto per la sua forza programmatica e per l’idea e la pratica che ha della partecipazione. Partecipazione che è già in atto in città e si sta misurando sulla questione di fondo di una nuova idea di Roma capitale metropolitana. È iniziata una fase di ascolto e di scelta politica e programmatica con le forze sociali, della cultura e del volontariato sociale ed ecologista. Già alcuni assi programmatici sono in campo come la ristrutturazione del debito cittadino, la città metropolitana fondata sui comuni e sulla trasformazione degli attuali municipi in comuni metropolitani, il lavoro, la centralità delle condizioni delle periferie, l’innovazione, i beni storico-culturali, l’agricoltura di qualità, l’efficienza energetica, il distretto del riciclaggio dei rifiuti,  la difesa del suolo, dei parchi urbani e del Tevere, la realizzazione di un nuovo modello di mobilità che tuteli i pendolari e la salute dall’inquinamento. Insomma, si fanno scelte per uno sviluppo sostenibile. Il voto utile nelle condizioni di Roma è quello verso chi rilancia la sfida del cambiamento. Dopo il fallimento del PD a Roma, le forze democratiche e di sinistra non debbono perdere la fiducia in se stesse come classe dirigente ma credere nella possibilità di migliorare le condizioni morali, economiche e sociali dei cittadini romani e della capitale d’Italia.

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