#nonceneandiamo: dalle stazioni d’Italia al Senato il grido dell’Università e della Ricerca

#nonceneandiamo: dalle stazioni d’Italia al Senato il grido dell’Università e della Ricerca

Matteo, 22 anni, borsista escluso causa ISEE, Berlino. Gigi, 18 anni, diplomato, Stoccolma. Daria, 35 anni, al terzo assegno di ricerca, Lione. Questa, in poche parole, la descrizione del nostro attuale sistema universitario, dell’intricata matassa che avvolge la ricerca italiana: giovani cervelli che non sperano più e partono. È così che, simbolicamente, si sono voluti esprimere ieri, 17 novembre, in occasione della giornata mondiale di mobilitazione studentesca, tutti coloro che si sono recati alla Stazione Trastevere a Roma con le loro valigie di cartone e con finti biglietti del treno, e hanno gridato la loro preoccupazione e le loro frustrazioni nei confronti di un governo che taglia il loro futuro, sottraendo risorse al loro diritto allo studio, impedendo di studiare. Poi, però, hanno deciso di non partire più, di restare “per riprenderci questo paese, per riprenderci le nostre Università”. Noi #nonceneandiamo, è stato il grido e il fil rouge di tutta la giornata, che ha visto mobilitarsi tutta l’Italia con manifestazioni, occupazioni simboliche, volantinaggio per  denunciare le politiche inadeguate e dannose proposte dal governo in materia di Università e Ricerca.

Poco dopo, a partire dalle ore 13, alla Sala Nassirya del Senato della Repubblica a Palazzo Madama, la FLC CGIL, Link, l’ADI e il Coordinamento Ricercatrici e Ricercatori Non Strutturati Universitari, hanno presentato le loro proposte emendative alla Legge di Stabilità 2016 davanti a senatori e senatrici, raccontando l’urlo con cui i giovani hanno riempito le stazioni ferroviarie di Roma, Firenze, Torino, Milano, Padova, Pisa e Bari, spiegando le motivazioni che li spingerebbero a lasciare l’Italia e quelle che li trattengono invece qui, per “resistere e cambiare”.

Le loro proposte sono state chiare: la copertura totale dei posti di dottorato con borsa di studio e aumento dei posti banditi fino a 11.000 l’anno, il reclutamento di 5.000 ricercatori a tempo determinato di tipo B all’anno a partire dal 2016, lo sblocco del turn over per tutte le figure preruolo, la riduzione della contribuzione studentesca e il superamento della figura dello studente idoneo non beneficiario di borsa di studio. Niente di più di quello di cui hanno bisogno l’Università e la Ricerca Italiana. Esattamente l’opposto, invece, di quello che si vuole realizzare con questa Legge di Stabilità che mira soltanto ad aumentare gli squilibri all’interno del sistema accademico e le disuguaglianze fra le sue componenti.

Sono proposte che riflettono i bisogni della Ricerca e dell’Università, che  non dovrebbero rimanere inascoltate. Sono i nostri studenti e i nostri ricercatori a tenere in piedi le Università. Sarebbe ora che le forze politiche li ascoltassero di più.

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