Allevatori e coltivatori alla “guerra del latte”. Il governo si difende, ma l’oligopolio delle multinazionali resta intatto

Allevatori e coltivatori alla “guerra del latte”. Il governo si difende, ma l’oligopolio delle multinazionali resta intatto

A una settimana esatta dalla fine dell’Expo milanese, dal ridondante tema “Nutrire il pianeta”, e dalle mille ombre sui risultati umanitari concreti ed economici sul flusso dei turisti, ecco che scoppia la cosiddetta “guerra del latte” italiana. Migliaia di allevatori sono partiti da tutte le regioni d’Italia per concentrarsi sabato a Ospedaletto Lodigiano, dove ha sede la più forte e potente multinazionale del latte, la francese Lactalis, che in Italia ha acquistato marche come la Parmalat, la Galbani, l’Invernizzi, la Locatelli. Insomma, ormai da qualche anno, la produzione di latte e degli alimenti derivati dal latte è affare da vero e proprio oligopolio, sul quale occorre intervenire, con immediatezza, sia da parte del governo che da parte dell’autorità antitrust. Soprattutto perché in questo modo, le società oligopoliste impongono prezzi, tariffe, standard produttivi. E se la questione non viene affrontata subito, l’Italia corre il rischio gravissimo di un altro, enorme, abbandono delle campagne, dell’agricoltura e dell’allevamento. Il grido di dolore di coltivatori e allevatori è infatti fortissimo, e si unisce a quello delle aziende dell’indotto, la cui perdita economica e di posti di lavoro è stata notevole in questi anni.

Confagricoltura centra il problema e condanna le pratiche di dumping della grande industria

La questione è stata posta nei giusti termini dal presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, che in comunicato di sostegno alle migliaia di coltivatori e agricoltori in “guerra” scrive: “Sul prezzo del latte va condannato l’atteggiamento della grande industria che sta approfittando della mancanza di governance europea del comparto lattiero. L’industria – ha aggiunto – non può basare la propria competitività sul prezzo della materia prima, almeno non oltre la soglia di sopravvivenza delle aziende produttrici. La teoria del riferimento al prezzo tedesco non regge; così non si difende e rafforza una filiera made in Italy ed i suoi formaggi di qualità sui mercati internazionali; così non si rilanciano i consumi; così si distrugge e basta. Lo dico, in primo luogo a Lactalis – ha continuato Guidi – che ha delle responsabilità socio-economiche, per non dire morali, come prima industria italiana di trasformazione. Ma lo dico anche alla grande distribuzione organizzata che impone politiche promozionali a prezzi stracciati”.

La drammatica realtà dell’allevamento nelle regioni: l’Emilia Romagna

Nel 2015 in Emilia-Romagna hanno chiuso circa 100 stalle, oltre il 60 per cento delle quali si trovava in montagna, con effetti irreversibili sull’occupazione, sull’economia, sull’ambiente e sulla qualità dei prodotti. Lo afferma Coldiretti Emilia-Romagna riferendosi a quella che definisce la “guerra del latte”. “La conseguenza è che – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – solo nella nostra regione sono sopravvissute a fatica appena 3.700 stalle, molte delle quali rischiano però di scomparire nei prossimi mesi perché gli allevatori non riescono a coprire neanche i costi per dare da mangiare agli animali. Sotto accusa il fatto di sottopagare il latte italiano al di sotto dei costi di produzione con le importazioni dall’estero che vengono spacciate come Made in Italy per la mancanza di norme trasparenti sull’ etichettatura”.

La drammatica realtà dell’allevamento nelle regioni: la Puglia

“In soli 10 anni in Puglia hanno chiuso circa 3.800 stalle, una agonia veloce e drammatica degli allevamenti, con un crollo pari ad oltre il 58% del patrimonio zootecnico pugliese”. Lo afferma Coldiretti Puglia, precisando che, “a fronte dei 1.939 allevamenti che producono 3,6 milioni di quintali di latte bovino, in Puglia le importazioni di latte dall’estero raggiungono i 2,7 milioni di quintali, e i 35mila quintali di prodotti semi-lavorati quali cagliate, caseine, caseinati e altro, che vengono utilizzati per fare prodotti lattiero-caseari che sono poi ‘manipolati’ e trasformati in prodotti lattiero-caseari ‘Made in Puglia’. Oltre all’inganno a danno dei consumatori – commenta il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – si tratta di concorrenza sleale nei confronti dei trasformatori che utilizzano esclusivamente latte fresco. Infatti, per produrre un chilogrammo di mozzarella si sostengono costi per il latte di almeno 3,5 euro al kg. Per cui il prezzo al pubblico di un kg di mozzarella vaccina di qualità non dovrebbe essere inferiore ai 7,5-8 euro al kg. I consumi, pur in calo congiunturale, sono comunque buoni e la domanda del nostro mercato interno risponde ancora positivamente”.

La Lombardia, la più colpita

Oltre 400 milioni di euro “andati in fumo” in sedici mesi. È quanto hanno perso gli allevamenti da latte lombardi dal luglio 2014 a ottobre 2015 a causa del crollo del prezzo del latte alla stalla, precipitato dai 44 centesimi al litro pagati in media fino a metà dello scorso anno ai 34 centesimi al litro registrati in diversi casi nell’ultimo periodo. Il dato emerge dalle prime stime della Coldiretti regionale in occasione della “guerra del latte”. In dieci anni – prosegue Coldiretti Lombardia – dalle Alpi al Po hanno chiuso quasi tremila stalle passate da 8.761 nel 2003/2004 ai 5.825 del 2014/2015 (-33,5 per cento) con effetti irreversibili sull’economia, sull’ambiente e sull’occupazione: ogni anno, infatti, si sono persi in media 700 posti di lavoro. “Oggi il prezzo del latte riconosciuto agli allevatori è inferiore a quello di vent’anni fa – commenta Ettore Prandini, Presidente Coldiretti Lombardia – mentre sullo scaffale, al netto di qualche vendita promozionale, continua a rimanere sopra l’euro. Una beffa per i consumatori e un danno per i produttori ormai in ginocchio, che sono costretti a vendere tre litri di latte per bersi un caffè. A rischio c’è un settore che rappresenta la voce più importante del nostro agroalimentare, con la Lombardia che da sola produce quasi la metà di tutto il latte nazionale”. Gli allevatori italiani – conclude la Coldiretti – chiedono un adeguamento dei compensi in esecuzione della legge 91 del luglio 2015, che impone che il prezzo del latte alla stalla riconosciuto agli allevatori debba commisurarsi ai costi medi di produzione.

La dichiarazione del ministro Martina, che però glissa sull’oligopolio

Sulla “guerra del latte” è intervenuto anche il ministro delle Risorse agricole Maurizio Martina, che ha voluto dare la sua solidarietà e il suo sostegno alla lotta dei lavoratori agricoli: “Bisogna pagare il giusto prezzo del latte agli allevatori, perché così non si può andare avanti. La situazione è esasperata ed è tempo di assumersi responsabilità all’altezza del valore della filiera agroalimentare italiana. Servono atti concreti, per questo martedì incontrerò a Milano i rappresentanti di Assolatte. Il governo sta facendo tutto il possibile per tutelare i 35 mila allevatori italiani con misure mai viste nel nostro paese”. Il ministro ha poi concluso: “Ora le regole ci sono e vanno rispettate. Il governo la sua parte la sta facendo. Chiedo con forza all’industria lattiera di aiutare subito l’intera filiera. Nelle prossime ore devono arrivare risposte concrete e utili”. E se invece la questione chiave fosse l’oligopolio, che è stato incentivato e permesso in questi anni di “vacche magre”, dopo la chiusura di storiche aziende italiane?

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