Istruzione. La ministra Giannini apre il cantiere per la distruzione dell’Università italiana

Istruzione. La ministra Giannini apre il cantiere per la distruzione dell’Università italiana

Stefania Giannini, ministra dell’Istruzione, ha aperto il cantiere per la destrutturazione definitiva dell’università italiana di massa, dell’università come diritto alla conoscenza e alla libera ricerca scientifica, e dell’università come speranza nel futuro di centinaia di migliaia di giovani, soprattutto del Sud. In un sabato da protagonista, la ministra Giannini ha voluto seguire le slide di Renzi sulle novità contenute nella legge di Stabilità. Lo ha fatto prima in un’intervista al Corriere della sera e poi nell’intervento al Convegno dei giovani industriali a Capri.

L’intervista al Corriere della sera: “Niente soldi al diritto alla studio? Non importa, magari cambiamo l’Isee”

Partiamo dall’intervista al Corriere della sera. Con tono perentorio, la signora Giannini, già rettore, afferma: “i rettori potranno avere quanti ricercatori vogliono. Abbiamo tolto il vincolo che legava la loro assunzione al turn over: ora c’è la liberalizzazione. Ogni ateneo sarà libero di attivare i posti da ricercatore di tipo A senza limiti”. E incalza: “a questo punto saranno le singole università a decidere se vorranno investire nel loro futuro e su quello dei giovani oppure no, non ci sono più alibi”. Le università che però lamentano di non avere soldi? “Tutto è sempre migliorabile”, ma, e non si capisce se è una minaccia, “questo è solo l’inizio di quello che vogliamo fare nelle nostre università, stiamo dando un segnale anche per i prossimi anni: vogliamo invertire la rotta e investire nel capitale umano”.  C’è qualcosa che evidentemente non torna in questo ragionamento, almeno dal punto di vista logico: si rimette all’autonomia delle singole università l’avvio delle procedure per i ricercatori, ma i soldi per le università non ci sono, anzi continuano i tagli. E come saranno assunti? Come si investe nel capitale umano nelle università? Non si sa, o meglio, la Giannini si limita a dire (immaginiamo sorridendo) che “tutto è sempre migliorabile”. Perciò, per concludere il sillogismo della Giannini, se nulla si facesse per l’assunzione dei giovani ricercatori sarebbe pur sempre responsabilità e colpa grave delle singole università, mentre il governo può dire di aver fatto del suo meglio.

Al Corriere, poi, Giannini annuncia che i 1000 ricercatori di cui ha parlato Renzi “tra tre anni diventeranno professori associati”. “Io sono fiduciosa che i mille diventino strutturali. Ai migliori di loro potrà essere garantita una carriera da docente”. Torna poi sulla promessa del premier Renzi di andare a riprendere i cervelli in fuga: “lo faremo con un concorso nazionale straordinario in primavera: in palio 500 cattedre per ricercatori e studiosi. Ma cerchiamo le eccellenze scientifiche, i migliori in tutto il mondo, i più qualificati”. “Se sono italiani e vogliono ritornare nel loro Paese questa è l’occasione. Ma è anche un’occasione per quelle eccellenze straniere che vogliono venire qui in Italia: vogliamo i migliori”. Il ministro sottolinea inoltre come per la ricerca “nella legge di Stabilità ci sono 50 milioni per il 2016 e 75 a partire dal 2017”. E qui davvero siamo al paradosso: in due anni, 125 milioni per la ricerca. Briciole. Facciamo ridere il mondo, altro che eccellenze planetarie.

Lo spot della Giannini: “Faremo l’alta velocità della conoscenza”. Che vuol dire?

Ai giovani industriali riuniti a convegno a Capri, la ministra Giannini ha poi fatto vanto degli investimenti in quella che ha coniato “alta velocità della conoscenza”. Non si capisce cosa sia l’alta velocità della conoscenza, ma certo come spot fa effetto. Il punto vero è che ai giovani imprenditori la ministra Giannini ha voluto portare in dote migliaia di studenti delle superiori attraverso i cosiddetti stage in azienda, ovviamente gratuiti. E infatti, Marco Gay presidente dei giovani industriali le ha replicato: “Raccoglieremo la sfida del ministro Giannini, saremo ben lieti di raccogliere l’invito del governo a far svolgere stage di studenti in azienda”.

La reazione indignata degli studenti

Gli studenti universitari replicano con durezza a questa serie infinita di spot e noiose battute da propaganda di basso livello. Alberto Campailla, portavoce degli universitari della Link denuncia: “Inseguire il modello americano affermando la necessità dell’uscita dal diritto amministrativo per gli atenei esplicita gli obiettivi di questo Governo: la privatizzazione del nostro sistema universitario. La conseguenza di questa modifica di ordinamento giuridico sarebbe quella di contribuire a rendere ancora più inaccessibile ed elitaria l’alta formazione nel nostro paese. Sono francamente imbarazzanti le parole del Premier sull’università all’indomani dell’approvazione della Legge di Stabilità in Consiglio dei Ministri, che non mette un soldo sul diritto allo studio, nonostante la drammatica condizione causata dal nuovo Isee, e stanzia solo qualche briciola sul reclutamento mortificando cosi migliaia di ricercatori che vivono una condizione di precarietà”. Ma anche gli studenti delle superiori non sono affatto convinti degli annunci: “Vogliamo, dunque, smascherare la retorica del Governo, il quale dichiara puntualmente interventi da milioni di euro che poi si rivelano un pasticcio non risolutivo. Dopo anni di tagli ai fondi per l’istruzione e per l’edilizia noi oggi siamo in credito. Siamo in credito di risposte concrete e continueremo a mobilitarci per avere ciò che ci spetta, ora iniziamo a riscuotere”.

Share

Leave a Reply