Lattuada (Cgil). Per il “dopo-Expo” subito un luogo internazionale che parli di innovazione, ricerca, università

Lattuada (Cgil). Per il “dopo-Expo” subito un  luogo internazionale che parli di innovazione, ricerca, università

“La Cgil ha le carte in regola per partecipare al dibattito sul dopo-Expo, partendo dal progetto elaborato con il contributo del Politecnico di Milano, che pone al centro il rilancio dell’occupazione e lo sviluppo di attività legate alla ricerca”. Lo afferma, dalle colonne del Corriere della Sera, Elena Lattuada, segretario generale della Cgil Lombardia, secondo la quale, va innanzitutto “scongiurato il rischio dei tempi lunghi per decidere il futuro”, evitando “le ricadute di abbandono, degrado, depauperamento del valore tecnologico dell’area, costata complessivamente circa 200 milioni di euro”.

“Così come se ne potrebbero risparmiare 35 – aggiunge Lattuada – con l’utilizzo parziale delle strutture oggi esistenti. Questo è realizzabile se le interazioni tra istituzioni e rapporto tra investimenti pubblici e privati divengono la priorità di questa fase, dando, nel contempo, le giuste garanzie agli investitori”.

Per la Cgil sarebbe auspicabile “un protagonismo diretto del Governo, pur nella sinergia indispensabile con le istituzioni locali”. La proposta del sindacato si articola su alcune parole chiave: innovazione, ricerca e università. Un distretto denominato «economia della conoscenza», “un luogo internazionale – spiega Lattuada – che stimoli e accolga un progetto materiale e immateriale inclusivo di esperienze diverse, che sia nel contempo un volano di occupabilità di intelligenze”.

Quindi non solo trasferimento di attività economiche già esistenti, ma creazione di nuove opportunità produttive di alto valore. Campus universitario, “con il trasferimento delle facoltà scientifiche della Statale di Milano che inneschi sinergie nel rapporto tra ricerca pubblica e privata e attività produttive connesse (una Silicon Valley italiana)”, ma anche “un luogo di certificazione internazionale dei prodotti, di attività integrata, con la costruzione di ‘incubatori’ e di ‘reti’ tra settori e imprese”.

“Lo sviluppo produttivo ed economico di quell’area – insiste il segretario della Cgil lombarda – potrebbe sicuramente favorire e riqualificare il territorio circostante, anche se nel contempo si apre la grande questione del riuso degli stabili attualmente occupati dall’università in zona Città Studi”.

Dunque, per la Cgil è “indispensabile un dibattito pubblico esplicito per contrastare qualsiasi speculazione sulle aree e, nel contempo, per costruire nuove opportunità in un pezzo pregiato della città”. In altre parole, serve “un governo urbanistico ed economico del «vuoto» che si crea”.

Tutto ciò chiama in causa il tema delle risorse da investire: “Riteniamo – afferma ancora Lattuada – che ogni soggetto istituzionale possa e debba fare le propria parte con interventi diretti e con politiche utili ad attrarre investimenti privati. Per noi resta centrale che si realizzi una ricaduta positiva degli investimenti fin qui fatti e che si faranno, a vantaggio della creazione di un ‘buon lavoro’, qualificato, professionale e riconosciuto, così come riteniamo che la fase di smantellamento e realizzazione dei nuovi progetti debba avvenire nel rispetto della legalità, contro le infiltrazioni, con la tutela del lavoro (anche quello invisibile), con la responsabilità sociale delle imprese”.

“La Cgil rappresenta i lavoratori e le lavoratrici, ha una sua idea di sviluppo, vuole essere protagonista anche in questa fase di trasformazione – conclude Lattuada – ci interessa una discussione trasparente tra gli attori e, per quel che ci riguarda, dichiariamo la nostra disponibilità a discutere e condividere un’idea di sviluppo e di lavoro”.

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