Gli universitari di Link denunciano un altro “audace colpo” della ministra Giannini. Un trucco, e le università diventano virtuose

Gli universitari di Link denunciano un altro “audace colpo” della ministra Giannini. Un trucco, e le università diventano virtuose

Lo scorso 7 agosto il Ministero dell’Istruzione ha emanato il decreto di riparto dei punti organico per le università. Il decreto è simile a quello dell’anno scorso con due importanti novità: la prima è il tetto minimo garantito agli atenei che riceveranno almeno il 30% dei punti organico dell’anno precedente. Il secondo aspetto è il tetto massimo al turnover che quest’anno non è definito solo a livello di sistema (al 50%) ma anche a livello di ateneo (al 110%).

All’interno di questi limiti, i criteri di ripartizione dei punti organico sono distribuiti su base premiale secondo gli indicatori collegati alla sostenibilità economica degli atenei. Nello specifico, il minimo dei posti organico è previsto per le università che hanno un indicatore delle spese per il personale superiore all’80% oppure un indicatore per la sostenibilità economica e finanziaria inferiore a 1.

Per gli altri atenei è previsto invece un contingente aggiuntivo distribuito sempre sulla base di indicatori di sostenibilità economica e finanziaria relativi all’ateneo.

Analizzando la tabella della distribuzione dei punti organico la situazione appare in miglioramento rispetto a quella dell’anno scorso. Diminuisce il numero degli atenei non virtuosi ed in generale tutti gli atenei incrementano i punti organico ricevuti rispetto all’anno scorso.

“Le apparenze ingannano”, afferma in una nota Aberto Campailla, portavoce degli studenti universitari della Link, “e ancora una volta ad uno studio più attento si comprende come in realtà il criterio di distribuzione premiale stia provocando forti danni nella direzione di un ridimensionamento selettivo del sistema universitario italiano. Questo studio più approfondito lo dobbiamo a Beniamino Cappelletti Montano che ha confrontato i punti organico ricevuti da ogni università con quelli che le spetterebbero se il tetto del 50% fosse stabilito a livello di ateneo e non di sistema e quindi in assenza di logiche premiali. I dati che ne risultano sono tutt’altro che positivi. Alcune università perdono più di dieci punti organico: Palermo  -14.63, Napoli Federico II -14.10, Messina -10.63, Roma La Sapienza -12.92. Perde di nuovo anche Bari che non raggiunge il tetto di meno dieci punti organico ma si attesta su un risultato negativo di -8.98 punti organico”.

Viene quindi confermata la frammentazione di un sistema universitario che ormai viaggia evidentemente a due velocità, con tutte le prevedibili conseguenze che questo ha sugli atenei meridionali, che subiscono un continuo calo di studenti e di risorse. “La retorica della premialità”, conclude Alberto Campailla, “che pretende di punire gli atenei che non hanno i conti in ordine, ha portato in pochi anni ad un aumento del numero di atenei virtuosi. Ma come si sarà ottenuto questo straordinario risultato?”. L’organizzazione studentesca rivela che per essere virtuoso, un Ateneo aumenta le tasse universitarie. “Poco importa il crollo delle immatricolazioni ed il basso numero di laureati. La logica del breve periodo, fondata sull’utilizzo di indicatori di natura economica slegati dalle effettive esigenze della ricerca e della didattica non tiene conto di queste cose, l’importante è nascondere sotto una patina di oggettività l’evidente mancanza di un indirizzo politico unitario per il sistema universitario italiano”.

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