Groning, il “contabile dell’orrore” di Auschwitz a processo in Germania. Il racconto di una sopravvissuta, Eva Kor

Groning, il “contabile dell’orrore” di Auschwitz a processo in Germania. Il racconto di una sopravvissuta, Eva Kor

A 93 anni, Oskar Groning è forse l’ultimo nazista a comparire dinanzi a un tribunale. Il suo processo si è aperto martedì 21 aprile nella cittadina di Luneburg, in Germania. Egli è accusato di complicità aggravata nell’eccidio di almeno 300.000 ebrei tra maggio e luglio del 1944. In questi due mesi, giunsero 137 convogli dall’Ungheria nel campo di sterminio di Auschwitz, in cui erano stati chiusi 425.000 ebrei deportati. Oskar Groning aveva la funzione di gestire i bagagli dei deportati e di cercarvi eventuali oggetti d’oro o soldi da reimmettere nelle casse del Reich. Secondo l’accusa, il “contabile di Auschwitz” avrebbe assistito alla selezione di coloro che all’arrivo nel campo erano inviati nelle camere a gas e coloro che invece venivano trasferiti nei campi di lavoro. Per l’accusa, egli aveva partecipato al genocidio. A partire dalla condanna nel 2011 di Demjanjuk, l’ex guardiano del campo di Sobibor, la giurisprudenza tedesca non ha più bisogno di provare la partecipazione effettiva e attiva degli ex nazisti all’eccidio di ebrei, Rom, omosessuali nei campi di sterminio. Oggi è sufficiente provare l’attività di una guardia nel campo per supporre la complicità negli eccidi. Dal 2011, sono state perciò aperte molte inchieste sugli ex nazisti. E tra queste, l’inchiesta contro Oskar Groning, denominato il “contabile di Auschwitz”, proprio per la funzione di rapinare i beni dei deportati, di conatbilizzarli, e versarli al Reich. Tuttavia, queste inchieste e i relativi processi hanno luogo dopo molti decenni dalla liberazione dai campi di sterminio nazisti e dal processo di Norimberga. La lentezza della giustizia è stata più volte criticata dai sopravvissuti, anche perché i pochi nazisti rimasti in vita giudicabili per i crimini commessi hanno ormai raggiunto la soglia degli ottanta e novant’anni. Dal 1945, sono state pronunciate contro i nazisti colpevoli dei crimini contro l’umanità commessi nei campi di sterminio, solo 6656 condanne.

Nella sua lunga deposizione dinanzi al Tribunale tedesco, Groning ha detto: “per me non vi è alcun dubbio sul fatto che porto una responsabilità morale, per la quale chiedo perdono. Ma sulla questione della responsabilità penale, spetta a voi decidere”. Il racconto di Groning sulla sua vita quotidiana ad Auschwitz riecheggia quanto scriveva Hannah Arendt nel 1961 ne “La banalità del male” a proposito del processo a Gerusalemme contro Rudolph Eichmann, uno dei peggiori e più crudeli gerarchi nazisti. “Avevo una vita normale ad Auschwitz”, ha detto Groning ai giudici tedeschi, facendoli inorridire e facendo inorridire il pubblico, “nel mio gruppo, le camere a gas non giocavano alcun ruolo. Non ero che un piccolo sottufficiale. Anzi”, ha proseguito, quasi per schermirsi, per discolparsi, “le atrocità dei crimini nazisti mi avevano spinto a chiedere di essere trasferito da Auschwitz. Ho visto un ufficiale uccidere un bambino ebreo lanciandolo violentemente contro il compartimento di un treno. La mia richiesta di trasferimento venne respinta”.

La testimonianza di Eva Kor, sopravvissuta ad Auschwitz, e giunta dagli USA

Mercoledì, l’udienza contro Groning si è arricchita della testimonianza di Eva Kor, una sopravvissuta volata in Germania dagli USA proprio per accusare l’ex nazista, al quale, tuttavia, ha voluto tendere la mano. La scena è stata raccontata dal quotidiano tedesco Bild, giovedì 23 aprile. “Spero che lei ed io”, ha detto Eva Kor all’ex nazista, “antichi avversari riusciamo a ritrovare quanto resta di umano in noi”. Eva Kor ha oggi 81 anni, mentre il carnefice ne ha 93. Da questo punto in avanti, la testimonianza di Eva Kor è stata lucida, importante, devastante, commovente. Una deposizione che dovrebbe finire nei libri di storia, e da essere usata contro i cosiddetti “negazionisti”. “Ho perdonato i nazisti”, ha detto Eva Kor durante l’udienza, “ma il mio perdono non scioglie affatto i colpevoli dalle loro responsabilità”. Per questa ragione si è anche costituita come parte civile nel processo. “Non si riduce il mio bisogno di sapere cosa è successo. Ed è il momento che Groning dica tutta la verità su Auschwitz. Se io sono qui oggi, è perché non ho mai mollato”. Eva era stata deportata coi genitori e le tre sorelle, tra le quali Miriam, la sua gemella. “Appena 30 minuti dopo il nostro arrivo sulla rampa, Miriam ed io fummo separate dalla nostra famiglia. Avevamo 11 anni e fummo scelte dal medico del campo per gli esperimenti che conduceva sui gemelli. Chi? Il medico più crudele di tutti i nazisti: Joseph Mengele. Ci iniettava ogni giorno sostanze chimiche che non potevamo conoscere, e osservava le reazioni sui nostri corpi. Io ero stremata dalla debolezza, cadevo per terra e non riuscivo a camminare”, ricorda Eva Kor. “E quando Mengele si avvicinò a me, mi disse che ero bellissima, ma che avevo non più di due settimane di vita. Sapevo che aveva ragione, ma mi rifiutai di morire. Pregavo in silenzio promettendomi di fare di tutto per sopravvivere e per ritrovare mia sorella”. I destini dei gemelli ad Auschwitz erano legati. Nella sua follia, Mengele operava le cosiddette “autopsie comparative” quando uno dei gemelli moriva. Di che si tratta? Lo racconta nei minimi particolari il medico ebreo ungherese Mykols Nyiszli nelle sue memorie, scritte nel 1946. Quando uno dei gemelli moriva, Mengele uccideva anche l’altro e praticava l’autopsia sui due cadaveri, per dissezionarne e studiarne gli organi. Eva e Miriam riuscirono a sfuggire alla morte, ma le due gemelle sono rimaste segnate per il resto della loro vita. Miriam morì nel 1993. Eva, nella sua deposizione, ha detto di non sapere con quali prodotti fosse stata torturata, insieme con la gemella, dal dottor Mengele.

Share

Leave a Reply