L’omaggio della sua Università a Giovanni Berlinguer

L’omaggio della sua Università a Giovanni Berlinguer
Sono state le parole del rettore dell’Università ‘La Sapienza’, Eugenio Gaudio, ad aprire la cerimonia laica per l’ultimo saluto a Giovanni Berlinguer (figlio dell’avvocato e politico Mario, fratello del leader comunista Enrico), scomparso a Roma, nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 aprile, all’età di 90 anni. Seduti in prima fila dell’Aula Magna del Rettorato i familiari di Berlinguer, figli e nipoti, accolti dal Rettore al loro arrivo. Nella fila accanto presenti il presidente della Regione Nicola Zingaretti ed il suo vice Massimiliano Smeriglio, il vicesindaco di Roma Luigi Nieri, l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni, il presidente del Pd Matteo Orfini, la Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, l’ultimo segretario del Pci e storico leader del Pds Achille Occhetto, l’ex premier Massimo D’Alema, il deputato Pd Stefano Fassina e il presidente della Presidenza nazionale di Sel, Fabio Mussi. E ancora: il regista Ettore Scola, il capogruppo Pd in Senato Luigi Zanda e la senatrice Anna Finocchiaro. Il Rettore Gaudio, nel suo intervento, ha ricordato l’impegno etico, umano e il “rilievo assunto da Giovanni Berlinguer nella bioetica”, definendolo un “limpido esempio di dedizione, integrità e impegno”. “Raccogliamo il testimone dalle sue mani – ha concluso Gaudio – e custodiamola per noi stessi e per le generazioni future”. Durante la cerimonia si sono alternati gli interventi di Fabio Mussi, Bernardino Fantini, Walter Veltroni, Irene Figà Talamanca, Achille Occhetto e Luigi Berlinguer.
 
Veltroni: “Se ne va un’altra persona che ha salvato l’Italia”
 “Se ne va un’altra persona che ha salvato l’Italia e che ha combattuto le buone battaglie – ha esordito l’ex sindaco di Roma Veltroni – Giovanni non è stato per tutti noi solo il fratello di Enrico, ma un dirigente politico intelligente e moderno, una persona mite e forte allo stesso tempo. Era un uomo curioso, aveva forse più domande che risposte, come ogni persona intelligente”. Veltroni ha quindi sottolineato come nonostante la malattia che lui stesso “si è diagnosticato, e che consegna l’onere di un tempo di rabbia e persino di violenza”, per Giovanni non è stato così, lui “ha mantenuto il suo sorriso buono”.
La commozione del figlio Mario e il ringraziamento alle tante autorità presenti
Con la voce rotta dalle lacrime, il figlio di Giovanni Berlinguer, Mario, ha preso la parola per ringraziare “il numero enorme di persone che ci hanno espresso il loro affetto e la loro solidarietà in tutti i modi possibili, compresi i Social. Grazie agli amici di papà, alle figure istituzionali e ai messaggi molto belli che hanno lasciato. Grazie a tutti per essere riusciti a trasmettere il senso di serenità che ha caratterizzato la vita di nostro padre anche nei momenti più difficili”. Al termine degli interventi, il feretro è stato accompagnato fuori dall’Aula Magna del Rettorato de ‘La Sapienza’.
Luigi Berlinguer: “Persona seria. Ciò che rimane di lui è quel suo spirito sereno”
Uscendo dalla sala, Luigi Berlinguer ha ricordato suo cugino come “una persona spiritosissima, poi era anche una persona seria, – ha aggiunto – ma ciò che rimane di lui è quel suo spirito sereno”. In merito alla scelta di Giovanni Berlinguer di non aderire al Pd, il cugino Luigi ha precisato: “Lui non condivideva non tanto la soluzione, quanto forse le scelte intorno al presidente Renzi”.
D’Alema: “Aveva un’idea non retorica della politica  e una grande curiosità scientifica”
Giovanni Berlinguer “aveva un’idea non retorica della politica e una grande curiosità scientifica. È stato un grande pioniere di nuove sfide, dall’ambiente alla salute”. Così l’ex premier Massimo D’Alema, a margine della cerimonia laica per l’ultimo saluto a Giovanni Berlinguer. A chi ha sottolineato la scelta di Berlinguer di non aderire al Pd, D’Alema ha replicato: “Ognuno ha fatto le scelte che ha fatto, tuttavia come si è visto anche in questa giornata, al di là delle diverse scelte siamo rimasti legati alla nostra storia”.
Occhetto: “Come tutti gli scienziati, grande senso del lavoro collegiale”
“Lui aveva il senso dell’attenzione al lavoro collegiale, come tutti gli scienziati d’altro canto, che lavorano in gruppo. Allo stesso tempo era un grande fautore dei diritti e del valore dell’individualità. Il vero mistero è sapere unire queste due cose: senso del valore dell’individuo e capacità di cooperazione di gruppo, e questa era la sua filosofia”. Così l’ultimo segretario del Pci, Achille Occhetto ed a chi gli chiedeva se tutto questo sia presente nel partito di Matteo Renzi, Occhetto a risposto seccamente: “Assolutamente no”.
Finocchiaro: “Al di là della sua apparenza mite era un gigante”
“Io ero una giovane parlamentare e Giovanni, al di là della sua apparenza mite e gentile, della sua volontà di apparire dimesso, era un gigante”. Queste le parole della senatrice Pd Anna Finocchiaro. “Ho lavorato con lui sui temi della bioetica, – ha aggiunto – e quando dico lavorare con lui, in realtà vorrei dire ‘ho imparato’ da lui”. Finocchiaro lo ha ricordato come una “persona che non poteva intendere il suo posto al mondo fuori da una comunità politica, intendendo anche la comunità scientifica: non nel senso di orientare il sapere politicamente – ha concluso – ma nel senso di rendere utile il sapere per cambiare la realtà, la vita, per migliorarla”.
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