A Palazzo Chigi arriva il Def ma non è ancora chiuso il rimpasto di Governo

A Palazzo Chigi arriva il Def ma non è ancora chiuso il rimpasto di Governo

Il Consiglio dei ministri, fissato per martedì mattina, sarà chiamato a discutere, oltre che di eventuali nuovi rimpasti nel Governo, che seguono alla nomina del nuovo ministro delle Infrastrutture, Delrio, anche di Def. Il Documento, infatti, sarà discusso dalla squadra di Governo e dopo la sua approvazione, finirà alle Camere per la conseguente risoluzione parlamentare, visto che il Def, entro il 30 di aprile dovrà essere inviato, per le necessarie osservazioni anche a Bruxelles. Le ultime indiscrezioni quanto alle previsioni fatte dal Governo, ci dicono che per il 2015 viene stimata una crescita flessibile tra lo 0,7 e lo 0,8%, ma gli ultimi numeri forniti dall’Istat su fatturati e produzione industriale, potrebbero far rientrare l’ottimismo ad un più crudo realismo. Quanto al rapporto deficit/pil l’asticella viene fissata al 2,6%. Il governo punta poi ad utilizzare la clausola di flessibilità sulle riforme e ad ottenere dalla spending review circa 10 miliardi nel 2016. L’obiettivo è più che chiaro: disinnescare quest’anno le clausole di salvaguardia che comporterebbero un aumento di Iva e accise per 16,8 miliardi. Il Governo, poi, non si fa assolutamente illusioni sul pareggio di Bilancio e lo posticipa di almeno due anni, in attesa di avere una ripresa certa e stabile. Ma nell’Esecutivo, va detto, i nodi non sono solo economici, ma anche politici e tra questi il nodo legato all’importante casella di Sottosegretario alla Presidenza e quella, non meno importante per gli equilibri e la tenuta in parlamento, del nuovo ministro per gli Affari Regionali o, come preferirebbe l’Ncd del Mezzogiorno o del Sud. Per la prima casella, quella più vicina e strutturale per Renzi, sono in corsa l’attuale viceministro allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti, la Vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli ed il Vicecapogruppo alla Camera, Ettore Rosato. Il dopo Delrio, almeno nelle intenzioni del Presidente del Consiglio, dovrebbe assumere una chiarissima connotazione politica, e chi siederà sulla poltrona che fu dell’attuale ministro alle Infrastrutture, dovrà avere capacità di mediazione, non solo con i centristi, ma anche e soprattutto con la cosiddetta sinistra del Pd. Tante, infatti, saranno le occasioni di conflitto, viste le imminenti scadenze parlamentari.

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