Sinistra PD. “Senza sinistra non c’è il Pd”: uno scatto di orgoglio per ripartire e cambiare verso alla politica del governo

Sinistra PD. “Senza sinistra non c’è il Pd”: uno scatto di orgoglio per ripartire e cambiare verso alla politica del governo

Casa dell’Architettura, due anni dopo. Sono trascorsi esattamente settecentocinquantatre giorni da quel 26 febbraio 2013, quando un Bersani triste e solitario fu costretto ad ammettere che la campagna elettorale non aveva dato i frutti sperati, conducendo il PD a un deludente 25 per cento che bastava sì per rivendicare di essere il primo partito ma non per dire di aver conseguito una vittoria piena con la coalizione Italia Bene Comune. Due anni e tre governi dopo, la sinistra del PD, oggi minoranza del partito, torna a riunirsi unita per fare il punto sulle iniziative da assumere nei prossimi mesi e, soprattutto, su come stare in un’organizzazione che ormai è orientata stabilmente al centro, con più di uno sguardo rivolto verso destra.
“Sinistra e renzismo sono ancora compatibili?” si domanda Pippo Civati nel primo  pomeriggio. Civati è intervenuto al termine di una mattinata oggettivamente soporifera, nel corso della quale l’incontro, intitolato “A sinistra nel PD”, si era svolto più come un seminario che come un effettivo coordinamento delle varie minoranze. La risposta a Civati è venuta da molti interventi, fra cui quello di  Cuperlo : “senza sinistra non c’è  Pd “
Alfredo D’Attore in apertura, poi Carlo Galli e  Dogliati, nei loro  interventi avevano delineato un percorso improntato all’analisi e alla riflessione globale sui macro-temi offrendo alla platea ,  una base di confronto politica e culturale per aprire un dibattito  in linea con le aspettative e il desiderio di dare battaglia al renzismo arrembante che animava la maggior parte della platea.
Onestamente poco apprezzato, e ancor meno applaudito, l’intervento ultra-governista del capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, il quale, oltre a smentire in modo categorico un’eventuale scissione, ha incentrato la propria riflessione sui timidi segnali di ripresa che si vedono ma – a detta della maggioranza dei presenti – sono assai meno nitidi ed incisivi di quanto egli abbia lasciato intendere.

D’Alema :costruiamo una associazione strutturata per far rinasce la sinistra

Verso l’ora di pranzo, dopo i validi interventi di Ileana Argentin (contro il Jobs Act) e Francesco Boccia (sul non meno importante tema della tassazione delle multinazionali che operano in Italia), è salito sul palco un Massimo D’Alema in versione Pirlo e, proprio come fa in campo il fantasista della Juve, ha cambiato il tenore e il corso dell’evento. L’ex presidente del Consiglio, infatti, ha posto l’accento sulla necessità di dar vita a un’associazione strutturata, in grado di far rinascere la sinistra e, più che mai, di offrire una rappresentanza a quella base delusa e disorientata che nell’ultimo anno ha abbandonato il PD in contrasto con le politiche attuate dal governo e dall’attuale dirigenza del partito. Uno sprone molto forte, non a caso contrastato a distanza (e con toni durissimi) dal presidente del PD, Matteo Orfini, utile a riportare il confronto sui binari giusti e per questo applaudito a scena aperta dalla platea.

Un dibattito a più voci  sui temi del lavoro e della democrazia

Dopo le parole di D’Alema, ogni intervento si è inserito nel solco delle sue affermazioni: da Walter Tocci, fra i primi ad avvertire la necessità di un ricambio generazionale a sinistra, a Pietro Folena, col suo richiamo alle radici storiche del progressismo e al bisogno di trovare un terreno comune di dialogo e confronto e la sua adesione al suddetto coordinamento a nome del Laboratorio per la Sinistra. Senza dimenticare il già menzionato Civati; Stefano Fassina, da mesi in battaglia sui temi del lavoro e delle riforme; Rosy Bindi, reduce dall’iniziativa di Libera a Bologna, la quale ha annunciato che sarà in piazza sabato prossimo al fianco di Maurizio Landini e ci ha tenuto a rimarcare che o le riforme cambiano segno, in particolare quella costituzionale, o si schiererà apertamente contro al referendum; Pierluigi Bersani, il quale, col consueto ricorso a metafore e riflessioni attinte dalla cultura popolare, ha posto l’attenzione sull’importanza di dare comunque battaglia all’interno del PD per riportarlo là dove deve stare, altrimenti” sarebbe- dice- come  avere  venduto casa per passare in affitto. Parla di”rafforzare le associazioni di sinistra nel territorio, dando appuntamento per una  iniziativa  di massa della sinistra  da tenersi, ha detto, non dentro un salone di un albergo ma in  un palazzetto. Infine Gianni Cuperlo,  velatamente critico nei confronti di D’Alema ma, soprattutto, autocritico nei confronti degli errori commessi dalla sinistra negli anni in cui è stata al governo, quando – a suo dire – ha strizzato eccessivamente l’occhio si liberismo blairiano e ai princìpi devianti della Terza via. Conclude, riprendendo Bersani, “ricompriamoci la casa”.

Un terreno comune delle sinistre quando torneranno alle Camere le riforme

“Finalmente un parricidio!” ha commentato Tocci, seduto a pochi metri di distanza da Cuperlo, ben lieto della presa di coscienza delle altre minoranze e fiducioso nella possibilità di trovare un terreno d’incontro nei prossimi mesi, quando torneranno alle Camere l’Italicum e la riforma della Costituzione e si comincerà a parlare di scuola (presente un insegnante e vari studenti, in rappresentanza di un mondo drammaticamente colpito dalla destra e non adeguatamente difeso e valorizzato dalla sedicente “buona scuola” del duo Renzi-Giannini), RAI (dove si preannuncia la nomina di un supermanager indicato dal governo) e di altri provvedimenti non meno rilevanti per il futuro del Paese.

Se ne riparlerà, con ogni probabilità, dopo le Regionali, alle quali è prevista una netta affermazione del PD renziano: ragion per cui non è difficile prevedere che il presidente del Consiglio, forte del buon risultato elettorale, pretenderà di procedere spedito nell’attuazione del proprio programma.
Lì si parrà la “nobilitate” di una minoranza nella quale – e questa è la vera notizia – la vecchia guardia rottamata dal premier ha ancora un peso e un’influenza, al punto di essere riuscita a prevalere nettamente sull’ala governista rappresentata dai giovani di Area Riformista, interpreti di una generazione la cui visione della politica e del mondo pone non pochi dubbi e interrogativi.

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