Poletti: a scuola per lavorare anche in estate invece che stare nelle strade. Gli studenti: una follia. Flc Cgil: un discorso grave ed estemporaneo

Poletti: a scuola per lavorare anche in estate invece che stare nelle strade. Gli studenti: una follia. Flc Cgil: un discorso grave ed estemporaneo

Una provocazione? Una svista? Prendetela come volete ma la proposta del ministro Poletti di ridurre le vacanze nella scuola non sta né in cielo né in terra. Evidentemente il ministro del lavoro non contento del Jobs act, che toglie i diritti ai lavoratori, vuol trasformare gli studenti in lavoratori e gli insegnanti in capi reparto. Non gli frulla neppure per la testa che la scuola deve formare i giovani, deve produrre cultura, conoscenza, certo c’è anche un rapporto fra scuola e lavoro, ma non come intende il governo, con l’apprendistato a 15 anni quando si è ancora nell’obbligo scolastico. Il ministro Poletti conosce la situazione della  scuola, quella degli insegnanti, del personale tecnico e amministrativo? Sa che sono senza contratto da almeno sei anni? Sa che mercoledì  i sindacati della scuola, confederali e autonomi, incontreranno le forze politiche, i gruppi parlamentari per dire che il disegno di legge che lui ha approvato in Consiglio dei ministri non è una “buona scuola”, ma una “mala scuola”? Sa che centinaia di migliaia di precari non verranno assunti o  perché non ci sono i tempi o perché Renzi ha spiegato loro che anche se risultati idonei ai concorsi non ne sono i vincitori ed è tanto se continuano ad essere precari. Sa il ministro, già presidente della Lega delle cooperative, che in tanti rischiano di rimanere disoccupati, oppure precari a vita?

Una provocazione alla vigilia del presidio  a Montecitorio dai lavoratori della scuola

Sa il ministro che sempre mercoledì, dopo l’incontro fra sindacati e gruppi parlamentari, ci sarà un grande presidio davanti a Montecitorio? Sa che da qui partirà una grande mobilitazione nelle scuole e nel paese contro il disegno di legge che lui ha approvato. Sa che il 18 aprile a Roma ci sarà una grande manifestazione dei lavoratori della scuola insieme agli studenti che proprio qualche giorno fa hanno dato vita a cortei e manifestazioni? Solo se non sa tutto questo  possiamo evitare di dire che ha fatto una provocazione nei confronti del mondo della scuola. Leggendo il suo argomentare, si fa per dire, al convegno sui Fondi europei e il futuro dei giovani promosso dalla regione Toscana, c’è da rimanere basiti, per non dire di più: “Un mese di  vacanza va bene. Ma non c’è un obbligo di farne tre. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. Serve un più stretto rapporto tra scuola e mondo del lavoro e questa è una discussione che va affrontata, anche dal punto di vista educativo”. A pensare che ha avuto anche un applauso ci viene da chiedersi in che mani è il futuro dei nostri giovani. Poletti, non contento, ha affermato: “I miei figli d’estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse. Sono venuti su normali, non sono speciali”. Ancora: “Non troverei niente di strano se un ragazzo lavorasse tre o quattro ore al giorno per un periodo preciso durante l’estate, anziché stare solo in giro per le strade”. In linea con il disegno di legge che trasforma i presidi in dirigenti di una fabbrica, che mette a rischio la libertà di insegnamento, il ministro affonda ancora: ritiene necessario che “per un mese durante l’estate  i nostri giovani fanno un’esperienza formativa nel mondo del lavoro. Dobbiamo affrontare questa questione culturale ed educativa del rapporto dei ragazzi con il mondo del lavoro, e non spostarlo sempre più avanti”. Finito questo “rapporto” durante il percorso scolastico, si chiede il ministro, quale lavoro trovano i giovani, con la disoccupazione al 42-43%, sa che se ne vanno all’estero dove non è tutto oro ciò che riluce ?

La Rete degli studenti medi: non legalizzare lo sfruttamento privandoci dei nostri diritti

Al ministro risponde per le rime il portavoce nazionale della Rete  degli studenti medi, Alberto Irone: “Con le sue affermazioni dimostra di non avere la minima percezione della realtà: più della metà degli studenti italiani già lavora d’estate. Semmai è necessario regolamentare e inserire percorsi formativi diversi da quelli didattici all’interno del percorso scolastico. Diversamente, a oggi le studentesse e gli studenti che lavorano vengono sfruttati in ogni modo possibile e privati di qualsivoglia diritto. La priorità è ridistribuire le pause in modo più equilibrato all’interno dell’anno e non legalizzare lo sfruttamento degli studenti. A partire dall’abbassamento dell’apprendistato a 15 anni, gli stage estivi e senza una revisione migliorativa dell’alternanza scuola lavoro, il governo non sta facendo altro che privare ulteriormente gli studenti dei propri diritti e di tutele adeguate. Crediamo – conclude Irone – che gli studenti debbano essere liberi di costruire il proprio percorso scolastico e che non debbano essere costretti a lavorare privati di qualsiasi tutela per garantire manodopera stagionale a basso costo. Introdurre questo dibattito sottolineandone la caratura educativa  è semplicemente una follia”.

Pantaleo ( Flc). Proposta estemporanea che non tiene conto delle condizioni disastrose della scuola

“Una proposta estemporanea, grave”  la definisce il segretario generale della Federazione lavoratori della conoscenza, Domenico Pantaleo. Il discoro di Poletti, non ha senso, non tiene conto della situazione strutturale delle nostre scuole, edifici fatiscenti, carenza di organici, senza risorse. Non mi meraviglia però che veda la scuola come un luogo di lavoro, visto il suo Jobs act, deve avviare al lavoro, l’apprendistato a 15 anni. Non ha alcuna idea su cosa significa formare un giovane.”

Rileggendo il discorso di Poletti ci viene il dubbio  che non conosca, appunto, in quali condizioni sono le scuole. E non la conoscono neppure i presidi che, parola del presidente della loro associazione nazionale, dicono  che bisogna, tenerle aperte, il doposcuola, i seminari, l’utilizzo delle aule da parte dei cittadini. Ma le scuole vivono una situazione disastrosa, spesso crolla qualche  soffitto, ci sono feriti e capita pure che ci scappi il morto. Allora a che serve la piaggeria verso il ministro? Manca perfino la carta igienica, la comprano i genitori i quali si organizzano anche per pitturare le aule.  Chi le apre e le tiene in funzione visto che manca il personale. I precari? Dicono le statistiche che siamo uno dei paesi in cui il periodo feriale è più lungo. Quei due mesi e qualche giorno forse fanno respirare la nostra economia, il mare e i monti. Ma dentro le statistiche   bisognerebbe guardare bene. Perché in alcuni paesi le vacanze sono scaglionate, seguono le vicende climatiche, il caldo e il freddo. Chiarisce Massimo Di Menna, segretario generale della Uil scuola: “Il tempo che i ragazzi  italiani passano a scuola è allineato con quello degli altri Paesi europei. Il tempo delle vacanze scolastiche è dunque lo stesso, seppur distribuito in modo diverso da paese a paese. Questo significa che non abbiamo un surplus di vacanze”.

 

 

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