Landini, l’ossessione di un giornalismo malato di retroscena e di scoop fasulli

Landini, l’ossessione di un giornalismo malato di retroscena  e di scoop fasulli

Maurizio Landini è diventato una specie di ossessione per la razza dei giornalisti, quelli in particolare di prima classe, sempre attenti a indagare nelle pieghe del mondo politico, commentatori e retroscenisti di vaglia. Cosa c’è di meglio nell’era renziana che la fondazione di un nuovo partito? Aggiungete che l’evento può provocare una scissione nel Pd con la minoranza, anzi le minoranze anche se non tutte, in forte disagio per le scelte politiche di Renzi Matteo che ben poco hanno a che fare con un partito che si colloca a sinistra nello scenario europeo. Il gioco è fatto e si è individuato il possibile fondatore di un nuovo partito in Maurizio Landini il quale, segretario generale della Fiom,è uno dei protagonisti delle lotte di questi tempi, dalla grande manifestazione della Cgil, allo sciopero generale Cgil-Uil, alla mobilitazione in tanti luoghi di lavoro. Uno che parla di “coalizione sociale”, vuole mettere insieme associazioni, movimenti per contrastare la politica del governo, difendere il lavoro, uno che parla di diritti dei lavoratori. Ma chi meglio di lui. E lui smentisce, ma i giornalisti mica si fanno prendere in giro. Scoprono che si terrà a Roma una riunione convocata da Landini cui sono state invitate associazioni, movimenti, singole personalità, e udite udite, che in gran segreto la Fiom ha promosso una manifestazione nazionale a Roma per il 28 marzo. I gior-segugi chiamano Landini a renderne conto.

A “ Bersaglio mobile” una carognata di Mentana non gradita dal  segretario della Fiom

Si mobilitano le grandi testate e  Mentana mette in campo “Bersaglio mobile” per intervistare, insieme a due giornalisti di peso, il segretario generale della Fiom. I gior-segugi scoprono in effetti l’acqua calda. Perché  sia la “coalizione sociale “ sia la manifestazione del 28 a Piazza del Popolo erano cosa nota da tempo perché decisa dalla Assemblea nazionale della Fiom, più di quattrocento delegati, tenuta qualche settimana fa a Cervia.Ignorata dai media perché una assemblea di lavoratori non fa notizia. Ancora più grave il fatto che, non solo sui giornalini, ma anche Mentana e i suoi ospiti non capivano bene cosa significa “coalizione sociale” e dicevano, allora vuole fare politica e, stante la proprietà  transitiva, la politica la fanno i partiti, quindi abbiamo ragione noi vuole mettere in campo un nuovo partito. E Mentana, con una carognata che Landini dava un chiaro segno di non gradire, mandava in onda un servizio in cui  si elencavano i fallimenti di chi aveva tentato di costruire una forza politica a sinistra del Pd, a partire da  Bertinotti (per la verità il Pd non c’era ancora, si trattava dei Ds) per finire a Vendola. Dovere di cronaca, diceva Mentana. Ma che c’entrava Landini? Con pazienza il segretario generale della Fiom spiegava che la politica non significa partito. Ma questi nostri amici e colleghi  hanno perso anche il senso di questa parola, politica, che viene dal greco. Ma come un sindacato fa politica?  Sotto sotto, quasi a strizzargli l’occhio, un pensierino a fondare un partito ce lo ha fatto. Del resto, dicevano Mentana e gli amici, avete fatto scioperi, manifestazioni, Renzi non vi ha filati. Una volta con gli scioperi, anche Berlusconi al governo, portavate a casa risultati. Con il governo di centro sinistra avete perso anche l’articolo 18. Facevano un clamoroso autogol. L’articolo 1 della Costituzione recita: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul  lavoro. E questa parola compare tante volte negli articoli della Carta.

Il sindacato ha il dovere di battersi perché la Costituzione non diventi carta straccia

Se la Costituzione viene messa in discussione, se i diritti dei lavoratori sono messi in discussione, il sindacato ha il dovere di battersi perché la Carta non diventi carta straccia. Lo fa organizzando le lotte, la mobilitazione. Ma non possono essere i lavoratori e le loro organizzazioni, da sole, a sostenere il peso di una lotta a difesa della Costituzione che riguarda tutti i cittadini. Gli scioperi non sono un gioco. Costano e con i salari attuali anche una giornata tolta dalla busta paga è un sacrificio. Da qui nasce la “coalizione sociale” che ha preso il via nella riunione che si è svolta nella sede della Fiom e che avrà il battesimo a Piazza del Popolo. Non un partito ma un insieme di associazioni, movimenti degli studenti, espressioni di forze sociali, del mondo della cultura, perfino del giornalismo che fanno “politica” e chiamano in causa i partiti, chi governa, l’uomo solo al comando in primo luogo che vede i sindacati, la Cgil in primo luogo, come il nemico da combattere e non porta rispetto a persone come Landini che avvertono tutta la responsabilità di rappresentare 350 mila lavoratori iscritti alla Fiom e di essere uno dei dirigenti di una grande organizzazione come la Cgil che vuole scrivere un nuovo Statuto di tutti i lavoratori. E spiace anche che questa assoluta mancanza di rispetto per chi non la pensa come te, caratteristica dei renziadi, l’abbia mostrata anche il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, quando alla assemblea della “area riformista”, leggi bersaniani, ha parlato di “urla televisive di Landini”. Verrebbe voglia di dire che sono già troppi a parlate sottovoce o addirittura a tacere. Ma non lo facciamo per il rispetto che dobbiamo ad una autorevole persona.

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