Gli scrittori francesi contestano governo ed editori. A quando un’analoga iniziativa anche in Italia?

Gli scrittori francesi contestano governo ed editori. A quando un’analoga iniziativa anche in Italia?

Un paio di settimane fa, un emiro degli Emirati Arabi ha premiato, quale miglior professore al mondo, con un milione di dollari, una docente di Inglese del Maine che ha convinto i suoi studenti a leggere almeno 40 libri, cartacei, all’anno. Una bella soddisfazione. Oggi, a Parigi, decine di scrittori, redattori, traduttori hanno manifestato al Salone del libro, in corso dal 20 al 23 marzo, contro governo ed editori, per denunciare la “crescente precarietà” della professione. Lo slogan della protesta era: “Pas d’auteurs, pas de lecteurs!”, senza autori, nessun lettore. “Non accettiamo più la precarietà sociale”, ha affermato l’autore Laurent Bettoni alla France Press, “oggi abbiamo dimostrato che siamo riusciti a essere uniti”. L’autrice e curatrice Laure Limongi ha detto che “vi è una precarietà crescente, per questo sul mio cartellone c’è scritto: senza autori, nessun lettore!”. La vicepresidente dell’Associazione francese dei traduttori letterari ha detto: “è all’opera il disfacimento del diritto d’autore a livello europeo!”.

I manifestanti del Salone del libro di Parigi erano corsi in massa su sollecitazione del Consiglio Permanente degli scrittori francesi, che in un appello firmato da 120 autori, tra i quali Annie Ernaux, Philippe Claudel, Sylvie Germain, Pierre Lemaitre, Philippe Djian, molto noti in Francia, hanno rilevato che i due terzi degli autori percepiscono meno del 10% dei diritti d’autore sul prezzo di vendita del libro, mentre un autore su cinque viene remunerato con meno del 5% dei diritti d’autore. In seguito a questa protesta vibrante, il ministro della Cultura francese, Fleur Pellerin, si è impegnata a “promuovere una riforma del diritto d’autore che possa consentire di adattare alcune norme all’evoluzione imposta dalla rivoluzione digitale, ma preservando, e lasciando intatta, la diversità culturale e la creatività, ovvero la remunerazione degli autori”. La lettera degli autori francesi recitava: “a coloro che dimenticano che servono autori per scrivere libri”. Il loro obiettivo? Sensibilizzare i lettori sulle riforme sociali, sui diritti d’autore resi più fragili e la riduzione degli stipendi.

Nel prossimo maggio avrà luogo a Torino il grande Salone del libro italiano. Forse sarebbe opportuno che anche gli scrittori del nostro paese riescano ad organizzare una manifestazione unitaria contro la precarietà della professione e per migliorare la legge sul diritto d’autore. Magari utilizzando il medesimo slogan degli scrittori francesi, senza gli autori, scompaiono i lettori. In realtà, il panorama editoriale italiano, la sua pluralità soprattutto, è messo in pericolo da ricorrenti tentativi di pervenire a una sorta di oligopolio di alcune case editrici. L’ultima vicenda è l’offerta pubblica di acquisto della RCS libri da parte della berlusconiana Mondadori. Se davvero ciò accadesse, non solo saremmo in presenza di un nuovo monopolista di fatto, ma soprattutto dell’aumento notevole delle difficoltà e della precarietà per moltissimi autori, traduttori e redattori (soprattutto delle case editrici piccole e medie). Anche perché in Italia, pure il sistema della distribuzione libraria è fortemente condizionato dalla massiccia e quasi monopolistica presenza della Mondadori in Messaggerie italiane. Ci troveremmo nella condizione, più o meno incivile, di una casa editrice potentissima, che raccoglie il 60-70% delle librerie, più dell’80% della distribuzione, e più della metà degli autori. Una casa editrice con questo potere ha gioco facile nel disporre delle regole e della valutazione dei diritti d’autore. In Italia si legge sempre meno, non c’è dubbio, e con questa iniziativa della Mondadori si leggeranno solo best sellers, magari consigliati da Maria de Filippi su Canale 5.

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