Federica Mogherini a Losanna per i negoziati con l’Iran sul nucleare. Dopo due anni di stallo, forse la soluzione è vicina

Federica Mogherini a Losanna per i negoziati con l’Iran sul nucleare. Dopo due anni di stallo, forse la soluzione è vicina

Il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, ha dato inizio, sabato 28 marzo, ad una visita a Losanna per partecipare ai negoziati sul nucleare iraniano. Mogherini dovrà avere colloqui coi ministri degli esteri dei paesi del 5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU – Stati Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina – e la Germania) e con il loro omologo iraniano, Javad Zarif. I colloqui si sono intensificati negli ultimi giorni quando le grandi potenze occidentali hanno tentato di imporre un compromesso con l’Iran entro il 31 marzo prossimo. Il capo della diplomazia tedesca, il socialdemocratico Frank Walter Steinmeier, ha affermato, sabato, appena giunto a Losanna, che “comincia il finale”.

Da mercoledì scorso, infatti, ha avuto inizio una corsa contro il tempo nel Cantone della Vaud, per siglare un accordo politico che garantisca l’impossibilità per Teheran di fabbricare bombe atomiche, in cambio di una estinzione delle sanzioni. La questione avvelena le relazioni internazionali da ben due anni. Per assicurarsi che l’Iran rispetti gli impegni e rinunci a produrre bombe atomiche, gli occidentali esigono un regime di sorveglianza rafforzata nel lungo periodo, per mantenere “sotto rigido controllo” il programma nucleare iraniano. Gli Stati Uniti reclamano da ormai due anni una durata a due cifre della sorveglianza. La Francia ha proposto una durata dell’accordo di 25 anni in totale, divisa in due fasi. Nel corso dei primi 15 anni, il programma nucleare iraniano sarà vigilato per accertarsi che il cosiddetto “breakout”, vale a dire il tempo necessario per produrre uranio arricchito per dotarsi della bomba nucleare, sia di almeno un anno. L’obiettivo sarebbe quello di permettere agli occidentali di reagire qualora l’Iran dovesse lanciarsi in una corsa alla produzione della bomba. Nella fase successiva, saranno mantenute le ispezioni, per dieci anni, allo scopo di verificare lo smantellamento della filiera militare. La proposta francese di mediazione è avversata da Teheran, che considera la durata lunga delle ispezioni una umiliazione, e da Washington, che vede le insidie di una tale dilatazione temporale.

Altra questione sul tavolo dei colloqui è il programma di ricerca e sviluppo del nucleare iraniano. Si tratta di una questione “molto critica”, assicura una fonte europea, perché senza garanzie che questo programma non serva a mettere a punto le centrifughe più potenti – per arricchire l’uranio – l’insieme del dispositivo sull’arricchimento non sarebbe che “un colpo di spada nell’acqua”. Su questo tema spinoso, gli iraniani non intendono soprassedere. L’Iran dispone oggi di 20.000 centrifughe, delle quali la metà è in attività. Il compromesso in discussione propone una riduzione fino a 6.500 centrifughe. Solo che gli occidentali temono che l’Iran riesca a produrre macchine più performanti, nell’ambito del loro programma di ricerca e sviluppo. È quanto prevede l’Agenzia ONU dell’energia atomica (AIEA), il gendarme internazionale contro la proliferazione delle armi nucleari, che dovrebbe avere accesso illimitato a tutti i siti e a tutti i centri di ricerca impegnati nel nucleare in Iran. Una richiesta fortemente osteggiata dagli iraniani.

Da parte iraniana, vi è tuttavia la disponibilità ad accettare alcune delle condizioni imposte dagli stati occidentali e dall’ONU qualora fossero cancellate, e non solo sospese, le sanzioni economiche, che stanno abbattendo l’economia del paese. Le sanzioni sono state imposte da Stati Uniti, Unione Europea e ONU, e hanno avuto un impatto devastante soprattutto sulla fornitura di idrocarburi e sull’autonomia finanziaria dell’Iran.

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