Non sposate le mie figlie: De Chauveron deride la xenofobia

Non sposate le mie figlie: De Chauveron deride la xenofobia

Dopo esser stato film campione d’incassi in patria, esce anche nelle sale italiane la nuova commedia di Philippe de Chauveron, Non sposate le mie figlie (Qu’est ce-qu’on a fait au bon Dieu?  il titolo originale)

Christian Clavier e Chantal Lauby sono rispettivamente Claude e Marie Verneuil, famiglia altolocata del nord della Francia e, nonostante una rigida educazione cattolica, ben tre delle loro quattro splendide figlie hanno sposato figli di immigrati. Le speranze sono riposte nell’ultima ragazza, che però ben presto si presenterà a casa con un ragazzo di colore. Il film procede con un tono incalzante e frizzante, condito da battute ciniche, talvolta spietate. Segno evidente che la commedia francese ha ben in mente qual è il modo più efficace di fare satira: prendere in considerazione un demone e deriderlo. E così, l’intera pellicola prende di mira un demone più che mai noto, in Francia come nel resto del mondo, quello dell’intolleranza razziale, del razzismo dettato dall’ignoranza. Che lo spettatore sia di destra o di sinistra, che sia bianco oppure nero, uomo o donna, non farà nessuna differenza. Chiunque si sentirà, anche minimamente, preso in causa per un atteggiamento che in realtà coinvolge tutti. Il razzismo è degenerazione della paura, e nello specifico  la paura del diverso, di ciò che non si conosce.  De Chauveron prende bene in considerazione questo aspetto, proponendo una serie di clichè che tendono a distruggere la classica idea di intolleranza dell’uomo bianco nei confronti dell’uomo nero, e cerca di contrapporre le parti per costruire un’idea totalizzante del problema. Il motivo della xenofobia è però un semplice pretesto per proporre anche altre tematiche altrettanto vive, quali ad esempio il delicato equilibrio da mantenere nelle famiglie moderne, sempre più in balìa del vivere frenetico dei nostri tempi. Non sposate le mie figlie è in generale un chiaro esempio di commedia francese ben riuscita, contraddistinta sempre da una sottile ironia di fondo e da quella marcia acida che un po’ manca a buona parte della commedia di casa nostra.

Peccato solamente per il finale, un po’ troppo semplicistico e prevedibile.

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