Camera. Seduta fiume? Renzi vuol chiudere sabato. Il pregiudicato arringa la truppa. Fitto non ci sta

Camera. Seduta fiume? Renzi vuol chiudere sabato. Il pregiudicato arringa la truppa. Fitto non ci sta

Non si capisce più chi decide i lavori della Camera. La domanda è: dall’interno o dall’esterno. Per tutta la giornata, Renzi è stato in collegamento con i renziadi  e con il capogruppo Speranza, quello del bastone e la carota, dicono alcuni deputati che non si rassegnano ad essere telecomandati. Non ce ne voglia la presidente Boldrini che fa del suo meglio per contenere il dirompente premier e segretario del Pd. Telefonino alla mano, detta le mosse per chiudere con l’approvazione della legge di riforma del Senato entro sabato. Ma c’è anche il pregiudicato che continua la telenovela e incrocia il dibattito nell’aula di Montecitorio. Lotta dura senza paura, sono il responsabile del patto del Nazareno, ci ho creduto. Renzi è venuto meno alla fiducia che gli avevo dato. Ora “opposizione a 360 gradi. Voi deputati di Forza Italia sono certo sarete tutti con me”. Ci manca Fitto con i suoi che non partecipa alla riunione. “Che fai, ci vuoi cacciare?”, riprende un famoso grido  rivolto da Fini a Berlusconi. Ecco, in un dibattito che riguarda la riforma di più di quaranta articoli della Costituzione non ci sembra proprio il clima ideale. La tensione è molto forte, volano parole grosse, insieme a pagine e libri lanciati contro la presidenza.

Speranza (Pd). Più tempo per  gli interventi ma cessi l’ostruzionismo

Boldrini si rende conto che così non può continuare. Non si può imporre ad  un deputato, anche se non è stato eletto dal popolo, ma dal capo del suo partito, di svolgere il proprio ruolo in un minuto, tanto è il tempo degli interventi sugli emendamenti. E sarà proprio il capogruppo del Pd, Roberto Speranza, a dichiarare  in una capigruppo la disponibilità a concedere tempi più lunghi per i singoli interventi. Ma aveva detto che se non cessava l’ostruzionismo il Pd avrebbe dato “battaglia politica, non si tirava indietro”. Tradotto dal politichese: ritirate i sub emendamenti o passiamo alla seduta fiume. Il dibattito è andato avanti, ma l’attenzione era alla possibile seduta fiume per la quale premeva Renzi. Se veniva deciso che si andava avanti ad oltranza sarebbe stata impedita la presentazione di subemendamenti alla ripresa di ogni seduta.

Renzi. Se vogliono lo scontro lo avranno

Renzi preme: “Se vogliono lo scontro lo avranno, l’ostruzionismo non ci fermerà”. Speranza tratta, incontra, cerca di non interrompere il dialogo aperto con l’incremento delle ore di dibattito. Carota, dicevamo, ma anche bastone. Riprende la linea Renzi: “Non possiamo-dice- far passare il principio per cui la minoranza blocca l’iter”. Ma i rapporti  fra il Pd e gli altri gruppi parlamentari non sono proprio idilliaci. Quelli di Forza Italia vedono Renzi come il “traditore”. Berlusconi ha suonato le trombe. Quelli di Cinque stelle alla proposta di collaborazione rispondono: “La richiesta è tardiva perché noi abbiamo subìto violenza e quando si subisce la violenza la reazione è legittima”. Con Sel e Lega qualche spiraglio sembra esserci, ma sembrare non vuol dir niente. Come si dice, l’apparenza inganna. Anche nel gruppo del Pd c’è chi non sta proprio sereno. Avanza così la seduta fiume. A conclusione del dibattito si valuterà se c’è stata una qualche disponibilità delle opposizioni a ritirare i sub emendamenti. Se la verifica sarà negativa arriva la proposta di seduta fiume. I deputati del Pd devono organizzare turni di presenza per garantire il numero legale, giorno e notte. Si pensa fino a sabato, giorno in cui Renzi esige che la legge sia approvata.

Nel campo di Forza Italia si attende l’ora x

Dall’altra parte del campo, quello di Forza Italia, si attende l’ora x. Se passa la  seduta fiume ci riposiamo. Anzi, abbiamo tutto il tempo di pensare agli affari nostri. Che non sono molto chiari. Prendiamo il pregiudicato. Ha spiegato ai parlamentari i motivi per cui aveva siglato il patto con Renzi, rotto dal premier. “Inaccettabile il fatto – ha detto riferendosi alla elezione del Capo dello Stato, persona degna –  che il Pd si sia rimangiato la parola. Continuare sulla stessa strada – ha  affermato-  sarebbe ottuso e politicamente nefasto, non per noi, ma per gli elettori moderati che rappresentiamo e per il Paese tutto”.

Il pregiudicato non scioglie le riserve sul voto finale

Però non ha sciolto le riserve sul voto finale sulla riforma costituzionale. “Continueremo ad appoggiare ciò che delle riforme riteniamo utile per il Paese e alla fine del percorso, valutato come il nostro contributo sarà stato recepito dalla maggioranza – sottolinea – decideremo come comportarci al voto finale. E così faremo anche sulla legge elettorale”. Nel frattempo, fa la voce dura con Fitto che non partecipa alla assemblea e riunisce i suoi. C’è invece Verdini, il grande accusato per il pat-disastro del Nazareno. Si rivolge al “ribelle” Fitto, un ultimatum: “Deve decidere entro 15 giorni se rimanere in Forza Italia e lavorare per il partito o se andarsene via. Se se ne va e fa un suo partito, è all’1,3% mentre Ncd è all’1,6%”.

Fitto al Berlusca: “Stai sbagliando tutto”

L’ex governatore pugliese risponde per le rime: “Te lo dico con amarezza, stai ancora una volta sbagliando tutto”. “Vuoi cacciarci perché facciamo opposizione? Perché abbiamo avuto ragione sulle riforme, e, purtroppo, su tutto il resto? Perché troviamo surreale il passaggio in due giorni da ‘forza Renzi’ a ‘forza Salvini’?”. Poi l’annuncio: “non ci fermerai, non ci fermeremo”.

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