‘Ndrangheta, decine di arresti e denunce a Roma

‘Ndrangheta, decine di arresti e denunce a Roma
Sono 31 le ordinanze di custodia cautelare, tra carcere e arresti domiciliari, eseguite questa mattina nell’operazione contro la ‘ndrangheta da polizia e guardia di finanza. Agli arrestati sono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico internazionale (con l’aggravante mafiosa e del reato transnazionale), lesioni, ricettazione, estorsione, danneggiamento, favoreggiamento personale, simulazione di reato, possesso e fabbricazione di documenti falsi e porto e detenzione abusiva di armi.
Gli arresti, dunque, sono trentuno arresti tra Italia ed estero; 35 perquisizioni tra Lazio, Calabria, Liguria, Piemonte; 600 chili di sostanze stupefacenti tra cocaina e hashish sequestrate. Questo il bilancio dell’operazione della squadra mobile capitolina e della guardia di finanza nei confronti di un’organizzazione criminale operante nella capitale e collegata alle cosche calabresi “Pelle-Nirta-Giorgi alias Cicero” di San Luca (Reggio Calabria). La banda sgominata, secondo quanto riferito in conferenza stampa, operava non solo nel traffico di sostanze stupefacenti rifornendosi in Sud America, Marocco, Spagna, Italia. Il tutto per un giro d’affari di decine di milioni di euro con traffici di sostanze per millecinquecento chili. “Si tratta di indagini classiche di mafia – ha detto il procuratore aggiunto Michele Prestipino – che si sono alimentate da diversi elementi di prova tra cui intercettazioni e dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gianni Cretarola che ha aperto uno squarcio sul traffico di droga a Roma ad opera di un qualificatissimo gruppo di origine calabrese di cui lui faceva parte e di cui ha iniziato a parlare dopo l’omicidio di Vincenzo Femia commesso a Roma il 24 gennaio 2013 in viale Castelluccia di San Paolo in zona Castel di Leva-Ardeatino di cui sono stati già arrestati gli esecutori materiali”. Nel corso delle attività di indagine della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Roma sono stati sequestrati oltre che i 600 chilogrammi di cocaina e hashish, diverse armi da fuoco, soprattutto un quaderno ove erano riportati degli appunti che, opportunamente decifrati, hanno svelato i contenuti e gli arcaici meccanismi procedurali che regolano il “rito di affiliazione” alla ‘ndrangheta: l’eccezionalità del rinvenimento del documento, denominato “Codice San Luca”, contenente informazioni la veridicità delle quali era sospesa tra la tradizione e la leggenda. Numerosi gli episodi delittuosi contestati dalla Direzione Distrettuale Antimafia e variamente ascrivibili agli odierni arrestati nell’operazione contro la ‘ndrangheta: tra questi, l’omicidio di Vincenzo Femia, consumato a Roma il 24 gennaio 2013, alcuni ferimenti con armi da fuoco ed episodi estorsivi. Femia per chi indaga sarebbe stato il referente sul territorio romano della cosca Nirta, alias Scalzone, di San Luca (Reggio Calabria) assassinato in Roma il 24 gennaio 2013 con tipiche modalità evocative del metodo mafioso, a opera di un commando di killer formato da Massimiliano Sestito, Francesco Pizzata, Antonio Pizzata e Gianni Cretarola, arrestati dalla Squadra mobile di Roma per il reato di omicidio volontario aggravato dall’articolo 7 legge 203/91 per aver agevolato l’operatività della ‘ndrangheta, con articolazioni territoriali operanti in Calabria e nella provincia di Roma. In questo contesto è emerso che il movente dell’omicidio era da ricollegare a contrasti sorti nella spartizione del mercato della droga nella Capitale, gestito da due potenti cosche di ‘ndrangheta di San Luca che avevano trasferito i propri interessi economici a Roma, in particolare quella dei Nirta, rappresentata dai fratelli Crisafi, e quella dei Pizzata, che faceva capo a Giovanni Pizzata; in città operavano figure di grande rilievo e prestigio criminale, tra le quali Massimiliano Sestito, Giovanni Pizzata e Bruno Crisafi. Il movente, in particolare, secondo quanto riferito dal capo della squadra mobile Renato Cortese, è “riconducibile a dissidi tra famiglie sul prezzo su cui piazzare cocaina ed in particolare con Femia di cui è stata quindi decretata la morte ad opera delle stesse famiglie”.
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