Juve fermata dall’Inter, la Roma vince e va a -1, ancora polemiche arbitrali

Juve fermata dall’Inter, la Roma vince e va a -1, ancora polemiche arbitrali

La diciassettesima giornata, la prima del 2015,  porta alcune novità e qualche sorpresa in classifica, tanto per adattarsi perfettamente al giorno dell’Epifania. La Juve pareggia in casa con l’Inter, la Roma vince ad Udine con un gol-non gol, Napoli e Lazio si confermano terze forze, arretrano le genovesi, il Milan battuto a casa propria dal Sassuolo, polemiche arbitrali, siamo alle solite:  quanto basta e avanza per  risvegliare l’interesse del campionato, dopo la sonnolenta sosta natalizia.

Juve ahi ahi  ahi. Dopo un primo tempo sontuoso, quanto a predominio,  ma chiuso  con un vantaggio striminzito e dopo uno scellerato scialo di occasioni per chiudere la partita, nella ripresa, gli uomini di Allegri rallentano, si assopiscono, si fanno irretire da un’Inter, a sua volta, risvegliatasi al punto tale da poter vincere se qualcuno dei suoi non fosse stato meno egoista. E, così, alla fine, comincia a fare capolino qualche critica alla squadra bianconera, colpevole di essersi cullata sull’esiguo vantaggio e non aver manifestato la grinta giusta per portare a termine il successo; quel mancato successo che le fa sentire il fiato romanista con il vantaggio di un punticino, alla vigilia di un’altra pericolosa partita in quel di Napoli.  Esiti positivi per l’Inter anche se, nel primo tempo, deve ringraziare Handanovic per aver contenuto lo svantaggio e nella ripresa fare un’adeguata ramanzina a Icardi che, per voler bissare il gol del pari, ha evitato di dare a Osvaldo la palla, scialacquando il vantaggio.  Comunque, per quanto la rosa interista sia da integrare, la mano di Mancini comincia a farsi sentire. Anche a Torino, non poteva mancare la solita svista arbitrale, consistente in una gomitata di Juan Jesus a Chiellini che poteva  essere punita con un rigore ed espulsione nessuno ha visto….Vedremo se sarà oggetto di valutazione televisiva da parte del giudice sportivo.

Roma, l’importante era vincere. Fino a che punto il contestatissimo gol di Astori  non era gol ?  Il regolamento dice che la palla deve essere entrata completamente oltre la linea di porta e, da alcune visuali,  sembrerebbe essere andata  proprio così, seppure per il classico pelo,  e quindi il gol era gol.            La vittoria romanista, al di là del come è maturata, sembra, comunque, meritata se non altro per le maggiori azioni offensive rispetto all’Udinese che, però, come se non bastasse, reclama pure per un  rigore non concesso e qui le immagini forse le danno ragione.  Alla fine, purtroppo, errori o sviste arbitrali compresi, per vincere bisogna segnare e la Roma, in altre occasioni vittima, stavolta c’é riuscita, portando a casa tre preziosi punti che, contestualizzati al pareggio juventino, le consentono di presentarsi al derby a  -1 dalla vetta, fiduciosa nelle proprie forze , seppure non al massimo livello ma questo, per ora, può bastare.

Ciclone Napoli ma  Lazio idem. Senza storia la partita del Napoli a Cesena che, con un ritrovato Higuain (doppietta) e sulle ali dell’entusiasmo per la Supercoppa, si è confermato con merito al terzo posto seppure condiviso con una Lazio che, nell’anticipo di lunedì,  con uno stupendo Anderson ha disintegrato una scialba e sciatta Sampdoria, proponendosi, a pieno titolo, per il terzo posto e, anche, rilanciando le proprie quotazioni in vista del derby romano. Grazie a questi due cannonieri,  Lazio e Napoli   hanno forse, rispettivamente,  trovato  e ritrovato i loro due uomini leader sui quali impostare il gioco offensivo per continuare a sognare le posizioni di classifica che contano.

Genovesi fuori da giro. Momento no per le due genovesi, distanziate di tre punti dalle terze,  con la Samp uscita distrutta dall’Olimpico ed il Genoa che, a mala pena, riesce a rimediare un punto dopo aver rimontato un doppio svantaggio contro l’Atalanta. Almeno per il momento, le sbandierate ambizioni delle compagini liguri devono essere accantonate, rimandando al prosieguo per la verifica se si è trattato di un semplice  sbandamento oppure di un rientro nei ranghi.

Milan, che delusione.  Sorprendentemente è rimasto dov’era, invece, il Milan messo impietosamente sotto da uno  splendido Sassuolo davanti ai propri tifosi inviperiti che, alla fine,  hanno fischiato a lungo una prestazione negativa sotto ogni aspetto e, quel che è peggio, in ogni reparto.  Forse la vittoria natalizia sul Real  aveva illuso troppo e tutti si erano lasciati trascinare dall’entusiasmo, sospinti da Berlusconi, che da affabulatore-pifferaio qual’é, nella sua visita pre partita a Milanello aveva gasato troppo i suoi uomini i cui limiti, purtroppo, sono quelli che sono, e, in campo,  si sono manifestati ancora una volta.  Nè si poteva sperare che l’inserimento nella mezz’ora finale di Cerci potesse ribaltare una situazione della quale solo un’adeguata campagna di rafforzamento può invertirne la rotta. Inzaghi è costretto a muoversi con quel che passa il convento e,  da tempo e  attualmente, quello berlusconiano non ha più risorse da investire.  Logico e consequenziale ritenere il Milan a mala pensa a ridosso nella zona Europa League.  Complimenti al Sassuolo, squadra nostrana che non teme di giocare con tre punte pure a S. Siro,  con Sansone e Zaza autori di due splendidi gol, da soli meritevoli del biglietto a compensazione delle magagne milaniste.

Attenzione al Palermo.  Al Milan si è affiancato un ormai non più sorprendente Palermo che ha rifilato una cinquina al malcapitato Cagliari grazie al duo Vazquez-Dybala, degno dei predecessori Pastore-Cavani; continuando di questo passo dove potrà arrivare la squadra di Zamparini ?  Difficile, invece, ipotizzare  il futuro del Cagliari che, per il dopo Zeman, si è affidato all’inesperto Zola, puntando più sulle sue radici sarde che sull’esperienza e professionalità di altri tecnici abituati a lottare nell’inferno dei bassifondi.

Fiorentina, tira una brutta aria.  Battuta dal  Parma, che agguanta il Cesena all’ultimo posto, l’undici viola, prosegue nel marasma interno che, dopo il caso Neto, messo fuori rosa per non aver voluto rinnovare, si ritrova la crisi esistenziale di Mario Gomez, incapace di fare i gol più facili davanti al portiere avversario, rigore fallito compreso,  e con Rossi, insieme alle giovani promesse Babacar e Bernardeschi, anche loro infortunati e  fuori chissà fino a quando, il futuro  offensivo appare difficoltoso.

Arbitri quanti problemi !  La crisi del settore arbitrale è palese e gli “infortuni” settimanali dei fischietti sono ormai abitudinari e questo accade, nonostante in campo vi siano ben sei appartenenti alla categoria ai quali è demandato il compito di “vedere”.  Uno dietro,  l’altro anche gli arbitri più quotati incappano in sviste, errori di valutazione, omissioni, superficialità alle quali i colleghi di linea o di bandierina non solo non danno una mano ma addirittura complicano la vita.  Da tempo ci si chiede a cosa serva il duo arbitrale di porta se non riesce a vedere, a qualche metro di distanza, se la palla è entrata interamente; allora sarebbe meglio la tecnologia. Se  l’Aia fa esordire il serie A un ventinovenne (Rosario Abisso di Palermo in Chievo-Torino) promosso in B appena a luglio scorso e dopo 11 partite dirette, allora vuol dire che c’é proprio bisogno di un ricambio generazionale. Ma i ricambi si fanno a fine stagione e fino a quando si continuerà a mandare a casa, come fatto finora, ogni anno,  massimo due arbitri per raggiunti limiti di età e non per decisione tecnica, allora è inutile continuare a lamentarsi  di quello che accade durante lo svolgimento del  campionato.

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