Cofferati linciato e lapidato da renziadi e Repubblica. Spregevoli. Intanto il Pd nei sondaggi perde sei punti

Cofferati linciato e lapidato da renziadi e Repubblica. Spregevoli. Intanto il Pd nei sondaggi perde sei punti

Il giornale, la Repubblica, è piegato a metà sul bancone dell’edicola. Si leggono solo i titoli di testa, grande Cofferati lascia il Pd: “Me ne vado da questo Pd” e sotto un titolo su una colonna. Si legge solo: Il personaggio. Il cavaliere solitario nella gabbia del suo rancore. Si vede la firma, Francesco Merlo, una firma del giornale, come si dice in gergo. Leggendo “cavaliere” abbiamo pensato a Berlusconi ma, ci siamo detti, c’è un errore perché è un ex cavaliere. Giornale sotto braccio, tornati a casa lo abbiamo aperto. Ben visibile, anche se mignon, la foto di Sergio Cofferati. Il “cavaliere” di cui parlava l’articolo di Merlo, un aristocratico giornalista dalla penna pesante, l’ironia a fior di pelle come si usa in Francia, era Sergio Cofferati. Se numerosi esponenti del Pd avevano rilasciato dichiarazioni di fuoco contro il “reprobo” che si era permesso di  mettere in dubbio il risultato delle primarie liguri, Merlo lo ha lapidato. Mai, a memoria, su Repubblica si era attaccato così duramente una persona, dando una immagine di Cofferati così contraffatta, come si usava in altri tempi fortunatamente molto lontani. Nei confronti gli attacchi da parte dei renziadi, nuova specie germinata nell’orto del Pd, sono zuccherini.

Democratici in calo nei sondaggi: ora al 34,8%. Perdono sei punti

Nel frattempo, leggendo un altro giornale, il Corriere della Sera, si aveva notizia del sondaggio di Nando Pagnoncelli che prevede un calo rispetto alle  Europee del 6% , del 3,5% rispetto all’autunno, collocandosi al 34,8%. Se il centrodestra fosse unito varrebbe il 36.3%, il centrosinistra il 38,6%. Forse si spiega così la virata del Pd verso alfaniani e Forza Italia, che parte dalla Liguria e sarà alla prova nell’elezione del Presidente della Repubblica. Non è un caso che Alfano, che si vedrà con Berlusconi per determinare una  candidatura condivisa, alzi la voce e intimi a Renzi di indicare un esponente del centrodestra. Casini è il nome che circola, anche se l’ex cavaliere non l’ha in simpatia. Con buona pace di Repubblica, di Merlo e del suo articolo da cui si evince che il nemico da battere è Sergio Cofferati.

Ce n’è anche per Civati e Fassina, definiti “disperati speranzosi”

L’incipit dice tutto: “Sergio Cofferati recupera il vecchio ruolo di quasi leader, di barone rosso eternamente fuoriposto, di capo in attesa di popolo”. Ce ne è anche per Civati e Fassina, definiti “disperati speranzosi, irriducibili in cerca di riti epocali”. Ancora, Cofferati è definito “l’ultimo Samurai dell’operaismo spennacchiato” . Per Renzi la “fuga” del Samurai, scrive, “sarebbe un’incoronazione a re della modernità, se non ci fossero quei quattromila voti è patacca, pochi per ribaltare il risultato, troppi per non farne un a questione morale”. Ma allora ha ragione Cofferati che ne fa proprio una questione morale, e, aggiunge, antifascista. Merlo è un po’ confuso. Ma si riprende subito, con toni da comizio reazionario, afferma che “la sua faccia (di Cofferati), come la sua parola è da sempre e per sempre quella del sindacalismo dei rancori (Renzi andrà in brodo di giuggiole, ndr), dei dibattiti alle feste dell’Unità, della sinistra ballerina nelle piazze ma sempre perdente nelle istituzioni”. Poi  afferma che Renzi detesta il “mondo di Cofferati” ancor più di  quello, scrive proprio così, “di D’Alema e più del partito dei furbi togliattiani, più di Violante e della Bindi, dei professionisti della tartina e dei professori gufi, della Rai e delle Province, più della Pubblica amministrazione e del Senato”. Basta così. Non ci sarebbe bisogno di alcun commento.

Il “quasi  leader” portò tre milioni in piazza per difendere i diritti dei lavoratori

Solo due parole. Lo chiama “quasi leader”. Tolga il quasi, perché portare tre milioni in piazza, Roma, Circo Massimo, per difendere i diritti dei lavoratori, lo può fare solo  un leader alla testa di una grande organizzazione. E quel “eternamente fuori posto” è un’altra sciocchezza visto che ha trascorso ben 36 anni nella solita casa, la Cgil, con tanti abitanti, circa sei milioni di iscritti, di cui è stato segretario generale  per otto anni. Chiedere scusa sarebbe il minimo. Non lo farà, l’aristocratico giornalista.

Il premier: basta con “ricorsi e discussioni tafazziste”

Altra cosa le dichiarazioni  dei renziadi, il cui capo non si è degnato di una telefonata come invece hanno fatto altri della segreteria per cercare di convincerlo a restare. Parlando con i suoi del “Giglio magico” ha detto che quando ha perso lui ha “dato una mano. Altro che ricorsi o discussioni tafazziste”.  E ha dato l’indicazione ai suoi: se ne va perché ha perso. Così è iniziato il linciaggio, con la richiesta perentoria di dimettersi da parlamentare europeo perché è il Pd che gli ha dato i voti. Non sanno quello che dicono. Prendiamo  Gennaro Migliore che si è dimesso da Sel e non da parlamentare. È transitato nel Pd, che lo ha accolto a braccia aperte. La realtà è che Cofferati ha messo il dito nella piaga, lascia il partito non solo perché malgrado le denunce da lui fatte durante la campagna elettorale, l’inquinamento, il sostegno di  forze di destra, da Ncd a Forza Italia, ex fascisti compresi, la segreteria nazionale non  ha ritenuto di dover intervenire. Ma pur in presenza di quasi il 10% dei voti annullati in tredici seggi, altri due indagati dalla Procura della Repubblica, ancor prima del pronunciamento dei garanti, proprio la  direzione del Pd, Renzi in persona, si sia congratulata con Raffaella Paita, dando così il benestare all’inciucio annunciato: l’accordo per  una Giunta della  Regione fra Pd e il partito di Alfano.

Questione morale e questione antifascista, inchiodato il Pd renziano

Una questione morale che inchioda i dirigenti renziani del Pd. In realtà, malgrado le apparenze, la “vicenda” delle “primarie della vergogna”, così le hanno definite molti militanti del Pd, non si chiude qui anche dal punto di vista del risultato. Cofferati ricorda che a Napoli le primarie furono annullate per irregolarità in tre seggi, che la  magistratura farà il suo lavoro. Ma quello che è stato aperto è un problema politico che riguarda il Pd, la sua identità, le sue  scelte, la sua deriva verso il centrodestra, sempre più evidente, le sue alleanze.

Una associazione nazionale di cultura politica per rilanciare la sinistra

I  civatiani annunciano che non voteranno Raffaella Paita. Sel lavora per una lista delle forze di sinistra, Cofferati annuncia che non si candiderà, non farà un altro partito. In una rapida conversazione telefonica ci conferma che darà vita ad una associazione di cultura politica per rilanciare la sinistra. Da parte delle minoranze del partito, anche in Direzione è stato sottolineato contrariamente a quanto sostenuto dalla  ministra Pinotti, e dalla  stessa Paita, che non è tollerabile la scelta di una alleanza alla Regione con il centrodestra, che il problema è nazionale. Da Civati, Fassina, Cuperlo, da esponenti dell’area bersaniana, sono arrivate dichiarazioni di solidarietà con Cofferati e l’impegno ad una battaglia dentro il Pd: “è ora che i militanti alzino la voce nei Circoli per correggere la rotta sbagliata. Ciò che è accaduto in Liguria è la conferma che il Pd si sposta sugli interessi più forti del Paese. Se continua in direzione, la linea di Renzi è inevitabile che sia destinata ad ampliarsi l’area di chi abbandona il Pd”. Già, ma c’è una domanda che incombe: i Circoli esistono ancora o sono solo sulla carta, hanno qualche potere in merito alle decisioni del  partito? Renzi ha detto che, a primarie liguri concluse, la festa è finita. Forse è appena iniziata.

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