Non c’è pace per i contribuenti

Non c’è pace per i contribuenti

Entro il 16 di dicembre è obbligatorio ‘ossigenare’ le casse dello Stato con le tasse di Imu e Tasi

Non c’è pace per i contribuenti, oltre 15 miliardi di Euro, probabilmente più verso i 16 che i 15, saranno il frutto della tassazione che andrà ad ‘ossigenare’ le casse dello Stato. Entro il 16 di dicembre andranno infatti perfezionate le oblazioni di Imu e Tasi. Proprietari e inquilini, prime e seconde case: l’appuntamento è per tutti. Non sfuggiranno nemmeno i contribuenti per i quali i comuni non hanno scelto le aliquote ‘ad hoc’ che, per la Tasi, dovranno pagare quanto previsto dalle aliquote di riferimento fissate a livello nazionale. Per le molte variabili previste (aliquote, detrazioni, tetti incrociati tra imposte, quota inquilino, soglie minime) si tratta di una versamento-rompicapo che certo mette a dura prova il contribuente. L’Imu è dovuta per tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale non di lusso. L’acconto del 16 giugno, indipendentemente dal fatto che il Comune abbia già deliberato le aliquote del 2014, si paga sulla base delle aliquote 2013, il conguaglio avverrà al saldo di dicembre. L’aliquota massima è dell’1,06%. Per abitazione principale si intende quella in cui il proprietario ha residenza e domicilio abituale, se due coniugi hanno residenza diversa ma nel medesimo comune solo un’abitazione può essere considerata principale. Nel caso di separazione giudiziaria l’Imu spetta al coniuge che ha avuto in assegnazione l’immobile indipendentemente dai titoli di proprietà sullo stesso: se un marito possiede una casa lasciata dal giudice alla moglie su quella non deve pagare l’Imu. Stesso discorso per tutti i casi in cui sull’appartamento vi sia un usufrutto o un diritto di abitazione, come quello che spetta al coniuge rimasto vedovo per la casa in cui aveva la residenza con il partner defunto: se lo scomparso aveva ad esempio due figli e la moglie, la vedova non dovrà pagare in quanto abitazione principale e i due figli non dovranno pagare nulla perché l’imposta spetta alla madre. Il pagamento del saldo della Tasi, in scadenza il 16 dicembre 2014, può essere effettuato a scelta del contribuente, sia con bollettino postale oppure con il modello F24. Il bollettino postale può anche essere pagato online; l’F24 dal 1 ottobre 2014, se l’importo totale da pagare supera i 1.000 euro, si potrà pagare esclusivamente online, tramite i servizi di home banking che offrono le banche. Se il contribuente è proprietario di più immobili, il modello F24 può essere utilizzato anche per immobili situati anche in Comuni diversi. Se invece viene utilizzato il bollettino postale, il versamento va effettuato distintamente per ogni Comune di ubicazione degli immobili, infatti, visto che c’è un solo campo relativo al codice catastale. Il bollettino deve essere intestato a “Pagamento Tasi” e deve riportare il numero di conto corrente 1017381649, valido indistintamente per tutti i Comuni, sul quale non è possibile effettuare il versamento tramite bonifico. Si può pagare anche online, collegandosi sul sito delle Poste (www.poste.it), in cui è attivo il servizio “Bollettino”. Accendendovi è possibile pagare però solo per chi è possessore di un conto BancoPosta, oppure con carte di credito VISA e MasterCard e la carta postepay. La commissione è di 1 euro. Il servizio è disponibile tutti i giorni, festivi inclusi, dalle ore 00.15 alle ore 23.45. Scegliendo invece di pagare con il modello F24, dal 1 ottobre scorso c’è una grossa novità per i contribuenti: sopra i 1.000 euro e in caso di compensazioni a saldo zero si paga online. Come? Tramite il servizio di home banking offerto dalla propria banca o mediante i servizi online resi disponibili dall’Agenzia delle entrate, ossia tramite Entratel o Fisconline. Nel primo caso, si cerca il servizio “F24 online” dal menù della banca e va compilato il modello, direttamente dal pc, sulla base di quello fornito dal consulente di fiducia (CAF o commercialista). Nel secondo caso, è bene affidarsi al professionista abilitato per effettuare il pagamento. L’appuntamento con la Tasi non risparmia chi abita in una casa presa in affitto. Per l’inquilino è una prima casa, ma dovrà pagare con le aliquote previste per gli altri immobili. Primo passo: se non lo ha già fatto dovrà farsi consegnare gli estremi catastali dal proprietario e calcolare la propria quota di tributo (tra il 10 e il 30% del totale a seconda delle delibere comunali). L’importo dovuto deve scontare quanto già versato per la prima rata a giugno o ad ottobre. L’importo è solitamente limitato così bisogna fare attenzione al fatto che sotto i 12 euro di soglia minima non bisogna versare nulla (ma anche in questo caso i comuni potrebbero scegliere diversamente). Un ultimo caso particolare: se il comune non ha deliberato aliquote e la quota inquilino, quest’ultimo paga una quota del 10% con l’aliquota all’1 per mille. Per calcolare quanto bisogna pagare di Imu e Tasi occorre partire dalla rendita catastale, che va rivalutata del 5% e moltiplicata per il coefficiente dell’immobile. Al risultato si applicano le aliquote stabilite dai comuni e, se previsto, andranno sottratte le detrazioni. Il pagamento può avvenire con bollettini postali o con il modello F24.

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