Isis, bambini torturati a Kobane

Isis, bambini torturati a Kobane

A Kobane è un inferno. Mentre proseguono i combattimenti nei quartieri della città tra i peshmerga curdi e gli jihadisti del Califfato, Human Rights Watch, l’organizzazione internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, ha denunciato la tortura di bambini curdi da parte dei terroristi dello Stato Islamico. Secondo l’organizzazione con sede a New York, questi avrebbero torturato e maltrattato oltre un centinaio di bambini tra i 14 e i 16 anni, che erano stati catturati nel maggio scorso. “Dall’inizio della rivolta siriana, i bambini hanno sofferto gli orrori della detenzione e della tortura, prima da parte del governo di Assad e ora da parte dell’Isis”, ha detto Fred Abrahams, consigliere speciale per i diritti dei bambini di Human Rights Watch. Lo Stato Islamico avrebbe rapito inizialmente circa 250 studenti curdi a Kobane, rilasciando le ragazze –circa un centinaio- nel giro di poche ore. I ragazzi, invece, sono fuggiti o sono stati liberati tra giugno e settembre. Alcuni di loro sono stati scambiati con combattenti detenuti dalle unità di protezione popolare curde. Alcuni di questi bambini hanno raccontato a Human Rights Watch di essere stati picchiati più volte dalle guardie dell’Isis, perché tentavano di fuggire o solamente se non si impegnavano nelle lezioni di religione e non imparavano a memoria i versetti del Corano. Altri invece, che avevano parenti che militavano nei gruppi armati curdi, sono stati torturati con maggiore brutalità, utilizzando come frusta un cavo elettrico. “I governi in Medio Oriente e l’Occidente devono rapidamente attuare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite –tutte volte a limitare l’afflusso di armi, finanziamenti e uomini- per contenere il potere dello Stato Islamico in quelle aree e per arginarne gli abusi” ha detto ancora Abrahams.

 Fox News: “Obama sapeva dov’era Foley” 

Trattenuti come ostaggi, in Siria, ci sono anche molti giornalisti, tra cui il britannico John Cantlie, ultimamente protagonista di un video che è stato girato proprio nella città di Kobane. Molti altri, invece, sono già stati assassinati. E’ il caso di James Foley, sul quale Fox News rivela alcuni retroscena: “L’amministrazione Obama sapeva dove si trovava il giornalista e gli altri ostaggi detenuti in Siria già ai primi di maggio. Ma la missione per liberarlo, poi fallita, fu approvata solo a luglio”. Il network televisivo statunitense –citando proprie fonti – spiega che l’operazione di salvataggio è stata rimandata di almeno cinque settimane perché l’amministrazione voleva che l’intelligence approfondisse ancor di più la vicenda. “Abbiamo avuto molte informazioni utili e specifiche su dove erano tenuti in ostaggio”, ha rivelato la fonte anonima la quale ha aggiunto che i rapitori dello Stato islamico si sentivano così sicuri nella loro roccaforte di Raqqa, in Siria, che gli ostaggi sono stati spostati tra poche località.

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