Nuccio Iovene. L’anno che si chiude ci offre grandi motivi di speranza su cui fondare l’ottimismo della volontà

Nuccio Iovene. L’anno che si chiude ci offre grandi motivi di speranza su cui fondare l’ottimismo della volontà

Pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà: Gramsci ritorna in più occasioni, nel corso della sua vita, su un concetto che torna oggi, a conclusione di questo anno difficile e ancora pieno di incognite, d’attualità. Le ragioni per essere pessimisti sono tante in Italia e nel mondo. Dall’affermazione dei populismi e delle destre al governo alla sconfitta in molte realtà delle sinistre, per il nulla di fatto del vertice internazionale sui cambiamenti climatici e per l’aggravarsi dei conflitti in tante aree di crisi, per la precarizzazione sempre più diffusa del mondo del lavoro e l’assenza di prospettive per le giovani generazioni. Per la cecità di molti dei governi e delle oligarchie economico-finanziarie che dominano la scena mondiale e sembrano non aver imparato nulla dai drammatici errori del recente passato e dalla crisi del 2008, impegnate a riproporre ricette sbagliate e socialmente ingiuste, mentre si afferma una economia sempre più permeabile alle infiltrazioni delle organizzazioni criminali internazionali.

Il racconto di una globalizzazione vincente e progressiva, di un mondo pacificato, del venir meno delle differenze tra destra e sinistra, di un arricchimento diffuso e a portata di mano per tutti, nucleo di quel pensiero unico che è andato affermandosi per un ventennio, si è infranto sulla dura realtà dei fatti, su governi sempre più autoritari e democrazie sempre più deboli e minacciate, su condizioni sociali sempre più squilibrate, su conflitti sempre più diffusi e incontrollabili, sull’affacciarsi sulla scena politica di destre sempre più pericolose e aggressive, molte delle quali al governo. In queste condizioni l’analisi della situazione reale deve tornare ad essere rigorosa, senza alcuna indulgenza alle facilonerie del recente passato, individuando i pericoli più gravi che ci aspettano,  le tendenze e le forze che ne stanno alla base, esercitando appunto il pessimismo dell’intelligenza. Ma l’anno che si chiude ci offre anche grandi motivi di speranza su cui fondare l’ottimismo della volontà.

La mobilitazione planetaria dei giovani contro i cambiamenti climatici e per imporre all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale il pericolo che ne deriva per il futuro stesso del pianeta, i Fridays For Future, si è dimostrata straordinaria e contagiosa. Altrettanto straordinaria è stata la reazione popolare e per lo più giovanile, in molti casi inaspettata, nei confronti dei più feroci attacchi alla democrazia. Basti pensare al Cile dei mesi scorsi. E qui da noi al diffondersi del movimento delle sardine: una boccata d’ossigeno rispetto ad una politica dominata dalla diffusione dell’odio, della paura e del razzismo. Una mobilitazione generosa e testimonianza concreta di una Italia che non si arrende e non si rassegna e che invece pretende un cambio di passo e di linguaggio. C’è poi una rete sempre più ampia e diffusa di realtà sociali impegnate a costruire reti solidali, creare lavoro, innovare sperimentando. Fenomeni sempre meno di nicchia e preziosi per la coesione sociale e la tenuta democratica di intere comunità. Spesso sconosciuti e abbandonati a se stessi. E contemporaneamente però in molti casi le destre al governo, come anche è accaduto qui da noi, nell’ubriacatura del loro potere capita che commettano errori che ne minano la credibilità e ne mettono in crisi l’egemonia acquisita.

Non è poco, anzi. Ci sarebbero, anzi ci sono le ragioni, le occasioni e le leve per poter costruire un’alternativa se solo si uscisse dal piccolo cabotaggio, dalla politica del giorno per giorno, alzando lo sguardo e pensando seriamente al futuro. Soprattutto qui in Italia. Bisognerebbe avere il coraggio e anche l’ambizione di farlo, e servirebbe appunto l’ottimismo della volontà. E’ questo l’augurio per l’anno che sta per arrivare, questa la risposta che meriterebbero le generose mobilitazioni che stanno riempiendo le piazze del nostro Paese.

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