Michele Cardulli. Quanto è triste il lavoro nel tempo di “Frank”

Michele Cardulli. Quanto è triste il lavoro nel tempo di “Frank”

La notizia non è di quelle che finiscono in prima pagina, si mette al massimo all’interno,  più che altro per il nome dell’azienda, Deliveroo, ben nota alle cronache sindacali. In sostanza è una multinazionale leader in Europa per le consegne in bici e in moto, fatte attraverso lavoratori cosiddetti autonomi, i “rider”. Che siano sostanzialmente i moderni schiavi è cosa nota.

È il nostro tempo, si dirà, in cui la velocità nella consegna di un ordine è essenziale per battere la concorrenza. E fin qui tutto vero. Si potrebbe facilmente obiettare che viste le esigenze di rapidità i lavoratori dovrebbero essere semmai più tutelati, quanto meno avere diritto alla malattia e alle ferie ed essere ben pagati. Magari gli potrebbero anche dare una palestra per allenarsi a pedalare. E del resto l’utente finale la rapidità della consegna la paga eccome. A volte esplicitamente, altre con l’aumento del prezzo del bene acquistato. Funziona così, basta usare un sito per la comparazione dei prezzi per rendersi conto che la dicitura “consegna gratuita” è una balla.

Ma quello che ha catturato in particolare la mia attenzione è “Frank”, ovvero l’algoritmo su cui si basa il sistema di assegnazione delle consegne. Per i non matematici: un algoritmo altro non è che un procedimento di calcolo che, attraverso una serie di passaggi, risolve un determinato problema. In pratica hai delle variabili che, a seconda di come le imposti, danno risultati diversi.

Frank è l’algoritmo, ovvero il sistema matematico, che Deliveroo usa per assegnare le consegne ai rider. Il nome deriva da uno dei protagonisti di una nota serie televisiva It’s Always Sunny in Philadelphia, interpretato da un colossale Danny De Vito: di “professione” fa il manipolatore. Già il nome è tutto un programma, insomma. Se Frank manipoli davvero la vita dei rider lo stabilirà presto il giudice del lavoro di Bologna, investito del problema da un ricorso della Cgil.

La questione è complicata. Perché non si tratta di un semplice programma informatico che accoppia i nomi alle consegne da fare, tutt’altro. Non è un innocente foglio di calcolo. Valuta, secondo il ricorso del sindacato, la “reputazione del rider”, calcolando le sue prestazioni nelle due settimane precedenti. Se hai una buona reputazione ti vengono assegnate le consegne migliori in una fascia più comoda. Se sei stato un cattivo rider ti tocca aspettare in fila.

Già detta così, in un lavoro dove sostanzialmente vieni pagato a cottimo, suona un po’ strano. Ma sono i parametri adottati per valutare la reputazione che ti fanno saltare sulla sedia. Frank, infatti, è stato programmato per penalizzare “tutte le forme lecite di astensione dal lavoro”, si legge nel ricorso. In pratica: scioperi, sei malato, devi assistere la mamma inferma? E io non ti faccio lavorare.

Ora, che un’azienda, soprattutto quando si tratta di una grande multizonale, si doti di strumenti informatici per gestire i suoi dipendenti è del tutto lecito. Che si penalizzi chi fa valere i propri diritti, un po’ meno. Niente di nuovo sotto il sole verrebbe da dire, da sempre il padrone vuole accanto a sé gente fedele. Perché l’operaio non deve pensare, non deve ammalarsi, non deve avere una famiglia. Quella che colpisce è la sfacciataggine dell’azienda, che, secondo la Cgil, arriva a codificare la discriminazione. La difesa di Deliveroo appare deboluccia: i rider sono liberi di accettare o meno una consegna, non sono lavoratori dipendenti. In realtà, a leggere le carte portate in tribunale, sono lavoratori dipendenti, ma dipendono da Frank.

A chi ironizza sulla sconfitta di Corbyn e già pensa a un ripiegamento della sinistra in versione Blair bisognerebbe far leggere questi atti depositati in tribunale. E’ colpa del ripiegamento della sinistra negli anni ’90 del secolo scorso, è colpa nostra che non abbiamo capito un tubo della globalizzazione, se oggi siamo ridotti così.

Da parte mia resto convinto del fatto che di fronte a un capitale sempre più tracotante serve un nuovo socialismo che rimetta al centro l’individuo e la lotta per i diritti sociali. Al capitale sempre più globale e senza confini serve una risposta politica che, a sua volta, abbia la forza di andare oltre i confini del novecento.

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