Non Una Di meno. In centomila a Roma per dire basta alle violenze sulle donne

Non Una Di meno. In centomila a Roma per dire basta alle violenze sulle donne

“Siamo in centomila”. Questi i numeri del corteo nazionale contro la violenza maschile sulle donne che ha sfilato a Roma secondo le organizzatrici del movimento Non Una Di Meno. Sono le attiviste e le operatrici dei centri antiviolenza di tutta Italia ad aprire il corteo nazionale. Sul volto delle transfemministe alla testa del corteo le maschera delle ‘Luchadoras’, simbolo della lotta della Casa delle donne ‘Lucha y Siesta’ a Roma a rischio sgombero. A seguire le donne dei centri antiviolenza della rete D.i.Re, di BeFree e Differenza Donna, della Casa internazionale delle donne di Roma e dalla Casa delle donne di Viareggio, in piazza con i nasi rossi per ricordare e chiedere giustizia per Daniela Carrasco Mimo, torturata e uccisa in Cile. “Raggi tu cadrai – hanno gridato dal corteo – se i luoghi delle donne non difenderai”. “La casa delle donne non si tocca, la difenderemo con la lotta”. Durante il corteo è stato anche fatto un sit-in contro la stampa e la sua “narrazione tossica della violenza di genere”. Sono stati letti alcuni articoli incriminati e mostrati su cartelli alcuni pezzi pubblicati da quotidiani italiani. Le manifestanti hanno rilanciato anche l’adozione di una carta deontologica per i giornalisti per fare in modo che “non ci sia una narrazione deviata della violenza maschile contro le donne, ma che ci sia una narrazione come violenza sistemica”.

Tutte sedute a terra in silenzio per cinque lunghi minuti

Il corteo contro la violenza maschile sulle donne pieno di musica e rumori delle transfemministe di Non Una Di Meno, a Roma, si ferma e resta senza voce all’altezza di piazza di Santa Maria Maggiore, per ricordare Daniela Carrasco, in arte ‘Mimo’, torturata e uccisa in Cile, le donne cilene e tutte le protagoniste di ogni forma di mobilitazione e lotta nel mondo. “Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che non hanno voce”, sono le parole scandite una volta rotto il silenzio. “Abbiamo deciso di fare l’azione del grido muto – spiega un’attivista di Non Una Di Meno – perché vogliamo dare visibilità alla nostra presa di parola e indignazione. Solo il 48% delle donne lavora, la disparità salariale è al 23%, un femminicidio su due avviene in famiglia, i percorsi di uscita dalla violenza non prevedono forme di sussidio e i finanziamenti per i centri antiviolenza equivalgono a 76 centesimi per ogni donna che chiede aiuto. Soprattutto, non vogliamo che la nostra sicurezza sia decisa dai preti, vogliamo rilanciare la nostra autonomia con un’azione di vicinanza alle donne cilene torturate e stuprate dalla Polizia”.

Migliaia di donne sono scese in piazza a Palermo

‘Siamo rivolta!’ lo striscione di apertura della manifestazione che ha preso il via intorno alla 16.30 da piazza Politeama. Un monito per chi ancora sottovaluta la forza delle donne e che sottende un processo di trasformazione della società che sta cominciando. ‘Il corpo è mio e lo gestisco io’ uno fra gli slogan più ripetuti nel corteo che arriverà fino a piazza Pretoria. Qui le donne di Non una di meno Palermo caleranno dalla balconata di Palazzo delle Aquile lo striscione ‘Risorse per consultori e centri anti violenza in Sicilia’, una richiesta chiara e precisa alle istituzioni locali. “Ormai da anni siamo nelle piazze e nelle strade della nostra città a ribadire che i femminicidi sono la punta di un iceberg fatto di oppressione – afferma Roberta Ferruggia di ‘Non una di meno’ Palermo – La violenza maschile esiste nel privato delle case, ma pervade ogni ambito della società e diventa sempre più strumento politico di dominio producendo solitudine, disuguaglianze e sfruttamento. Esiste infatti una violenza pubblica, che legittima quella privata, che passa per il sabotaggio sistematico della libertà di scelta delle donne che, nella nostra terra, si realizza non solo attraverso l’obiezione di coscienza (che in Sicilia raggiunge l’ 89%) ma anche tramite altri dispositivi”. Oggi le donne di Non una di meno Palermo sono scese in piazza “in difesa dei centri anti-violenza completamente definanziati” ma anche contro “la violenza mediatica”. ‘Gigante buono’, ‘amore non corrisposto’, ‘raptus di follia’. “Così il giornalismo e i media trasformano l’ennesimo femminicidio in una soap di sangue e passione – sottolinea Ferruggia – Un racconto volto a criminalizzare la donna e farci empatizzare con il carnefice. A questa narrazione che negli spot rappresenta le donne sole, sempre livide e rannicchiate ne stiamo costruendo un’altra di donne forti, capaci di autodeterminarsi e di reagire. Donne solidali che insieme si organizzano come abbiamo fatto oggi nelle piazze siciliane di Palermo e Messina, nella piazza di Roma e in tutte le piazze del mondo invase dalle donne che lottano”.

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