Le tante ombre dell’omicidio Sacchi. I fatti e la risposta delle istituzioni

Le tante ombre dell’omicidio Sacchi. I fatti e la risposta delle istituzioni

“Luca aveva tanta voglia di vivere, aveva la passione dello sport e dei motori. Non aveva bisogno di soldi. Io ho un ristorante, lui non aveva bisogno di niente. Era un ragazzo sincero e forse si fidava troppo degli altri”. Così lo ricorda il padre, Alfonso.

I fatti

Era la sera del 23 ottobre quando Luca Sacchi venne raggiunto da un colpo di pistola alla testa. Il ragazzo morirà subito dopo il ricovero in ospedale. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri di piazza Dante e del nucleo radiomobile di Roma due giovani stavano camminando in via Bartoloni sul marciapiede proprio di fronte ad un pub. Due uomini, identificati poi come Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, li hanno aggrediti alle spalle colpendo alla nuca la 25enne con una mazza da baseball, rubandole lo zaino. Il fidanzato, per difenderla, ha reagito ingaggiando una colluttazione con i due malviventi, terminata in tragedia. Avanzano, nel corso delle indagini, alcune ombre sulla vita della vittima. Le parole del capo della polizia, Franco Gabrielli lasciano pochi dubbi: “gli accertamenti che l’autorità giudiziaria disvelerà, quando riterrà opportuno, non ci raccontano la storia di due poveri ragazzi scippati”. Leggendo il decreto di fermo degli assalitori appaiono due certezze: uno scambio di droga da trasformare in rapina e uno zaino con molti soldi dentro.

Non è certo che Luca Sacchi fosse a conoscenza dello scambio che doveva avvenire. Tutta da chiarire la posizione della ragazza, che nega il suo coinvolgimento in attività di spaccio. Altra certezza è che Luca, la giovane vittima, non faceva uso di sostanze stupefacenti. Così Domenico Pavone, il legale della famiglia del ragazzo: “Luca non usava droghe, era un naturista convinto, sia nella sua attività sportiva che nella vita di tutti i giorni. Le mie parole, tra l’altro, sono supportate dai medici che hanno eseguito l’espianto degli organi. Gli esami tossicologici sono stati negativi a qualsiasi uso di stupefacenti, quindi la salute del ragazzo era perfetta e non faceva uso di droghe”.

Cosa è successo effettivamente in via Bartoloni?

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Del Grosso e Pirino, come evidenziato nel decreto di fermo, “a bordo di una Smart di colore chiaro, armati di un revolver calibro 38 e di una mazza da baseball all’uscita del pub John Cabot si avvicinavano alla vittima e alla fidanzata Anastasiya che deteneva il denaro nello zaino a spalla e mentre Pirino la colpiva con una mazza alla nuca intimandole di consegnare lo zaino che le strappava una volta a terra, Del Grosso alla reazione di Sacchi che affrontava l’aggressore esplodeva contro Sacchi un colpo di arma da fuoco da distanza ravvicinata in direzione del capo”. Il referto dell’autopsia evidenzia però come, prima di essere colpito dal proiettile, la vittima sia stata ripetutamente colpita con la mazza da baseball e abbia cercato di difendersi facendo scudo alla testa e al corpo con le braccia. Presumibilmente lo sparo è stato premeditato e non frutto dello svolgersi concitato della colluttazione.

La risposta delle istituzioni

Su di una presunta emergenza criminalità a Roma, alimentata dalle immancabili polemiche politiche, è intervenuto il capo della polizia, Gabrielli: “che Roma abbia i suoi problemi nessuno lo nega ma rappresentarla come Gotham city, ce ne passa”. Il questore Carmine Esposito ha commentato ai microfoni di Radio Rai: “Questa settimana inizierà il nostro lavoro in alcune zone della città. Vareremo piani dedicati. Roma è una città enorme, quindi le attività criminali non sono identiche. Per questo dobbiamo attivare meccanismi di contrasto differenziati sul territorio con diversi orari di intervento e diverse forze che intervengono. Presto sceglieremo queste zone: per ora ne abbiamo individuate due o tre fortemente a rischio. I cittadini si accorgeranno presto quali sono, dai controlli visibili. Anche questo sarà un messaggio per tutti: è necessario guardare alle forze di polizia con grande fiducia”. Anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è intervenuta sulla sicurezza a Roma: “La direzione centrale per i servizi antidroga coordina al momento 31 indagini che riguardano il territorio della capitale. Posso assicurare che la soglia dell’attenzione info-investigativa è elevata. Nel corso del primo semestre del 2019 le misure di controllo del territorio, attuate dalle forze dell’ordine a Roma, hanno consentito di sottoporre a verifica complessivamente 43.000 persone, circa 900 locali e più di 22.000 veicoli. Con una recente direttiva di qualche giorno fa rivolta ai prefetti della Repubblica, ho inteso conferire nuovo e vigoroso impulso all’azione di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti”.

“Per quanto concerne Roma Capitale” ha proseguito il ministro “le misure attuate riguardano in primo luogo il lavoro delle forze dell’ordine e sono dirette al controllo e al presidio delle cosiddette piazze di spaccio e delle zone interessate dalla movida. Sono stati anche effettuati controlli straordinari, soprattutto nelle ore notturne, in aree sensibili come quelle limitrofe alle infrastrutture di trasporto pubblico, ai parchi e più in generale ai luoghi di aggregazione, talora teatro di gravi fatti di cronaca. Non ci saranno zone franche”.

Le scuse della madre di Valerio Del Grosso

Nel frattempo è arrivato il via libera della Procura ai funerali di Luca Sacchi. Al termine dell’esame autoptico sul corpo del 24enne, la pm Nadia Plastina ha disposto che nulla osta alla restituzione della salma alla famiglia del giovane ucciso. Da registrare la presa di posizione di Giovanna Proietti, madre di Valerio Del Grosso, che ha dichiarato: “È giusto che adesso paghi e si assuma le sue responsabilità. La nostra è una famiglia per bene di lavoratori e per questo non potevamo aggiungere al dolore di questa tragedia la vergogna di sentirci in qualche modo complici”. Ha proseguito la donna: “oggi c’è solo la vergogna e il dolore per una tragedia che non avrei mai potuto immaginare e per la quale a nome della mia famiglia posso solo chiedere scusa”.

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