Autonomia differenziata. Report, puntata del 4 novembre: tra Reggio Emilia e Reggio Calabria la stessa distanza tra primo e terzo mondo. La trascrizione integrale

Autonomia differenziata. Report, puntata del 4 novembre: tra Reggio Emilia e Reggio Calabria la stessa distanza tra primo e terzo mondo. La trascrizione integrale

Lo scorso 4 novembre Report, Rai3, ha dedicato parte della puntata ad una inchiesta assai istruttiva sull’autonomia differenziata, quella che già c’è e quella che invece chiedono Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Nell’inchiesta, giornalisticamente esemplare, emerge l’Itala già disuguale sul piano delle risorse pubbliche, tra Regione e Regione. E non si tratta, come si dice, di efficienza o di come vengono spesi i soldi pubblici, ma di qualcosa d’altro, di più profondo, di una cultura dell’amministrazione pubblica che ad esempio trovò nei governi Berlusconi, su sollecitazione della Lega, le forme premiali più adatte alle Regioni del nord. Così oggi ci troviamo dinanzi ad una realtà in cui la distanza tra Reggio Emilia e Reggio Calabria dal punto di vista dell’erogazione delle risorse e del modo in cui vengono impiegate è la stessa che separa il primo dal terzo mondo. Qui di seguito la trascrizione integrale della puntata. 

 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna da sole rappresentano il 40% del Pil dell’intero Paese. Chiedono di gestire 23 materie che oggi sono di appartenenza dello Stato. 15 sole Bonaccini il governatore dell’Emilia Romagna. Ecco, chiedono l’autonomia, ma dove si va? Si va forse verso la direzione della “Bad Company” dove lo Stato tiene per se il debito pubblico, i confini e forse la gestione dei Carabinieri e le risorse vanno verso la “good company”, che sarebbero le ricche regioni del Nord? Eppure un principio federalista nel nostro Paese l’abbiamo già applicato. Come ha funzionato? Si tratta del federalismo fiscale, primo firmatario Calderoli, prevedeva di identificare subito i LEP, che sarebbero i “livelli essenziali delle prestazioni”: cioè quantificare quei servizi a cui un cittadino ha diritto. Non sono mai stati applicati, così come non ha mai funzionato al 100 percento il fondo di solidarietà che era stato previsto per aiutare i comuni in difficoltà. Insomma, poi qualcuno all’improvviso ha detto “ma perché non calcoliamo quanto ogni cittadino italiano dovrebbe avere se la legge sulle autonomie fiscali entrasse compiutamente in vigore”? Sono arrivati i risultati, si sono spaventati, li hanno secretati e nascosti in un cassetto. Report li ha ricostruiti per voi e stasera diremo quanto ogni cittadino italiano da Reggio Calabria a Sondrio dovrebbe avere se la legge entrasse in vigore. Ecco, e i risultati spiegherebbero anche perché sono stati nascosti in cassetto. Spiegherebbero anche perché se vai in due comuni italiani che hanno lo stesso nome, lo stesso numero di abitanti, sembra di trovarti in due paesi diversi in epoche diverse. Il nostro Manuele Bonaccorsi.

LUCA VECCHI – SINDACO DI REGGIO EMILIA
Questo è il teatro municipale di Reggio Emilia, uno dei nostri tre teatri, è un teatro da oltre 100mila ingressi all’anno, con più di 600 aperture di sipario, che vuol dire che ogni giorno il sipario si apre due volte.
MANUELE BONACCORSI
A quanto ammonta il vostro bilancio per cultura?
LUCA VECCHI – SINDACO DI REGGIO EMILIA Beh, è un bilancio importante, di oltre 20 milioni di euro annui. Questo è il centro internazionale Loris Malaguzzi, punto di riferimento dei nidi, delle scuole dell’infanzia di Reggio Emilia. L’investimento sull’infanzia a Reggio Emilia è molto importante e sfiora quasi il 20% del bilancio complessivo del Comune.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
E poi a Reggio Emilia ci sono sette centri anziani, 600 residenti per una spesa di ben 35 milioni di euro l’anno. E le case popolari. Queste le hanno demolite e ricostruite, con parcheggi sotterranei e miglioramento energetico. 54 milioni di euro l’anno è la spesa per l’edilizia abitativa, qui. Andiamo a un’altra Reggio, 1100 km più a sud. Questo è il quartiere di case popolari di Arghillà. Ci guida il sindaco Giuseppe Falcomatà.
GIUSEPPE FALCOMATÀ – SINDACO DI REGGIO CALABRIA
Sull’edilizia abitativa abbiamo come manutenzione ordinaria circa 2 milioni di euro l’anno, non ti bastano neanche a sostituire le maniglie delle terrazze. Se io mettessi a bilancio un euro simbolico per – faccio un esempio, eh – programmare la stagione culturale della città, la Corte dei Conti mi boccerebbe il bilancio perché viola uno dei principi cardini del piano di riequilibrio. Stiamo arrivando alla scuola di Santa Caterina che è chiusa da circa sette anni a causa di assenza di manutenzione ordinaria.
MANUELE BONACCORSI
Il comune di Reggio Calabria non aveva le risorse per garantire la manutenzione ordinaria qui?
GIUSEPPE FALCOMATÀ – SINDACO DI REGGIO CALABRIA
Essenzialmente sì. Come vediamo ci sono stati dei danneggiamenti agli infissi, muri crepati, travi a vista. Qui ci troviamo all’interno di uno dei tre asili-nido comunali della nostra città. Noi siamo riusciti a realizzare i tre asili-nido comunali cittadini e a mantenere il servizio, non attraverso finanziamenti dello Stato, ma attraverso finanziamenti comunitari.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
In sintesi: Reggio Emilia ha 171mila abitanti, contro i 180mila di Reggio Calabria. Eppure Reggio Emilia spende 28 milioni di euro in istruzione, Reggio Calabria solo nove. Ventuno milioni in cultura contro i quattro dei calabresi. Cinquantaquattro milioni in edilizia abitativa contro otto di Reggio Calabria; quasi 40 milioni in politiche sociali contro 17. Reggio Calabria ha tre asili, Reggio Emilia 60. Come si spiega?
LUCA VECCHI – SINDACO DI REGGIO EMILIA
Si spiega con una scelta che la città ha fatto storicamente.
MANUELE BONACCORSI
Dipende dalla spesa storica, essenzialmente.
LUCA VECCHI – SINDACO DI REGGIO EMILIA
C’è una spesa storica importante, dipende però anche da un altro fattore che si chiama “efficienza dell’amministrazione pubblica”.
GIUSEPPE FALCOMATÀ – SINDACO REGGIO CALABRIA
Anche se li volessi fare, gli sprechi, non potrei farli, perché il mio comune è un comune in piano di riequilibrio e tutte le spese sono sotto la lente di ingrandimento del ministero dell’Economia e delle Finanze e della Corte dei Conti. Il comune di Reggio Calabria dovrebbe avere 1697 dipendenti previsti da pianta organica, ne ha 810.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Come si è arrivati a tali differenze? Eppure l’idea originaria della Costituzione era quella di un federalismo efficiente e insieme solidale. Il primo firmatario della legge 42 sul federalismo fiscale, è stato proprio un leghista: Roberto Calderoli. Prevedeva di superare il criterio della spesa storica, che funzionava così: tanto spendi tanto ti viene riconosciuto dallo Stato. Al suo posto, lo Stato avrebbe dovuto stabilire quali sono i servizi essenziali a cui ha diritto un cittadino su tutto il territorio italiano, i “livelli essenziali delle prestazioni”, i LEP. Per evitare sprechi si decide di calcolare il costo corretto di questi servizi, il cosiddetto fabbisogno standard, che dovrebbe essere finanziato integralmente. Ma i livelli essenziali delle prestazioni non sono mai stati attuati.
MARIA CECILIA GUERRA – SOTTOSEGRETARIO MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Noi partiamo da due livelli così, qui ci sono le regioni più avanti, qui le regioni più indietro. Se io voglio fare un processo di livelli essenziali senza metterci soldi, quindi a parità di risorse, devo fare così: e allora questi vanno su, cioè le regioni del sud vanno su, ma le regioni del nord vanno indietro, devo far chiudere degli asili-nido all’Emilia Romagna per permettere, che so… alla Basilicata di aumentarli. È ovvio che invece il processo da mettere in corso è questo, cioè bisogna far avvicinare le regioni più indietro a quelle più avanti e poi si va avanti insieme.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
E invece, dato che i LEP non ci sono, i fabbisogni si stabiliscono principalmente sulla base della spesa storica: tanto avevi speso, tanto ti do. A Reggio Emilia, che offre più servizi, viene riconosciuto un fabbisogno standard di 139 milioni, mentre a Reggio Calabria, che di servizi ne ha molti meno, di 104 milioni, 35 milioni di euro in meno pur avendo 9mila abitanti in più… Un neonato calabrese ha diritto a 570 euro di spesa pubblica pro-capite, un emiliano a 700.
GIUSEPPE FALCOMATÀ – SINDACO DI REGGIO CALABRIA
Quello che non avviene oggi è che vengano messi tutti nelle condizioni di partenza pari.
MANUELE BONACCORSI
Nel sud sono abituati a non avere niente quindi possono anche andare avanti così.
LUCA VECCHI – SINDACO DI REGGIO EMILIA
È chiaro che noi siamo arrivati qui grazie all’efficienza del sistema, ma anche al livello di civiltà di una comunità; dove il sistema non funziona la coscienza civica si abbassa e l’aspettativa, la capacità e la cura stessa del territorio si allenta.
GIUSEPPE FALCOMATÀ – SINDACO DI REGGIO CALABRIA
Stabilire che se tu non hai erogato fino a quel momento un servizio, come gli asili nido comunali, significa che non ne avevi bisogno, va a violare tutti i principi di solidarietà nazionale.
MARCO ESPOSITO – GIORNALISTA – IL MATTINO
Qui ho delle tabelle – ogni tanto me le guardo, perché veramente sono allucinanti – siamo arrivati al punto da stabilire che il livello giusto di asili nido può essere zero. Guarda un po’ qua, c’hai comuni anche popolosi, Caivano, Casoria, in provincia di Napoli, 70- 80mila abitanti, fabbisogno riconosciuto zero virgola zero zero, con dodici decimali. Non contano i bambini, si dice che vale zero.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Marco Esposito, giornalista de Il Mattino, è stato assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Napoli. Ha scritto un libro: “Zero al sud”, in cui denuncia come i fabbisogni dei comuni più deboli siano stati sistematicamente sottostimati. A stabilire i fabbisogni è una società pubblica che si chiama Sose, lui è Marco Stradiotto, il capo della sezione finanza pubblica.
MANUELE BONACCORSI
Confronto sugli asili nido: Reggio Calabria 59 euro pro capite, Reggio Emilia 2400 euro pro capite. Boom. Come si spiega?
MARCO STRADIOTTO – RESPONSABILE UNITÀ ANALISI FINANZA PUBBLICA SOSE
Sulla base di quello che ci dice la normativa siamo andati a considerare quello che è il livello storico dei servizi.
MANUELE BONACCORSI
Quindi avete lasciato le cose come stavano…
MARCO STRADIOTTO – RESPONSABILE UNITÀ ANALISI FINANZA PUBBLICA SOSE
E come potevamo fare diversamente?
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Dal 2020 gli zeri per gli asili nido dovrebbero sparire, ma resta il principio della spesa storica che riguarda anche il welfare locale. Questa tabella di Sose: indica i criteri con cui la spesa sociale viene distribuita tra i comuni italiani. La spesa media pro capite è di 67 euro. Ma se sei un emiliano hai diritto a 10 euro in più, se sei un calabrese ti toccano invece 31 euro in meno e a un campano vanno addirittura 35 euro in meno. I tecnici le chiamano variabili dummy regionali.
MARCO ESPOSITO – GIORNALISTA – IL MATTINO
Scoprire che ci sono variabili territoriali, variabili razziste, come vogliamo dire, che in base al fatto di essere residente in un territorio ti spetta meno e quindi ti tolgo dei soldi da un anno all’altro, è stato agghiacciante.
MANUELE BONACCORSI
Può essere che il fabbisogno sociale sia basso dove ci sono più disoccupati e poveri e alto dove ci sono meno disoccupati e poveri? Che fabbisogno è?
MARCO STRADIOTTO – RESPONSABILE UNITÀ ANALISI FINANZA PUBBLICA SOSE
La questione delle dummy regionali è una questione scelta proprio non da noi, ripeto, ma da noi ovviamente ci siamo adeguati alle scelte che noi abbiamo fornito come ipotesi. Al tempo erano tutti d’accordo…
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Dummy è un termine tecnico che in inglese si traduce in pagliaccio, se va bene. Oppure, peggio, in stupido. Ma chi ha approvato queste variabili dummy?
MANUELE BONACCORSI
Fu lei a introdurre queste variabili territoriali?
LUIGI MARATTIN – ITALIA VIVA – EX PRESIDENTE COMMISSIONE FABBISOGNI STANDARD
Sì, sui rifiuti e sul sociale.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Lui è Luigi Marattin, oggi deputato di Italia Viva, ex consigliere economico di Matteo Renzi, che dal 2016 al 2018 lo mette sulla poltrona di presidente della Commissione tecnica sui fabbisogni standard. Fu proprio questa commissione governativa ad approvare le dummy.
MANUELE BONACCORSI
Mi spiega per quale motivo un cittadino della Campania ha diritto a 35 euro pro capite in meno di spesa sociale?
LUIGI MARATTIN – ITALIA VIVA – EX PRESIDENTE COMMISSIONE FABBISOGNI STANDARD
I 35 euro in meno a un campano serve a riconoscere paradossalmente il fatto che la spesa storica è stata più bassa. E questo è il problema.
MANUELE BONACCORSI
Diamo più welfare a chi ha più soldi e meno welfare a chi ne ha di meno. Cioè l’esatto opposto?
LUIGI MARATTIN – ITALIA VIVA – EX PRESIDENTE COMMISSIONE FABBISOGNI STANDARD
Però guardi, però le dico… Qualsiasi metodologia si riesca a trovare non è immune da alcune delle cose che lei mi ha detto. Questo è il punto. A meno che, ripeto, noi non aspettiamo un messia che ci dia i dati dall’alto.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Infatti, con questi criteri, ci vorrebbe un miracolo per colmare la differenza tra comuni ricchi e poveri. La legge prevede di istituire un fondo di solidarietà che avrebbe dovuto coprire integralmente la differenza tra la capacità fiscale di ogni comune e il suo fabbisogno. Ma i ricchi hanno chiesto un megasconto e oggi il meccanismo si applica solo per il 22,5 per cento. Il governo ora ha deciso di portarlo al 100%, ma con tempi lunghissimi: entro il 2029. Fino ad allora, lo Stato continuerà a versare ai comuni le risorse sulla base della spesa storica.
MARCO ESPOSITO – GIORNALISTA – IL MATTINO
Una cosa talmente assurda, talmente incostituzionale che quando se ne parlò in Bicamerale Federalismo Fiscale, il presidente della bicamerale, all’epoca, 2015, Giancarlo Giorgetti, della Lega, disse “Potremmo avere i dati al 100 per cento? I dati probabilmente sarebbero scioccanti. Magari ce li fate avere in modo riservato, o facciamo una seduta segreta come avviene in commissione antimafia”.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Questi i fatti: il presidente Giorgetti chiede alla direttrice generale del ministero dell’Economia, Fabrizia Lapecorella, una simulazione di cosa sarebbe successo qualora il fondo di solidarietà avesse funzionato, come dice la legge, al 100 per cento. La Pecorella rassicura: “i nostri tecnici hanno fatto una simulazione, ve la faremo avere”. “Grazie, ne faremo un uso discreto”, risponde Giorgetti. Tanto discreto che il documento sembra sparito… Lo abbiamo chiesto ai parlamentari presenti alla seduta, nella scorsa legislatura.
ROGER DE MENECH – DEPUTATO PD
Sinceramente non lo ricordo, farò una verifica per capire se ce lo avevano dato oppure no.
MANUELE BONACCORSI
Agli attuali componenti della commissione.
VINCENZO PRESUTTO – VICEPRESIDENTE COMMISSIONE BICAMERALE FEDERALISMO
Mai visto questo documento.
MANUELE BONACCORSI
Cioè non sta agli atti della vostra commissione?
VINCENZO PRESUTTO – VICEPRESIDENTE COMMISSIONE BICAMERALE FEDERALISMO
Assolutamente no.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Abbiamo chiesto anche al ministero dell’Economia, ma Fabrizia Lapecorella ci risponde di non averlo mai inviato e che, comunque, “se anche l’avessimo ritrovato” il documento sarebbe da considerarsi superato. L’ha perso anche lei, che dirige il MEF? Infine lo abbiamo chiesto a Giorgetti, il numero due della Lega, che allora presiedeva la commissione Bicamerale sul federalismo fiscale.
MANUELE BONACCORSI
Ne ha una copia per caso?
GIANCARLO GIORGETTI – PRESIDENTE COMMISSIONE BICAMERALE FEDERALISMO 2013-2018
Sarà agli atti.
MANUELE BONACCORSI
Dicono agli atti che non ce l’hanno.
GIANCARLO GIORGETTI – PRESIDENTE COMMISSIONE BICAMERALE FEDERALISMO 2013-2018
Mi sembra strano.
MANUELE BONACCORSI
Perché lei chiese anche di secretarlo quel documento, di tenerlo segreto; c’è il testo: “facciamo come in seduta segreta, come avviene in commissione antimafia, i dati probabilmente sarebbero scioccanti”. Ovviamente a noi viene la curiosità di vederlo, questo documento.
GIANCARLO GIORGETTI – PRESIDENTE COMMISSIONE BICAMERALE FEDERALISMO 2013-2018
Viene anche a me ma io non mi ricordo proprio questa roba qua.
MANUELE BONACCORSI
Lei dice in Commissione, in verbale, di averlo ricevuto, e dice: “ne faremo un uso discreto”. È passato qualche anno, ce lo può dare questo documento? Che sarebbe l’applicazione pedissequa della legge Calderoli.
GIANCARLO GIORGETTI – PRESIDENTE COMMISSIONE BICAMERALE FEDERALISMO 2013-2018
Cercheremo in archivio.
MANUELE BONACCORSI
Me lo fa sapere?
GIANCARLO GIORGETTI – PRESIDENTE COMMISSIONE BICAMERALE FEDERALISMO 2013-2018
Sì, sì sì.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
I dati hanno spaventato la commissione guidata da Giorgetti, che poi hanno nascosto, Report li ha ricostruiti in collaborazione Openpolis, la fondazione che da tempo si batte per la trasparenza nella pubblica amministrazione. Ecco, adesso vedremo i risultati di quanto ogni comune, ogni cittadino, avrebbe dovuto avere e non ha avuto dalla mancata applicazione della legge sul federalismo fiscale voluta da Calderoli. Il comune trattato peggio è Giugliano, in Campania, avrebbe dovuto avere 33 milioni di euro ogni anno e non li ha avuti. E ogni suo cittadino è stato privato di 271 euro a testa. Reggio Calabria ha ricevuto in meno 41milioni di euro, 229 euro ogni suo cittadino in meno. Crotone, non ha ricevuto 13 milioni di euro, 206 euro invece in meno ogni suo cittadino, Taranto 39milioni di euro in meno, 198 euro in meno a cittadino. Catanzaro avrebbe dovuto ricevere 15 milioni, non li ha ricevuti, 168 euro a testa per ogni suo cittadino. Bari meno 54 milioni, meno 166 euro a cittadino. Napoli meno 159 milioni, meno 165 euro a cittadino. Avrebbero dovuto averli. Poi ce ne sarebbe anche per i cittadini del Nord, un po’ meno, ma ci sono anche là: 91 euro a persona spettavano ad un cittadino a Torino, e oltre 70 per i cittadini milanesi e bolognesi. Poi invece ci sono quelli che hanno preso più del dovuto e dovrebbero restituire. Hanno ricevuto in più i cittadini di Lucca, Pavia, Viareggio, Pisa. Ecco tutti i risultati li troverete sul nostro sito, sono pubblicati lì. Questo è quanto avrebbero dovuto avere comuni e cittadini, se si fosse applicata compiutamente la legge sul federalismo fiscale voluta da Calderoli. E invece quale criterio è stato utilizzato? Hanno utilizzato un criterio, sostanzialmente, della spesa storica: cioè il fabbisogno standard è stato stabilito in base a “quanto hai speso, tanto ti do”. Ne è uscita fuori la visione capovolta di Robin Hood, ma non applicare i LEP significa non solo non applicare la legge, ma condannare a una maledizione storica un territorio, un amministratore anche virtuoso gli impedisci sostanzialmente di offrire un servizio al suo cittadino, di offrire istruzione, assistenza ai più deboli, generare lavoro. Chi ha stabilito questi criteri è una società pubblica e sono stati in qualche modo autorizzati dal consigliere economico di Renzi. E i criteri sono stati mascherati dietro un tecnicismo inglese, dummy, in nomen omen, tradotto significa stupido, pagliaccio e infatti ha partorito dei criteri che sfiorano il razzismo. Così ha girato il federalismo fiscale in Italia. Adesso invece, andiamo a vedere come gira la richiesta di autonomia nelle regioni; il nostro Manuele Bonaccorsi è andato all’asilo.
ANNAMARIA PALMIERI – ASSESSORA ISTRUZIONE COMUNE DI NAPOLI
Questo è l’asilo nido pubblico Piazzi che abbiamo realizzato con i fondi del Piano di Azione e Coesione.
MANUELE BONACCORSI
Solo che questo asilo in questo momento è vuoto. Che succede?
ANNAMARIA PALMIERI – ASSESSORA ISTRUZIONE COMUNE DI NAPOLI
Lo vedi vuoto, perché lo vedi vuoto? Perché, i fondi europei sono finiti. Ci vogliono i fondi ordinari per poterlo gestire e per poterlo lasciare all’utenza per tutti gli anni a venire.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Ma il comune di Napoli non ha i soldi in bilancio. E l’asilo ha riaperto solo quando sono arrivati i soldi dal Ministero dell’Istruzione, che ha varato un fondo speciale di 230 milioni di euro, proprio con lo scopo di ridurre il gap in asili nido. Ma il sistema è sempre lo stesso.
ANNAMARIA PALMIERI – ASSESSORA ISTRUZIONE COMUNE DI NAPOLI
Uno degli indicatori che è stato utilizzato nel riparto è stato: quanti servizi educativi già avevi.
MANUELE BONACCORSI
Con questo criterio posso immaginare che l’Emilia Romagna abbia preso più fondi, quanto ha preso?
ANNAMARIA PALMIERI – ASSESSORA ISTRUZIONE COMUNE DI NAPOLI
Ha avuto 20 milioni di euro, sia il primo che il secondo anno.
MANUELE BONACCORSI
Voi quanto avete preso, invece, in Campania?
ANNAMARIA PALMIERI – ASSESSORA ISTRUZIONE COMUNE DI NAPOLI
Tredici milioni di euro il primo anno e 20 milioni il secondo.
MANUELE BONACCORSI
Pur avendo quasi un milione di abitanti in più.
ANNAMARIA PALMIERI – ASSESSORA ISTRUZIONE COMUNE DI NAPOLI
La cosa fondamentale: abbiamo molti più bambini.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Quindi i fondi per aprire nuovi asili vanno a chi gli asili già ce li ha. A San Lazzaro, in provincia di Bologna, li hanno usati così.
ISABELLA CONTI – SINDACA SAN LAZZARO DI SAVENA (BOLOGNA)
Allora, questo è stato il primo nido interamente gratuito, a prescindere dal reddito, dal 2018.
MANUELE BONACCORSI
Il primo nido gratuito in Italia, probabilmente.
ISABELLA CONTI – SINDACA SAN LAZZARO DI SAVENA (BOLOGNA)
In Italia.
MANUELE BONACCORSI
Chiunque entri qui, qualsiasi sia il suo reddito, non paga niente.
ISABELLA CONTI – SINDACA SAN LAZZARO DI SAVENA (BOLOGNA)
Esatto. Questa…
MANUELE BONACCORSI
E quanto vi costa?
ISABELLA CONTI – SINDACA SAN LAZZARO DI SAVENA (BOLOGNA)
Circa due milioni e mezzo l’anno a bilancio. Come li abbiamo trovati? Grazie a un investimento che ha fatto la regione Emilia Romagna.
MANUELE BONACCORSI
Cosa ne pensa del fatto che ci siano parti d’Italia in cui gli asili proprio non ci sono mentre lei li dà gratuiti; non si sente un po’ privilegiata, fortunata?
ISABELLA CONTI – SINDACA SAN LAZZARO DI SAVENA (BOLOGNA)
Nella maniera più assoluta, assolutamente sì.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
C’è la buona amministrazione, certo. Ma poi lo Stato ci mette qualche milione, la Regione copre il resto e ciò che altrove in Italia è un lusso qui a San Lazzaro diventa gratuito. L’autonomia differenziata, richiesta dalle tre regioni più ricche, rischia di ampliare queste differenze?
FRANCESCO BOCCIA – MINISTRO AFFARI REGIONALI E AUTONOMIE
Noi portiamo a termine il processo di autonomia differenziata se diventa una lotta senza quartiere alle diseguaglianze. Ci è stato detto: dateci le materie, dateci i soldi e poi ce la vediamo noi. Io dico no. Facciamo subito i livelli essenziali delle prestazioni, tradotto: asili nido, scuole, scuole a tempo pieno, infrastrutture, servizi alla persona, servizi a domanda individuale. Decidiamo ora cosa bisogna garantire a tutti gli italiani e allineiamo le esigenze degli italiani agli standard del paese. E questo deve farlo lo Stato.
MANUELE BONACCORSI
Ci vogliono miliardi e miliardi non saprei stimarlo?
FRANCESCO BOCCIA – MINISTRO AFFARI REGIONALI E AUTONOMIE
Esatto, è arrivato, siamo arrivati insieme.
MANUELE BONACCORSI
Perfetto, ma ce li avete miliardi e miliardi?
FRANCESCO BOCCIA – MINISTRO AFFARI REGIONALI E AUTONOMIE
Ci sono, dobbiamo decidere tutti insieme se questa, cioè la lotta alle diseguaglianze è
la priorità della priorità.
MICHELE EMILIANO – PRESIDENTE REGIONE PUGLIA
È la legge sul federalismo fiscale…
MANUELE BONACCORSI
Calderoli?
MICHELE EMILIANO – PRESIDENTE REGIONE PUGLIA
Ecco… che prevede questa procedura. Quindi… Ed è la logica. Secondo lei perché è lì da dieci anni e nessuno la ha applicata questa norma? Perché improvvisamente si sono accorti – io me ne accorsi da sindaco di Bari – che a me i soldi me li avrebbero dovuti aumentare. Non so se però a questo punto i presidenti della Lombardia e del Veneto sarebbero ancora così entusiasti dell’autonomia rafforzata.
MANUELE BONACCORSI
Se si stabiliscono i LEP lei non crede che possa esserci un trasferimento di risorse dal nord al sud, perché al sud hanno meno risorse?
LUCA ZAIA – PRESIDENTE REGIONE VENETO
Ma no, guardi se si stabiliscono i LEP e si deciderà che questo è necessario va così.
MANUELE BONACCORSI
Altro che residuo fiscale, deve dare più soldi al Sud…
LUCA ZAIA – PRESIDENTE REGIONE VENETO
No guardi… Questa è una sfida che noi cogliamo. Se fossi certo che vengono investiti bene è un vantaggio per noi; ma che senso ha? In un paese federale non c’è nessun vantaggio ad avere una comunità che va male, perché pagano tutti.
ROBERTO MARONI – PRESIDENTE REGIONE LOMBARDIA 2013-2018
L’obiettivo è prendere più risorse, certo… Qual è il problema? Io non voglio più competenze e meno risorse. Io voglio più competenze e più risorse, non perché ci sono più cose da fare, ma perché noi siamo più virtuosi di altre regioni.
MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO
Qualche anno fa, in effetti, sulle virtù dei governatori la si pensava diversamente. Tra il 2010 e il 2015 una serie di scandali colpisce gli enti regionali.
DA VARI TG
Formigoni condannato a sei anni di carcere, interdizione dai pubblici uffici. L’ex ministro degli interni Roberto Maroni è stato condannato a un anno di reclusione. Una richiesta di arresto per Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto. Appalti truccati e tangenti nella sanità, in manette il vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani.
RAFFAELE CANTONE –PRESIDENTE AUTORITÀ NAZIONALE ANTICORRUZIONE 2014-2019
Ho sempre che anzi la riforma del Titolo V, fosse stata una delle riforma più criminogene del paese. Spesso ovviamente, i centri diciamo locali sono quelli caratterizzati da una maggiore anche pervasività degli interessi della politica rispetto a fenomeni di carattere clientelare. Uno degli effetti del federalismo regionale è stato certamente lo spostamento significativo dei fatti corruttivi dal centro alla periferia.
MANUELE BONACCORSI
Se qualcuno avesse proposto un aumento del potere delle regioni sei o sette anni fa probabilmente lo avrebbero preso per pazzo. Siamo sicuri che le Regioni siano più efficienti?
ATTILIO FONTANA – PRESIDENTE REGIONE LOMBARDIA
Sull’efficienza non ci sono dubbi, lo dicono i dati. Io credo che una riforma istituzionale non si debba decidere di applicare o meno sulla base del fatto che esista una indagine giudiziaria o meno.
MANUELE BONACCORSI
In Lombardia non sono mancati gli scandali nel settore della sanità, proprio il vostro modello che è incentrato su una forte presenza del privato, nell’accreditamento ha
creato non pochi problemi.
ATTILIO FONTANA – PRESIDENTE REGIONE LOMBARDIA
E comunque i problemi non nascono dall’accreditamento, ma nascono dal fatto che ci sia qualcuno che è un po’ mariolo.
MANUELE BONACCORSI
Lei l’otto ha una sentenza: sotto processo per induzione indebita e turbata libertà del contraente. L’accusa è che avrebbe favorito delle sue collaboratrici per incarichi pubblici, ma noi le auguriamo di essere assolto. Io le voglio fare soltanto un elenco veloce: il suo vicepresidente Mantovani è stato condannato per corruzione e concussione e turbativa
d’asta.
ROBERTO MARONI – PRESIDENTE REGIONE LOMBARDIA 2013-2018
Va bene, questo non c’entra con l’autonomia, abbia pazienza.
MANUELE BONACCORSI
No, c’entra. Formigoni, sta scontando cinque anni e dieci mesi per corruzione.
ROBERTO MARONI – PRESIDENTE REGIONE LOMBARDIA 2013-2018
Va bene, ok, grazie, arrivederci.
MANUELE BONACCORSI
Più le inchieste sulla sanità, no, no presidente…
ROBERTO MARONI – EX PRESIDENTE REGIONE LOMBARDIA
Ma sì, ma scusi.
MANUELE BONACCORSI
No, guardi la domanda è politica: è sicuro che la Lombardia possa essere un esempio?
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
Chiedono l’autonomia in nome dell’efficienza. La chiedono Veneto e Lombardia, i cui vertici politici passati sono stati azzerati dalla magistratura. Basta alzare lo sguardo e hai davanti il Mose, il simbolo nazionale dell’inefficienza, dello spreco, della corruzione. Cinque miliardi di euro bruciati in tangenti, un’opera pubblica che forse non entrerà mai in funzione. Poi c’è lo scandalo dell’Expo, alla base dell’istituzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Gli scandali nella sanità, fiore all’occhiello di Lombardia e Veneto. Se vogliamo veramente cominciare a contrastare lo spreco e la corruzione cominciamo per esempio a recuperare quel miliardo e oltre di euro in danno erariale quantificato dalla Corte dei Conti negli ultimi tre anni. Sono riusciti a recuperare solo, appena, 300 milioni.
E poi col portare a termine quei processi dove sono imputati oltre duecento amministratori pubblici prima che scatti la mannaia della prescrizione. Poi se si volesse ragionare in maniera seria sulle proposte di autonomia allora, bisogna partire da un concetto: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Il Ministro per gli affari regionali e le autonomie Boccia ha detto ai nostri microfoni: voglio rimettere mano ai LEP; ecco, sarebbe cosa giusta garantire i livelli essenziali delle prestazioni. Poi se venissero applicate consentirebbero anche a loro volta l’applicazione dell’articolo 120 della Costituzione che prevede che se un amministratore, a fronte di tutte le risorse dovute, ricevute, non garantisce i servizi essenziali a un cittadino, lo Stato può commissariarlo e quindi i LEP garantirebbero di liberarsi anche dagli incapaci, cosa di non poco conto. E invece per far tutto questo bisognerebbe avere delle risorse che in finanziaria al momento non ci sono. E la direzione è quella che si rischia di andare verso un paese più spaccato.

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