Antonio Esposito. Tasse. Nel nome della Costituzione il governo mette a punto un piano di guerra agli evasori

Antonio Esposito. Tasse.  Nel nome della Costituzione il governo mette a punto un piano di guerra agli evasori

Il Presidente del Consiglio, l’avv. Giuseppe Conte, ci sta abituando a “slogan” tanto suggestivi quanto inutili e privi di significato. Iniziò lo scorso anno quando, diventato premier di un governo M5S-Lega, annunciò, enfaticamente, che sarebbe stato “l’avvocato del popolo”, “l’avvocato di tutti gli italiani”. Nessuno ha mai capito che cosa volesse dire. In seguito – dopo aver più volte pontificato che il governo M5S-Lega rappresentava un “cambiamento epocale” – affermò che, a seguito delle riforme varate dal governo da lui presieduto, vi sarebbe stato, nel 2019, “un boom economico”. In realtà, la situazione economica è peggiorata, la produzione e gli investimenti sono fermi, e vi è stato un ulteriore aumento del debito pubblico di oltre 30 miliardi di euro. Riconfermato presidente del Consiglio di un nuovo governo M5S-PD (quest’ultimo, partito su posizioni antitetiche alla Lega), l’avv. Conte ha parlato di un nuovo “fatto epocale” costituito da “un patto con gli italiani onesti”, per sconfiggere l’evasione fiscale. Si tratta di un ennesimo “slogan” di nessun valore e significato pratico perché non si comprende che patto si possa stipulare con “gli italiani onesti” dal momento che questi ultimi sono quelli che le tasse le pagano puntualmente e integralmente. Si tratta, quindi, di uno “slogan” che lascia il tempo che trova ed è prevedibile che l’avv. Conte non sia dissimile da altri politici, quali l’ex presidente del Consiglio Renzi e del capo politico dei 5Stelle Di Maio (che ogni giorno proclamava la lotta agli evasori fiscali) i quali dichiarano continuamente di voler il benessere degli italiani; eppure, nessuno di costoro, pur avendo occupato le “poltrone” del comando, ha mai mosso un dito per combattere l’evasione fiscale il cui ammontare si aggira, ogni anno, sui 100-120 miliardi (la media degli ultimi tre anni è di 109) che, se riscossi, basterebbero da soli a risanare l’economia italiana con – allora sì – effettivo benessere per i cittadini evitando così quella odiosa, indegna situazione per cui l’80% delle tasse e, quindi, dell’introito dello Stato, è sopportato dai percettori del reddito fisso (che pagano imposte con aliquote altissime) e solo il 20% da industriali, imprenditori, lavoratori a reddito autonomo. L’Italia è, come è noto, il Paese – maglia nera in Europa – dove ogni 12 mesi circa 120 miliardi di euro sfuggono al fisco, sottratti alla collettività da un esercito di evasori e, quello che è più grave, senza colpo ferire. Lo scandalo maggiore è la propensione ad evadere l’IRPEF da parte di imprese e lavoratori autonomi che ha raggiunto un impressionante 67% (su 100 € da pagare, se ne evadono 67). Ora, la lotta all’evasione deve essere l’obiettivo primario di ogni forza politica perché essa crea innanzitutto danni ai contribuenti onesti aggirando il principio di equità sociale di progressività della tassazione previsto dall’art. 53 della Costituzione ed impedendo di ridurre il cuneo fiscale.

Un danno macroeconomico allo Stato, alla collettività, limita le risorse per la spesa pubblica

Crea, inoltre, un danno macroeconomico allo Stato, alla collettività con effetti negativi anche gravi quali il peggioramento della qualità dei servizi pubblici e della P.A. per diminuzione delle uscite, il che significa che lo Stato deve limitare le risorse sulla spesa pubblica quali Sanità, Istruzione, Trasporti e Welfare e non ha le risorse che servono per rimediare al dissesto idrogeologico e mettere in sicurezza le scuole italiane; inoltre, si diminuiscono i fondi disponibili per finanziare la crescita economica. Ed allora, una seria ed effettiva politica di lotta all’evasione fiscale deve prevedere: a) l’eliminazione delle soglie di non punibilità; b) un severo inasprimento delle attuali pene (che oggi vanno da 1 e sei mesi a 6 anni di reclusione, con breve termine di prescrizione che hanno determinato l’estinzione della maggior parte dei procedimenti per frode fiscale) con un minimo di 4 anni ad un massimo di 12 anni; b) un consistente aumento degli organici dell’agenzia delle entrate e della guardia di finanza che renda possibile sistematiche, periodiche verifiche (controlli a tappeto, continui, a lungo termine), oltre che su imprenditori e commercianti, su studi professionali (avvocati, medici, commercialisti, ingegneri, architetti, ecc.), anche mediante l’utilizzo di agenti in borghese per accertare l’avvenuta emissione (o meno) di ricevute fiscali e fatture.

Non basta la limitazione del contante. Occorre colpire i veri ricchi, possessori di faraoniche ville

E se, poi, la lotta all’evasione – che dovrebbe, in primo luogo, riguardare severi e continui controlli su proprietari o possessori di faraoniche residenze e ville (si pensi alla costa “Smeralda” in Sardegna, alla costiera ligure, Portofino, Capri, Venezia, ecc.), con yacht e imbarcazioni di lusso (se ne contano a migliaia nei porti del Paese) e con potenti berline – si risolve nella limitazione del contante, essa non servirà a nulla perché si continuerà sempre a pagare in nero i lavoratori ad ore, giardinieri, idraulici, meccanici, carrozzieri, ecc., e negli studi professionali sarà sicuramente ancora in voga il sistema, da molti utilizzato, di pagamento metà in nero e metà tracciabile, e ciò fino a quando l’IVA (con la sua altissima aliquota) sarà a carico del fruitore finale di beni e servizi.

Ed allora, “i governi del cambiamento” invocati prima da Renzi e, poi, dal Di Maio e dal Conte, avrebbero dovuto (e dovrebbero) porre in essere una lotta senza quartiere agli evasori fiscali. Viceversa, uno dei primi provvedimenti del precedente governo M5S-Lega è stato, come è noto, quello di approvare, ancora una volta, un condono fiscale – quanto di più diseducativo e deleterio ci possa essere per la società – affermando, senza pudore, che veniva adottato per assicurare la “pace fiscale” tra lo Stato ed il contribuente: un’autentica vergogna in un Paese di evasori fiscali che ci colloca negativamente al primo posto in Europa.

Parlare, ipocritamente, di “pace fiscale”, di “pacificazione tra lo Stato e i cittadini”, di “patto con gli italiani onesti”, di lotta all’evasione fiscale con il palliativo della riduzione del contante in un Paese di evasori, maglia nera in Europa, significa fare torto all’intelligenza dei contribuenti onesti e significa far finta di ignorare che proprio questa massa enorme di denaro sottratta ogni anno allo Stato, è la causa prima di povertà, disuguaglianza sociale e fiscale, di grave discriminazione tra i contribuenti, in ultima analisi, del disastro economico in cui versa questo Paese che vedrebbe sanati i suoi problemi economici se i governi, anziché attuare condoni in nome della “pace fiscale”, ponessero in essere, come dovrebbe avvenire in uno Stato degno di questo nome, una guerra senza quartiere agli evasori.

*Già Presidente titolare di sezione della Corte di Cassazione

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