Il 26 maggio si vota per le elezioni regionali in Piemonte e per eleggere sindaci e consiglieri in circa 3800 Comuni

Il 26 maggio si vota per le elezioni regionali in Piemonte e per eleggere sindaci e consiglieri in circa 3800 Comuni

Domenica 26 maggio i piemontesi sono chiamati a votare, oltre che per le Europee, anche per le elezioni regionali. Mai un voto regionale ha inciso così tanto a livello nazionale come quello piemontese: da una parte il centrodestra, Lega in primis, che punta a realizzare la macroregione del Nord di colore verde-azzurro (insieme a Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Liguria). Dall’altra il centrosinistra, e quindi il Pd, che cerca di tenersi stretta l’ultima roccaforte Dem. Il risultato delle urne peserà dunque sugli equilibri nazionali, con un Movimento 5 Stelle pronto – secondo rumors piemontesi- a strizzare l’occhio al Pd per non vedere crescere troppo l’alleato di governo. E se, cinque mesi fa il governatore uscente, Sergio Chiamparino, era dato per spacciato, le tensioni del governo, alcune posizioni ambigue assunte dalla Lega (come quella sulla Tav) e le ultime vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni esponenti del centrodestra hanno portato l’ex sindaco di Torino molto vicino all’avversario Alberto Cirio, nome imposto da Forza Italia. Sarà dunque testa a testa, stando agli ultimi sondaggi. Ma, e c’è un ma, è impossibile non considerare la geografia piemontese. Perché Torino, in cui gran parte dei cittadini chiamano Chiamparino ‘sindaco’ ancora a distanza di 10 anni, non è il Piemonte. Perché di Piemonte ne esistono due. La prima circoscrizione copre la provincia del capoluogo, la seconda tutte le altre. All’incirca due milioni di elettori per entrambe, con propensioni di voto storicamente opposte. Da sempre, più ci si allontana dalla cintura torinese più la percentuale di preferenze della Lega cresce in maniera esponenziale, fino a toccare cifre mai viste, soprattutto nell’area del cuneese. Toccherà ancora una volta a città come Asti e Alessandria spostare gli equilibri. In questi mesi, comunque, la campagna elettorale è stata piatta, in pieno stile ‘sabaudo’, come hanno voluto i due principali contendenti di Piazza Castello. Quattro i candidati governatore: il presidente uscente Sergio Chiamparino per il centrosinistra, Alberto Cirio per il centrodestra, Giorgio Bertola per il Movimento 5 Stelle e Valter Boero per il Popolo della Famiglia.

Si voterà in circa 3800 Comuni, per il sindaco e i consigli comunali

Nella sfida amministrativa del 26 maggio – con quasi 17 milioni di italiani chiamati alle urne per l’elezione del sindaco e per il rinnovo dei consigli Comunali – lo schieramento che ha “più da perdere” è quello del Pd, mentre per la Lega la tornata locale potrebbe rivelarsi “comunque un successo” rispetto a cinque anni fa e per il Movimento 5 Stelle si prospetta un orizzonte “incerto”. È quanto emerge da un’analisi dell’Istituto Cattaneo sugli scenari elettorali nei 3.782 comuni al voto domenica. Il Partito democratico controlla attualmente i due terzi dei comuni superiori ai 15mila abitanti al voto – rileva l’istituto bolognese sulla base di dati del Viminale – e quindi per “un risultato soddisfacente” dovrà riuscire a confermarsi in almeno una parte dei comuni e strappare qualche amministrazione a forze politiche concorrenti. Tuttavia, “visti gli attuali rapporti di forza tra i partiti, si tratta di un’impresa complicata”. Diverse le prospettive per Lega e Movimento 5 Stelle. “Per il partito di Salvini, se le attuali intenzioni di voto saranno confermate, le elezioni amministrative potrebbero rivelarsi comunque un successo” rispetto a cinque anni fa. “Dopo il relativo successo alle politiche dell’anno scorso e, soprattutto, sull’onda di un’esperienza di governo”, la Lega “potrebbe aumentare i suoi consensi in modo omogeneo”. “Più incerto e complesso” lo scenario per i pentastellati, alla luce delle “debolezze strutturali” del M5S a livello amministrativo e della “esperienza di governo” con “contestuale crescita nelle intenzioni di voto registrata a favore della Lega”. Il M5s “potrebbe subire una contrazione dei consensi” diventando comunque decisivo nei comuni dove sarà necessario andare al ballottaggio.

In Emilia Romagna, Toscana e a Bari le sfide politicamente più rilevanti di questa tornata amministrativa

Alle urne sono chiamati oltre 2 milioni di emiliano-romagnoli. Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Forlì e Cesena: le principali città potenzialmente contendibili, attualmente amministrate dal centrosinistra, su cui si concentra la ‘battaglia’ elettorale degli ultimi giorni. Lo testimoniano le recenti visite in Emilia del leader della Lega Matteo Salvini che soffia sulla carovana del cambiamento, da una parte, e del segretario del Pd, Nicola Zingaretti pronto invece a marcare il territorio, dall’altra. A fronteggiarsi, dunque, nei comuni capoluoghi di provincia due blocchi, centro destra e centro sinistra ‘forti’ di alleanze larghe poiché hanno ‘imbarcato’, entrambi, anche liste civiche per consolidare la presa sul territorio e per allargare il cerchio del possibile consenso. A sparigliare le carte potrebbe essere il Movimento 5 Stelle che, come da tradizione, si è presentato da solo. Se la scelta rappresenti o meno un ‘boomerang’ lo diranno le urne. Intanto, comunque, brucia ancora agli ‘avversari’ politici la storica sconfitta di Imola, quando nel giugno scorso, la città da sempre governata dalla sinistra passò ai 5Stelle (anche se ora dopo poco meno di 12 mesi la giunta traballa) con la vittoria al ballottaggio di Manuela Sangiorgi. A Reggio Emilia tenta il bis il sindaco uscente Luca Vecchi (Pd) appoggiato da altre 5 liste alleate. A sfidarlo il fotografo Roberto Salati candidato del centrodestra e Rossella Ognibene per i 5 Stelle. Schema simile anche a Modena dove si è candidato per un secondo mandato il sindaco Dem, Gian Carlo Muzzarelli, sostenuto anche da altre 4 liste. Principale sfidante è il commercialista Stefano Prampolini (Lega, Forza Italia, Fdi, e una lista civica) rappresentante del centrodestra . I 5 Stelle hanno candidato Andrea Giordani. Dopo i due mandati di Tiziano Tagliani a Ferrara, il Pd candida l’assessore uscente Aldo Modonesi. Per il centro destra ci sarà il capogruppo della Lega in Regione, Alan Fabbri uomo ‘forte’ del Carroccio e già sindaco di Bondeno. Per i 5 Stelle in campo Tommaso Mantovani, professore di storia e filosofia. A Forlì, dopo la rinuncia di Davide Drei, sindaco uscente, il Pd ha puntato sull’ex giudice del Consiglio di Stato, Giorgio Calderoni affiancato da tre liste civiche. Suo principale sfidante sarà Gian Luca Zattini, sindaco uscente di Meldola sostenuto da tutto il centro destra e da due liste civiche. Daniele Vergini, informatico e consigliere comunale uscente, è il candidato del Movimento 5 Stelle. Infine, a Cesena dopo due vittorie al primo turno del sindaco uscente Dem Paolo Lucchi, sarà Enzo Lattuca a rappresentare la coalizione di centro sinistra. Candidato civico sostenuto da Lega, Fi, e Fdi, è Andrea Rossi mentre i 5 Stelle presentano il medico Claudio Capponcini, consigliere comunale uscente.

L’assalto della Lega alle roccaforti rosse della Toscana. Sarà questo l’altro filo conduttore, oltre a quello emiliano, delle prossime elezioni amministrative in quella che fino a qualche anno fa era storicamente considerata una delle regioni “inespugnabili” per il centrosinistra. Si voterà innanzitutto a Firenze, il capoluogo da cui aveva preso il volo Matteo Renzi diventando prima segretario nazionale del Pd e poi presidente del Consiglio, e che nell’ultima legislatura è stato amministrato dal ricandidato Dario Nardella. A sfidarlo dallo schieramento del centrodestra sarà Ubaldo Bocci, presidente nazionale della Fondazione Unitalsi. Per il Movimento 5 Stelle, invece, il candidato sarà Roberto De Blasi. Antonella Bundu è la sola donna in corsa, sostenuta da una coalizione della sinistra unita che vede insieme SI, Pap e la lista civica Firenze città aperta.

Sfida dall’esito tutt’altro che deciso anche nella vicina Prato, seconda città della Toscana per popolazione, dove si voterà per eleggere il prossimo sindaco con Matteo Biffoni (Pd), attuale primo cittadino, che correrà per un secondo mandato. A sfidarlo sarà il leghista Daniele Spada, sostenuto anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia, che spera di cavalcare l’onda lunga del centrodestra che alle politiche di un anno fa ha raccolto il 34% dei consensi (contro il 33% del centrosinistra). Carmine Maioriello sarà invece il candidato del Movimento 5 Stelle. Occhi puntati sul Movimento 5 Stelle, invece, a Livorno. Qui si vota infatti dopo cinque anni di amministrazione pentastellata e per i grillini si tratta dunque di un banco di prova particolarmente significativo, visto che la città labronica è stata la prima importante piazza toscana strappata alla sinistra (poi è seguita anche Carrara). A correre, però, non sarà il sindaco uscente Filippo Nogarin che ha deciso di candidarsi per il Parlamento europeo. A tentare una seconda scalata grillina sarà infatti l’attuale vicesindaco Stella Sorgente. A contrastarla saranno Luca Salvetti, che cercherà di riconquistare Livorno e riportarla nello storico alveo del centrosinistra, e Andrea Romiti, candidato di Fratelli d’Italia ma che avrà l’appoggio di tutto il centrodestra.

A Bari i candidati allo scranno più alto di Palazzo di città sono sei. Si tratta di Antonio Decaro per il centrosinistra, Pasquale Di Rella per il centrodestra, Elisabetta Pani del M5S, Sabino De Razza (Baricittàperta), Irma Melini di ‘Irma Melini x Bari’ e Francesco Corallo (Pensionati e invalidi, giovani insieme). Le liste presentate sono 24, più di ottocento i candidati per il Consiglio comunale e oltre 1300 nei cinque municipi cittadini. Decaro, sindaco uscente e presidente nazionale dell’Anci, è appoggiato da 11 liste. A sostenere Di Rella – vincitore delle primarie indette nel febbraio scorso dai partiti di centrodestra e fino allo scorso anno presidente del Consiglio comunale eletto col sostegno del Pd – sono Forza Italia, Fratelli d’Italia – Sovranisti e conservatori, Lega. Sabino De Razza è sostenuto dalla lista ‘Baricittàperta’ che ha candidati al Comune di Bari e in quattro dei cinque municipi: non si presenta in quello di Santo Spirito – Palese.

La curiosità: sindaco cercasi disperatamente. In nove Comuni, sui circa 3.800 enti chiamati alle urne domenica per eleggere primo cittadino e consiglieri, non si voterà alle comunali per un motivo molto semplice: nessuno si è presentato. Cinque di questi Comuni sono in Lombardia: Campione d’Italia e Plesio, in provincia di Como, e Colere, Oneta e Valleve, in provincia di Bergamo. Altri tre Comuni sono in Piemonte: Frassinello Monferrato, in provincia di Alessandria, Moncucco, in provincia di Asti, e Garbagna Novarese, in provincia di Novara. Infine, elezioni saltate per l’assenza di candidati a Monteciccardo, in provincia di Pesaro-Urbino.

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